L’altra crisi

9 11 2008

goldengatedcity1

Marco Cedolin

http://ilcorrosivo.blogspot.com

Secondo i dati diffusi dall’INPS
l’incremento della cassa integrazione nell’ultimo anno ha sfiorato il
70% e nell’ultima mensilità oggetto di rilevazione, quella fra agosto e
settembre, l’aumento medio è stato del 53% con una punta massima del
113,79% per quanto riguarda gli impiegati.
Le aziende che stanno
ricorrendo alla cassa integrazione appartengono a tutti i settori, da
quello industriale con nomi altisonanti come Fiat, Ilva, Electrolux,
Aprilia, Skf, Pininfarina a quello dei servizi dove perfino Carrefour,
fra i leader della grande distribuzione, ha messo in cassa integrazione
a Milazzo una quarantina di dipendenti.
In alcune zone, come il
torinese, le aziende che stanno sfruttando la cassa integrazione
rappresentano ormai la maggioranza e nella sola Bertone 1.200
dipendenti sono in questa situazione da ben 5 anni.

Accanto ai
lavoratori in cassa integrazione ce ne sono anche altri molto più
sfortunati, come i dipendenti delle aziende che stanno fallendo o
comunque chiudono definitivamente i battenti, i lavoratori delle
piccole e piccolissime aziende per i quali la cassa integrazione non è
contemplata, i milioni di precari del pubblico e del privato che sono
esautorati da qualsiasi genere di tutela.
In provincia di Torino perfino le oltre 300 agenzie interinali, abituate a costruire profitto
sulle spalle dei precari, dopo alcuni anni d’incremento del proprio
fatturato iniziano a trovarsi in profonda difficoltà a causa del
mancato rinnovo dei contratti da parte delle aziende alle quali i
lavoratori venivano “affittati” e alla crescenti richieste di rimandare
indietro i lavoratori prima della scadenza, anche a fronte del
pagamento di cospicue penali.

La pesantissima crisi
occupazionale, della quale queste sembrano essere solamente le prime
avvisaglie,…

sarà destinata ad acuirsi notevolmente nei prossimi mesi
(molti fra i quali Giuliano Amato parlano di 1 milione di posti di
lavoro a rischio) non solamente in virtù delle conseguenze della crisi
dei mercati finanziari ma anche e soprattutto a causa
dell’inadeguatezza di un modello di sviluppo che ormai sta mostrando
tutti i propri limiti.
Se da un lato la delocalizzazione delle
imprese nei paesi a più basso costo di manodopera intervenuta negli
ultimi 2 decenni (con la conseguente emorragia di un sempre più elevato
numero di posti di lavoro) e la progressiva perdita del potere di
acquisto di salari e pensioni alla quale neppure il ricorso al credito
riesce più a fare fronte, stanno determinando un ridimensionamento dei
consumi, prodromico di nuove riduzioni dell’occupazione, dall’altro
tutto il nostro sistema economico fossilizzato sull’asse
produzione/consumo di merci e servizi non sembra in grado di offrire
alcun tipo di risposta che possa, anche solo potenzialmente, spezzare
il circolo vizioso. Manca sia nel breve che nel medio periodo qualsiasi
prospettiva finalizzata a ripensare la società
e l’economia in chiave diversa da quella imposta dal modello della
crescita e dello sviluppo. Manca la volontà di confrontarsi col futuro
reinterpretandolo alla luce di una ritrovata sensibilità che sappia
introiettare un nuovo senso del limite. Manca qualsiasi proposta
concreta che ci consenta di guardare al domani con un minimo di
speranza.
In compenso il governo sembra intenzionato a continuare a
finanziare con il denaro pubblico, sia il sistema bancario che quello
industriale, nel tentativo d’incrementare in maniera schizofrenica la
produzione di automobili ed elettrodomestici, senza preoccuparsi del fatto che nei prossimi anni nessuno sarà più in grado di acquistarli.

http://ilcorrosivo.blogspot.com/2008/11/laltra-crisi.html

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