Robert Kennedy e il PIL

26 04 2008

Guarda il video in Inglese

http://it.youtube.com/watch?v=e51JnJPPY0E

in italiano

http://it.youtube.com/watch?v=grJNlxQsqtE

http://www.beppegrillo.it

Quarant’anni fa, Robert Kennedy tenne un discorso sulla reale ricchezza delle Nazioni e sul PIL. Tre mesi dopo fu assassinato.
Cos’è il PIL, il Prodotto Interno Lordo? Il misuratore della crescita della società? La trasformazione in denaro, un concetto astratto, della nostra salute, del nostro tempo, dell’ambiente? Nessuno ha mai calcolato il COSTO del PIL. I danni dei capannoni vuoti, delle merci inutili, dei camion che girano vuoti come insetti impazziti, della distruzione del pianeta. Nessuno ha mai stimato il valore del tempo perduto per le code, per gli anni sprecati a lavorare per produrre oggetti inutili. Per gli anni buttati per comprare oggetti inutili creati dalla pubblicità. Il tempo, la Terra, la vita, la famiglia (gli unici importanti) sono concetti troppo semplici per il PIL. Un mostro che divora il mondo. Lo mangia e lo accumula. Lo digerisce e lo trasforma in nulla. L’equazione PIL = ricchezza è un incantesimo. I prodotti inutili non diventano utili perché qualcuno li compra.

“Solo quando l’ultimo fiume sarà prosciugato
quando l’ultimo albero sarà abbattuto
quando l’ultimo animale sarà ucciso
solo allora capirete che il denaro non si mangia.”
Profezia Creek.

Discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas:
“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.”

http://www.beppegrillo.it/2008/03/robert_kennedy.html

Forty years ago, Robert F. Kennedy challenged the basic way we measure progress and well-being in America. Today, the Glaser Progress Foundation is raising the same questions through a new medium. The Seattle-based foundation released a new web video marking the anniversary of a famous speech in which Kennedy said the Gross Domestic Product counts “everything, in short, except that which makes life worthwhile.”


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17 08 2009
angelo balzano

Un discorso nobile, di alta idealità.
Profondo,vibrante e sempre attuale.
Esso infonde speranza in un mondo migliore e più umano. Dove l’uomo è un fine e non un mezzo da sfruttare a vantaggio di altri uomini.

Non sempre tutti gli uomini sono egoisti e lupi degli altri come pessimistaicamente affermava Hobbes, ma c’è sempre in noi una scintilla che ci orienta verso il bene. E dobbiamo tenerla viva.

E’ stato il discorso più ispirato tra tutti quelli dei fratelli Kennedy.

Tanto da diventare un icona del ventesimo secolo.

Che consolazionea scoltarlo oggi in un Italia mai così degradata,corrotta,involgarita ed imbarbarita nella sua storia.

Dove chi cerchi di far rispettare la legge è considerato un sovversivo e dove molti governananti fanno il comodo loro ignorando anche elementari principi di civiltà ed essenziali libertà democratiche fissate in tutte le carte costitzionali dei paesi civili.

Un paese guidato da un avventuriero eccezionalmente impudente che,con sovrumana insolenza, ha piegato il paese ai suoi squallidi interessi personali e patrimoniali e che è proprio l’opposto di Bob Kennedy.

Il quale sta a lui come il nero sta al bianco e comne il diavolo all’acqua santa.

Ho sempre stimato moltissimo Bob ed è stato più audace,coraggioso,coerente e profondo del fratello maggiore.

Quando era Ministro della Giustizia per essere rigoroso e coerente con la sua coscienza e con il ruolo,delicatissimo, che ricopriva, si fece nemici acerrimi e mortali.

Primo fra tutti la potentissima mafia italo americana.
Che sfidò a viso aperto ,senza compromessi.

Perciò il fratello maggiore non lo voleva nella sua squadra, tanto che il padre glielo dovette imporre.

I soliti disfattisti e relativisti che vedono il male ovunque, hanno cercato di infangarlo attribuendogli una relazione con la povera Marilyn Monroe.

Ma solo un cristiano cattolico vero può scegliere di avere undici figli a neppure quarant’anni di età.

Dopo la morte del fratello con encomiabile spirito di servizio alla collettività ed alla sua famiglia, ed anche allo scopo di accertare chi avesse organizzato l’omicidio del fratello, si candidò alla Presidenza. Pur sapendo molto bene a quali gravissimi pericoli e vendette andasse incontro.

Onesto e sensibile ai serissimi problemi del suo paese (mai così diviso, smarrito e dilaniato dalla questione razziale e dalla rovinosa guerra nel Vietnam) ed ai gravissimi squilibiri economici e sociali nel mondo che ne minavano seriamente la pacifica coesitenza (comrpresi quelli dell’America latina che il fratello aveva trascurato),propose un progetto politico,economico e sociale, di respiro nazionale e globale,ancora più rivoluzionario, incisivo ed audace di quello preparato dal fratello.

Fu l’unico politico americano che ebbe lo straordinario coraggio di andare solo,senza scorta, sfidando la morte, incontro ai neri americani, inferociti, nei loro ghetti, appena dopo la morte di Martin Luther King.
Per cercare di pacificare la nazione.

Il suo programma era così ardito ed irto di severissimi ostacoli da superare ed erano così numerosi i potenti nemici da combattere che l’espressione del suo volto durante la campagna elettorale del 1968 era tanto tenace e decisa quanto segnata dal dolore e velata di tristezza.

Come se già presagisse il suo ineluttabile e tragico destino di vittima.

Ma siccome credeva nell’uomo non si tirò indietro e volle combattere per far valere i suoi ideali.
E per realizzare la sua missione.

Lasciando,così, al mondo una traccia ed un esempio luminosi ed incancellabili.

Che grande Presidente sarebbe stato!

E cosa sarebbe stata mai l’America guidata da lui.

Angelo Balzano.

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