(VIDEO) Il destino dei profeti

15 06 2008

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Prima venne la tribù. Il capo era uno dei suoi membri. Quello più forte. Non c’era bisogno di raccontare le cose, perchè delle cose stesse tutti erano parte. Poi le tribù iniziarono ad incontrarsi, nei grandi raduni. Chi ci era stato, tornava sempre con una storia buona per il focolare, la sera. E con una collanina di conchiglie.
Ci volle allora un capo tra i capi, così inventammo il re. Dalla gente, lo separava l’esercito. Le pesanti mura di palazzi e castelli, sempre più grandi, nascondevano al popolo i luoghi dove si prendevano le vere decisioni. La verità non fu più immediatamente percepibile: qualcuno doveva raccontarla. Magari dandole una limatina prima di affidarla agli araldi.

Così nacque il sospetto. E con il sospetto i suoi profeti.

Gente strana, bene informata. O semplici pazzi, ma tutti fuori dal palazzo. Quindi, per la gente, più affidabili. Li potevi ascoltare nei mercati, nelle piazze. Ti mettevano in guardia, contestavano la verità ufficiale. E facevano proseliti!


Così, il potere dovette prendere le sue contromisure e inventò la censura. Le teste presero a rotolare giù dai ceppi come castagne mature, ma la leggenda sopravviveva. Talvolta in eterno! Alcuni profeti organizzarono dei controeserciti. Altri divennero martiri. Scherniti dal regime. Celebrati dalla storia.
E quando fu versato abbastanza sangue perchè potesse essere rivendicata la libertà di parola, il potere prese ancora una volta le sue contromisure, e inventò l’informazione. Con la I maiuscola. In questo modo le parole vennero divise in sacre e profane, ufficiali e senza valore. I profeti continuarono a parlare, ma non erano più credibili. Alcuni divennero attrazioni di regime, confinati nell’angolo di un parco, lo Speaker’s Corner, e lì vennero lasciati liberi di fare il loro numero da circo, di fronte a capannelli di persone divertite.

Poi nacque la rete.

Le informazioni iniziarono a tracimare dalla diga dei media ufficiali, voce dell’establishment, e iniziarono a diffondersi in maniera incontrollata. I profeti vi si riversarono, ed iniziarono a chiamare a sè il popolo, fino ad allora tenuto in coma farmacologico. Dapprima con i loro scritti, poi con le loro immagini, finchè dalla rete tornarono a riempire le piazze.
Non è ancora chiaro come, non è ancora chiaro quando, ma se la storia insegna davvero qualcosa, il potere prenderà una volta ancora le sue contromisure. Probabilmente lo farà dall’interno: dividendo la rete buona da quella cattiva, la rete autorevole e ufficiale da quella sovversiva e criminale. La gente pagherà per ascoltare una versione conveniente della verità, annunciata dai nuovi araldi.

Ma i profeti, i profeti… Loro troveranno sempre il modo di tornare a parlare.

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