L’Australia cancella la libertà di navigazione

15 10 2008

http://punto-informatico.it/
Alfonso Maruccia
Roma – La sicurezza digitale è una cosa troppo seria perché se ne possa fare a meno. In Australia, una volta che i famigerati filtri sui contenuti di Internet organizzati dallo stato saranno andati a regime, ai cittadini non rimarrà che decidere se utilizzare un filtro completo o un filtro più liberale, mentre sarà loro impossibile accedere ad una rete priva di filtri. Una novità che rappresenta per il paese, che pure da anni coccola le sue capacità censorie, una prima assoluta: non capita certo spesso che in uno stato democratico sia di fatto vanificata la possibilità di utilizzare appieno Internet, e di scorrazzare liberamente nell’oceano digitale.

Niente opt-out dal totalitaristico meccanismo di controllo, al contrario di quanto lasciato credere sino a ora: sotto il paravento del piano per la “Cyber-Safety” costato l’equivalente di un centinaio di milioni di euro, le connessioni dell’isola saranno inesorabilmente imbrigliate nel mega-imbuto dei filtri di stato dopo l’ultimo test pilota in programma.

Il piano della cyber-sicurezza “richiederà a tutti gli ISP di garantire servizi Internet puliti in tutte le case, nelle scuole e negli Internet point pubblici accessibili dai ragazzini”, ha dichiarato un portavoce del Ministro delle Comunicazioni australiano, aggiungendo che “il prossimo test sul campo della tecnologia di filtering degli ISP servirà a osservare vari aspetti dei filtri, inclusi l’efficacia, la facilità di aggiramento degli stessi, l’impatto sulle velocità di accesso a Internet e il costo”.
Il ministero sostiene che sia ancora necessario valutare, testare, misurare, sebbene già da tempo si denunci l’inefficacia imbarazzante di una politica di filtering fallimentare per vocazione, già da mesi sono note le tantissime magagne dei mega-filtri, inclusi i tanti, troppi falsi positivi e la riduzione della velocità di connessione del 30% o addirittura del 75% a seconda del tipo di filtro impiegato.

L’ultima beffa è, come detto, quella di un opt-out a metà, in cui si può scegliere non già di eliminare del tutto i filtri quanto di limitarsi solo a quelli inerenti al materiale illegale. Anche per questo, i filtri di stato australiani rappresentano un pericoloso precedente, perché chi li controlla ha “un potere tremendo”, un potere prono a “un abuso sicuro” e ai falsi positivi che finiscono puntualmente in ogni sistema di protezione basato su blacklist.

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