Verso un mondo post Stati Nazionali: il Trattato di Lisbona e la prospettiva Bloomberg

3 03 2008

25 febbraio 2008 – La crisi presente è di natura epocale, spiega LaRouche, tanto da trovare un precedente solo nella gravissima crisi del XIV secolo, in cui l’Europa medievale fu devastata dalla Grande Peste, dallo scoppio della Guerra dei Cent’anni e dal crollo del sistema finanziario dei banchieri lombardi. Circa la metà della popolazione europea fu distrutta nel giro di qualche generazione e una ripresa si verificò soltanto in epoca rinascimentale, con l’affermazione degli Stati Nazionali in Francia e in Inghilterra, che instaurò un ordine in cui emersero le alternative all’usura ed alla guerra perpetua, gli strumenti ai quali il sistema veneziano e della rendita doveva la supremazia esercitata in epoca medievale.


Oggi LaRouche denuncia le forze oligarchiche impegnate a ricondurre la civiltà nell’incubo preesistente agli stati nazionali. Negli Stati Uniti queste sono le forze rappresentante da Felix Rohatyn, George Shultz, e il miliardario sindaco di New York Michael Bloomberg che gli ambienti imperiali londinesi vorrebbero istallare alla Casa Bianca il prossimo gennaio. Gli obiettivi neo-feudali passano sotto nomi dall’apparenza innocua: “partnership pubblico privato”, “futuro sostenibile”, “cambiamento climatico”, “globalizzazione” e la necessità di affermazione di “governi locali”.
In Europa, la distruzione dei residui di sovranità nazionale per instaurare quello che l’ex premier britannico Tony Blair saluta entusiasticamente come il nuovo ordine “post Westfalia”, passa attualmente per il Trattato di Lisbona che prevede l’instaurazione di un governo unico a Bruxelles, di una dittatura che nessun europeo vota.
Il progetto di un super-stato europeo, dominato da interessi privati oligarchici, fu l’essenza dei movimenti fascisti nell’Europa del XX secolo, che aveva all’origine il piano della sinarchia mondiale concepito da Saint-Yves d’Alveydre e che è passato attraverso i vari disegni di Hitler, di Mussolini, dell’Unione Paneuropea di Coudenhove-Kalergi e della “Europe a Nation” di sir Oswald Mosley. In ciascuna istanza si tratta di piani di corporativismo fascista che prevedevano l’instaurazione di una dittatura imperiale sull’Europa, gestita attraverso strutture di potere decentralizzate, operanti a livello metropolitano o regionale, passando sul cadavere delle forme rappresentative dei governi nazionali. Questo è di nuovo oggi, nella sostanza, lo scopo del Trattato di Lisbona, o “Trattato di riforma”.
In questa strategia globalizzante assumono molta importanza i disegni per la crescente autonomia dei Comuni che vengono promossi a partire dal Primo Summit Transatlantico dei Sindaci che si tenne il 6 aprile 2000 a Lione, sotto la regia dell’allora ambasciatore USA in Francia Felix Rohatyn. In apertura dei lavori, l’allora sindaco di Denver Wellington E. Webb disse ai delegati: “Il tema che vorrei sottolineare in questa sessione è questo: il XIX secolo è stato il secolo degli imperi. Il XX secolo è stato il secolo degli Stati Nazionali. Il XXI secolo sarà il secolo delle città”. Le nostre città, ha continuato “sono motori economici che muovono le economie delle nostre nazioni, e attraverso i nostri sforzi collettivi e di partnership possiamo assumere il ruolo di broker economici e culturali sul piano internazionale”.
La conferenza di Lione segnò il punto di avvio dell’iniziativa transatlantica volta a reclutare un apparato di funzionari locali e statali impegnati a promuovere la globalizzazione, la privatizzazione delle infrastrutture pubbliche, e frodi scientifiche come il “riscaldamento globale” come siluri mirati ad abbattere il potere dello stato nazionale.

Helga Zepp-LaRouche chiede il referendum sul Trattato di Lisbona

In una dichiarazione del 22 febbraio, la presidente del Movimento Solidarietà tedesco (BüSo) Helga Zepp-LaRouche sottolinea il fatto che tutti i capi di stato che il 13 dicembre 2007 si recarono a Lisbona per firmare il trattato dell’Unione Europea sostennero che tale trattato doveva essere ratificato dai rispettivi parlamenti il più celermente possibile e con il minimo di pubblicità possibile. “Evidentemente condividevano tutti l’idea espressa dal presidente francese Sarkozy durante l’incontro a porte chiuse con i membri del Parlamento Europeo a Strasburgo il 14 novembre: i referendum, disse, sono una cosa pericolosa perché sono bocciati in ogni paese, a motivo della profonda spaccatura che separa la popolazione dai rispettivi governi”.
Lo stesso disprezzo per la democrazia e per la trasparenza fu sfoggiato da Claude Juncker, Primo ministro e ministro delle Finanze del Lussemburgo, in lizza per l’incarico di “primo presidente” d’Europa. In una intervista al settimanale tedesco Der Spiegel nel 1999 Juncker affermò: “Prendiamo una decisione, e poi lo facciamo sapere per vedere se succede qualcosa. Poi, se non si verifica nessun baccano o nessuna rivolta, perché la maggior parte della gente non capisce ciò che viene deciso, possiamo allora procedere, passo dopo passo, fino a quando non c’è più possibilità di tornare indietro”. Per le confessioni di Giuliano Amato, che è uno dei principali architetti del Trattato, si veda oltre.
In Germania, il governato non ha nemmeno provveduto a stampare il testo completo in tedesco del Trattato, ma ha diffuso solo una lista delle revisioni, per fare il confronto con l’originale della Costituzione, quella che fu bocciata dai referendum in Francia ed in Olanda. Poi un diligente studente di Lipsia ha messo in circolazione una versione completa del trattato che egli ha ricostruito pazientemente, e solo allora il governo ha cominciato a distribuire questa versione del testo compilata da uno studente!
Helga Zepp-LaRouche riferisce che, una volta letto il testo completo, si capisce perché si cerca di far passare tutto alla chetichella. Persino Roman Herzog, che è stato presidente della Repubblica Federale Tedesca tra il 1978 e il 1994, nel gennaio 2007 scrisse che il Trattato di Lisbona costituisce una minaccia alla democrazia parlamentare tedesca. Il prof. Hans Klecatsky, uno dei padri della Costituzione Austriaca, ha commentato: “La Repubblica Austriaca, insieme alla sua Costituzione Federale, diventerebbe legalmente una sotto-entità, sussunta nell’entità legale dell’UE”. La repubblica finirebbe definitivamente dissolta nell’UE, ma questo esige un referendum popolare.
“La ratifica del Trattato di Lisbona” scrive Helga Zepp-LaRouche “trasformerebbe l’UE da una federazione europea di stati in uno stato federale nel quale il potere dello stato non deriva più dal popolo – come dispone la legge costituzionale tedesca – ma dalla stessa UE”. L’articolo 146 della Costituzione tedesca (Grundgesetz) afferma: “La legge costituzionale … cesserà di avere validità il giorno in cui entrerà in vigore una costituzione liberamente adottata dal popolo tedesco”. E questo non è proprio il caso del Trattato.
Helga Zepp-LaRouche passa in rassegna le varie mostruosità contenute nel Trattato di Lisbona. Oltre a reintrodurre la pena di morte, negli articoli 27 e 28, “clausola di solidarietà”, i paesi membri si impegnano ad assistersi vicendevolmente nella “lotta alle attività terroristiche”, senza alcuna definizione del termine, e di fatto trasforma l’UE in un’alleanza militare, come spiega il prof. Manfred Rotter. A proposito di sovranità, nella Dichiarazione 27 si afferma espressamente che i trattati e le leggi promulgati dall’Unione sulla base di quei trattati hanno la precedenza sulle leggi degli stati membri. Il trattato istituisce inoltre una “procedura esemplificata di alterazione, che conferisce al Consiglio dell’UE l’autorità di modificare il trattato” in tutto o in parte per ogni aspetto della politica, con l’eccezione di politica estera e politica di sicurezza.
“L’unica conclusione da tutto questo” afferma Helga Zepp-LaRouche “è che una revisione tanto drastica del nostro sistema legale, e la sottomissione della legge costituzionale ad una struttura non democratica non può essere permessa senza un ampio dibattito a cui partecipi l’intera cittadinanza e senza un referendum popolare”.

Giuliano Amato: torniamo al medioevo

Chi crede che LaRouche esageri nel denunciare una strategia oligarchica per fare ritorno alla barbarie feudale dovrebbe riflettere sulla seguente citazione dell’attuale ministro degli Interni Giuliano Amato, uno dei principali autori del Trattato di Lisbona. La citazione è tratta da una intervistadel 2000 a La Stampa :
“Sinceramente non vorrei un’Europa solo continentale, che si privi dell’immenso patrimonio dell’Inghilterra, e degli scandinavi ad essa è legata. Né vorrei perdere la Spagna, scettica sull’avanguardia. … Avere con noi l’Inghilterra non sarebbe male: in tante cose Londra è già lì dove noi vorremmo arrivare. Non sarebbe male che con le sue esperienze di riforme economiche fosse presente nel Consiglio degli Stati appartenenti all’Euro … Quindi preferisco andar piano, sbriciolare a poco a poco pezzi di sovranità, evitare bruschi passaggi da poteri nazionali a poteri federali. … non credo a un dèmos europeo, e al Sovrano federale. Perché il nostro universo globalizzato è post-hobbesiano”.
L’intervistatrice lo incalza: “… il mondo che Lei descrive sembra pre-hobbesiano. Sembra precedere lo Stato Nazione”. E Amato risponde: “E perché non tornare all’epoca precedente Hobbes? Il Medio Evo aveva un’umanità ben più ricca, e una pluri-identità che oggi può servire da modello. Il Medio Evo è bellissimo: sa avere suoi centri decisionali, senza affidarsi interamente a nessuno. E’ al di là della parentesi dello Stato nazionale. Anche oggi, come allora, riemergono nelle nostre società i nomadi. Anche oggi abbiamo poteri senza territori su cui piantare bandiere. Senza sovranità non avremo il totalitarismo. La democrazia non ha bisogno di sovrani”.

Prende forza il movimento contro il Trattato di Lisbona

Nonostante, o anche a motivo del fatto che il 20 febbraio il 78% del parlamento europeo abbia votato a favore del Trattato di Lisbona, in Europa prende vigore un movimento di opposizione. Per il momento un referendum è previsto solo in Irlanda, ma la richiesta si fa insistente anche in altri paesi. Se soltanto uno dei 27 paesi dell’Unione Europea vota contro il Trattato esso non potrà entrare in vigore. Fin ora lo hanno ratificato solo cinque paesi: Francia, Ungheria, Romania, Slovenia e Malta.
Irlanda: il partito Sinn Fein ha iniziato la distribuzione di un milione di volantini che chiedono il “no” al Trattato in un referendum di cui dev’essere ancora decisa la data.
Austria: i partiti di opposizione sono contrari al Trattato e il Libero Partito Democratico ha iniziato la raccolta firme per il referendum.
Slovacchia: l’opposizione al Trattato è tale per cui il governo ha deciso di rimandare il voto per la ratifica, perché teme di essere sconfitto.
Slovenia: il Partito Nazionalista Sloveno, all’opposizione, continua la propria mobilitazione contro il trattato sebbene il presidente del parlamento abbia respinto una sua mozione per chiedere il referendum.
Finlandia: dai sondaggi risulta che il 69% della popolazione è contraria al Trattato, che è visto come una rinuncia alla tradizionale neutralità del paese mentre prospetta solo di alimentare le tensioni nei confronti della Russia.
Svezia: il referendum è stato chiesto dai leader del movimento giovanile del partito di governo e da altri gruppi, come i sindacati, che sono contrari alla politica economica dell’UE. Questo movimento si oppone alla decisione del Primo ministro di far ratificare il Trattato dal parlamento il prossimo novembre. Dai sondaggi risulta che il 69% dei “colletti blu” svedesi è contrario al Trattato.
Repubblica Ceca: il partito di governo ODS ha ingiunto ai suoi rappresentanti di votare contro il Trattato nel Parlamento Europeo ed ha annunciato una petizione che sarà sottoscritta da almeno un milione di cittadini per ottenere emendamenti del Trattato.
Italia: la senatrice Lidia Menapace ha scritto nella sua lettera ampiamente diffusa su internet che il trattato porrà fine alla sovranità nazionale nella politica economica ed “è una clausola tombale sullo stato sociale”.
Francia: su iniziativa di un giurista, un gruppo di cittadini sta avviando una procedura contro lo stile da “colpo di stato” con il quale è stato ratificato il Trattato. A seguito dell’iniziativa sono più di 1.100 i cittadini francesi che si sono rivolti alla Corte Europea dei Diritti Umani per ottenere l’annullamento del processo di ratificazione del trattato e ottenere che su di esso si esprima l’intera popolazione con il referendum.
movisol.org


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One response

8 04 2008
Petro

Salve volevo gentilmente chiedere la possibilità di riproporre questo articolo sul mio blog…grazie e buon lavoro

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