La Rivoluzione Digitale

24 02 2008

Nel 1954, quando l’energia nucleare era ancora ai suoi inizi, Lewis Strauss, allora Presidente della Commissione per l’Energia Atomica, affermò che il mondo stava per entrare in un’epoca in cui la produzione di energia elettrica sarebbe stata “too cheap to meter”, ovvero così a buon mercato che non sarebbe nemmeno valsa la pena farla pagare agli utenti. A quel tempo la costruzione di reattori nucleari era in grande espansione ed il momento di entusiasmo aveva spinto Lewis Strauss a rilasciare una dichiarazione che, alla fine, risultò un po’ troppo avventata.

Ma cosa sarebbe successo se l’energia elettrica fosse diventata davvero così diffusa e così economica da risultare virtualmente gratuita per tutta la popolazione?
Sicuramente vivremmo in un mondo diverso. Probabilmente le centrali a carbone non esisterebbero, verosimilmente anche le nostre auto, e tutti i mezzi di trasporto che oggi conosciamo, funzionerebbero ad energia elettrica, così come i termosifoni delle nostre abitazioni ed i fornelli delle nostre cucine. La parola “riscaldamento globale” non avrebbe alcun significato, Kyoto sarebbe un città sconosciuta ai più, i film catastrofisti come “The Day After Tomorrow” non avrebbero mai visto la luce ed Al Gore non avrebbe mai vinto il premio Nobel per la pace.

Una lampadina

Ovviamente si tratta di supposizioni, semplici fantasticherie. Ma esiste un settore in cui la previsione di Strauss si è avverata in pieno, ed in cui tale rivoluzione è in atto da tempo. Mi riferisco ovviamente al comparto delle tecnologie digitali che, come non è più avvenuto in nessun altro comparto dell’attività umana, ha conosciuto un’evoluzione spaventosa , ovvero un incremento esponenziale della potenza di calcolo, della capacità di storage, e dell’ampiezza di banda a cui è corrisposta, allo stesso tempo, una riduzione drastica dei costi, sempre più prossimi a quel “too cheap to meter” che Strauss paventò negli anni ‘50 per l’energia elettrica.

Gordon Moore, co-fondatore di Intel, la più importante azienda produttrice di processori del mondo, aveva previsto tale incremento tecnologico in un’epoca non molto lontana rispetto a quella in cui Strauss tentò la sua profezia: era infatti il 1965 quando Moore formulò la famosa legge secondo cui le prestazioni dei microprocessori sarebbero raddoppiate ogni 18 mesi.
Moore ha azzeccato in pieno le sue previsioni. Nel 1993 Intel lanciò il processore Pentium, il primo modello aveva una frequenza di clock pari a 60Mhz, gli attuali processori di punta prodotti da Intel hanno invece frequenze di clock superiori ai 3Ghz e potenze di calcolo nemmeno lontanamente paragonabili a quelle dei loro antenati. Ciò che forse Moore non aveva previsto era un tale livellamento dei costi.

Potenza di Calcolo

Il primo cambiamento: la potenza di calcolo.

La potenza di calcolo ha prodotto il primo drastico cambiamento nella nostra società. Quando la potenza di calcolo era estremamente limitata ogni ciclo di clock era fondamentale, ogni processo doveva essere ottimizzato al massimo. L’incremento della potenza computazionale dei calcolatori elettronici ha, al contrario, consentito ai programmatori di preoccuparsi di altri aspetti, ed ha dato il via a quella che oggi viene definita “informatica personale”.

L’uomo che per primo riuscì ad intuire la necessità di sfruttare la potenza di calcolo in eccesso per costruire applicazioni che semplificassero l’interazione uomo/computer fu Alan Kay, allora dipendente del centro di Ricerca della Xerox di Palo Alto. Allo scienziato americano dobbiamo l’invenzione della programmazione orientata agli oggetti (con il linguaggio Smalltalk) e, soprattutto, la progettazione e la realizzazione della prima interfaccia grafica.
Grazie a lui gli utenti iniziarono ad interagire con un computer manipolando graficamente degli oggetti, invece di dover imparare lunghe e complesse sequenze di comandi da impartire con la tastiera. Il lavoro di Kay fu poi ripreso da Apple per la realizzazione del rivoluzionario (e fallimentare) “Lisa”, il primo Personal Computer dotato di GUI (Graphical User Interface); era il 1984 e proprio in quegli anni, grazie ad aziende come Commodore ed Apple nacque il “computer per le masse, non per le classi”, come amava sentenziare Jack Tramiel, fondatore di Commodore ed inventore di quello che ancora oggi è considerato il computer più venduto della storia: il Commodore 64.

Il commodore 64

L’invenzione dei primi word-processor ed il crollo dei costi delle stampanti resero desuete le macchine da scrivere, lentamente sparirono figure professionali come le dattilografe e le stenografe, i computer entrarono prepotentemente nelle redazioni dei giornali e negli uffici.

Il secondo cambiamento: la capacità di storage.

I primi “media” veramente semplici da utilizzare per l’immagazzinamento ed il trasferimento dei dati furono i floppy disk da 8 pollici, costosissimi ed in grado di memorizzare al massimo 128KB di dati, poi sostituiti dai floppy da 5 pollici (360KB) ed infine dal floppy disk da 3,5 pollici, in grado di memorizzare fino a 1.4 megabyte di dati. Ma la vera rivoluzione iniziò con l’introduzione degli hard-disk, la cui capacità di memorizzazione passò velocemente dai pochi megabyte dei primi modelli agli svariati gigabyte dei prodotti attuali, e continuò con l’invenzione dei CD-ROM e dei DVD masterizzabili.

L’aumentata capacità di storage ha comportato la lenta ed inesorabile fine degli archivi cartacei. Milioni di dati e transazioni iniziarono ad essere memorizzate in dispositivi di massa non più grandi di un libro. I cd non furono più soltanto ottimi media adatti ad ascoltare musica di qualità superiore, ma anche mezzi economici grazie ai quali registrare audio di buona qualità a costi bassissimi. Le audiocassette lentamente sparirono dal mercato, i giovani artisti cominciarono a sfruttare in modo sempre più massiccio i computer, sia per la produzione delle loro opere, sia per la diffusione delle stesse, attraverso cd-audio che potevano essere riprodotti in gran numero, in poco tempo, ed a costi bassissimi.

Il terzo cambiamento: la disponibilità di banda.

L’idea di trasmettere dati in forma digitale tra due computer posti ad enormi distanze fra loro nacque molto prima di internet. Era il 21 Novembre 1969 quando i progettisti di ARPANET riuscirono ad effettuare il primo collegamento tra due computer. Poi nacque internet, ma per molti anni il sistema di comunicazione digitale più diffuso furono le BBS ed il network Fidonet, che in Italia fu al centro del primo caso di azione legale a tutela del Copyright, con metodi che già allora, alla conclusione delle indagini, si rivelarono inconsulti ed esagerati, colpendo persone che con la pirateria informatica avevano ben poco a che fare.

Alcuni vecchi modem

In quell’epoca per comunicare si utilizzavano modem, spesso di grosse dimensioni, la cui velocità di trasmissione variava dai 2400baud dei primi modelli ai 9600 dei prodotti più veloci. Solo nel 1996 internet divenne un successo mondiale, ma era molto diversa dall’internet che attualmente conosciamo. Le connessioni avvenivano ancora su linee analogiche, ogni minuto di connessione aveva un costo, la maggior parte dei siti internet erano composti da solo testo e la stragrande maggioranza degli individui utilizzava internet solamente per scaricare la posta elettronica. La rivoluzione avvenne con la fibra ottica e, in Italia soprattutto, con le connessioni adsl; la potenza di banda crebbe esponenzialmente e questo cambiò radicalmente internet, e per certi versi anche la società che conosciamo.

Grazie ad internet è possibile comunicare, praticamente a costo zero e con supporti audio/video, con persone poste dall’altra parte del globo, è possibile acquistare prodotti senza muoversi da casa, oppure aprire un sito internet per comunicare le proprie idee a migliaia di persone che non si conoscono, ma soprattutto è possibile diffondere, con estrema facilità, informazioni in tempo reale ed a costo zero.

L’evoluzione non si ferma

In realtà i tre grandi cambiamenti descritti in quest’articolo non sono nettamente distinti e separati fra loro come, per semplificazione, ho voluto lasciar intendere e, soprattutto, sono ancora in atto ed in continua evoluzione.
L’enorme capacità di storage a bassissimo costo ha dato il via a servizi come Gmail di Google, il primo servizio email al mondo ad offrire una casella di posta elettronica da 1 Gigabyte, oppure a servizi web come Flickr, che mette a disposizione dei suoi iscritti uno spazio virtualmente illimitato in cui conservare e pubblicare le proprie fotografie digitali; l’enorme capacità di banda e le moderne tecnologie di P2P hanno consentito il lancio di servizi VOIP come Skype, grazie al quale è possibile telefonare dall’altra parte del globo pagando cifre assolutamente irrisorie. Ma è il connubio tra ampiezza di banda, capacità di storage e potenza di calcolo a produrre i servizi più innovativi, quelli che più di tutti stanno scuotendo le fondamenta dell’economia tradizionale.

Mi riferisco ad esempio ai formati di compressione dell’audio e dei video, più genericamente conosciuti con il nome degli algoritmi di compressione più utilizzati: mp3 e divX.

La potenza di calcolo consente la compressione, con scarsa perdita di qualità, dei tradizionali cd musicali e dei DVD-video. La capacità di banda, migliorata ulteriormente da tecnologie come il P2P, permette agli utenti internet di scaricare audio e video compressi con estrema semplicità ed in pochissimo tempo, infine la capacità di storage permette la memorizzazione di tali dati a costi prossimi allo zero. Aziende come Apple, ben prima delle case discografiche e dei produttori cinematografici, hanno intuito il trend, costruendo business milionari intorno a tali tecnologie; l’iPod di Apple è attualmente, in assoluto, il mezzo più diffuso per ascoltare musica, nel frattempo sul mercato vengono lanciati i primi dispositivi portatili, di dimensioni ridottissime, che si possono collegare ai televisori e che sostituiscono in tutto e per tutto i classici lettori DVD.

Lettori Mp3

Il cambiamento non risparmierà nemmeno il settore televisivo, aumentano infatti in modo esponenziale progetti per la creazione di piattaforme software in grado di supportare la TV on demand: canali televisivi trasmessi in streaming via internet, magari con l’ausilio di tecnologie P2P. Grazie alle potenzialità offerte da tali tecnologie sarà lo spettatore, e non i responsabili dei palinsesti televisivi, a scegliere cosa vedere e quando vederlo.

La reazione dell’economia tradizionale

Ogni grande invenzione, ogni grande cambiamento, comporta la fine di qualche mestiere o di interi comparti economici. La rivoluzione digitale, forse più di qualsiasi altro cambiamento epocale, ha avuto effetti devastanti sull’economia tradizionale, anche se il risultato di tali sconvolgimenti non è ancora del tutto evidente.
Finché a sparire sono stati piccoli mestieri come quelli del dattilografo o dello stenografo, oppure servizi ormai desueti come il telegramma, la reazione è stata blanda, ma quando il cambiamento introdotto dalla rivoluzione digitale ha iniziato ad intaccare gli interessi delle grandi aziende allora la reazione è diventata molto più pesante, forse anche un po’ ottusa.
La prima grande vittima della rivoluzione digitale è stata l’industria discografica. Le aziende discografiche hanno, fin dall’inizio, reagito furiosamente e ciecamente contro le nuove tecnologie digitali atte alla diffusione dei contenuti, i Presidenti di grandi colossi come Sony, Emi, Warner, invece di cogliere il cambiamento in atto e di sfruttarlo a loro favore, hanno deciso di dare battaglia, con ogni mezzo possibile, per porre freno alla diffusione digitale dei contenuti. Per raggiungere il loro improbabile obiettivo le Major hanno tentato varie strade: l’introduzione di leggi sul copyright sempre più severe, l’inserimento di sistemi anti copia nei media posti in distribuzione, l’avvio di azioni legali di massa contro gli utenti che scaricano musica via internet, la chiusura di servizi di P2P (il caso più famoso fu quello di Napster). I risultati, quale sia stata la strada intrapresa, sono stati totalmente disastrosi, tant’è che oggi, forse troppo tardi, alcune di queste multinazionali hanno deciso di fare marcia indietro, rivedendo le loro strategie commerciali.

Nel frattempo anche le grandi compagnie telefoniche cercano di reagire al danno economico causato dalla diffusione delle tecnologie VOIP, ed allo stesso modo le televisioni tradizionali tentano di arrestare l’inesorabile avanzata dei nuovi media digitali; la battaglia in questo caso è sulla neutralità della rete, i grandi media stanno cercando, con leggi apposite, di prendere il controllo di internet per poterne veicolare il contenuto a loro piacimento, proprio come ora avviene con i media tradizionali: giornali, radio, televisioni.Naturalmente la guerra intrapresa, almeno per ora, non ha sortito gli effetti desiderati, ed anzi ha probabilmente prodotto effetti negativi sull’immagine dell’industria tradizionale, che agli occhi dei cybernauti ha assunto connotati decisamente negativi.

Manifestazione a favore della Net Neutrality

Purtroppo i grandi cambiamenti non si possono fermare, si possono soltanto assecondare, anche perché con l’industria digitale e grazie alla rivoluzione del “too cheap to meter” sono nate moltissime aziende che, nel nuovo sistema economico prosperano e si arricchiscono e che quindi impediranno al vecchio sistema economico di fermare il cambiamento.
Aziende come Google, Yahoo, Ebay, Skype, Facebook, Myspace, hanno intuito che, grazie all’evoluzione delle tecnologie digitali, è possibile offrire ai propri clienti servizi completamente gratuiti, guadagnando su una piccola percentuale di abbonati ai servizi premium (che però su una scala di milioni di utenti sono comunque un numero altissimo) oppure grazie alla pubblicità, esattamente come hanno fatto per anni i media generalisti tradizionali, che però hanno costi di gestione enormemente più grandi rispetto alla Web Industry.

Grazie a queste brillanti intuizioni le grandi aziende nate sull’onda della rivoluzione digitale scalano le classifiche mondiali di ricchezza, ed oggi producono utili elevatissimi, fornendo però ai propri clienti servizi che all’apparenza non costano assolutamente nulla. Il nuovo sistema economico, come già teorizzato dal giurista americano Lawrence Lessig, richiede nuovi sistemi di gestione del copyright e di tutela dei contenuti, ma questo, magari insieme ad un’analisi impietosa del mercato tecnologico italiano, saranno oggetto di future analisi.

In contemporanea con Doxaliber.

Di doxaliber


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