Picconata di Cossiga: questa volta è istigazione a delinquere

10 11 2008

PRIMO VIDEO

SECONDO

TERZO L’ASSALTO DEI FASCISTI ALLA SEDE DI CHI L’HA VISTO

LA TELEFONATA MINACCIOSA DEI FASCISTI A CHI L’HA VISTO

La storia si ripete e come negli anni venti, le squadracce fasciste attaccano e minacciano mentre le forze dell’ordine stanno a guardare e spesso addirittura li appoggiano. E noi Italiani dalla memoria corta abbiamo ancora il coraggio di definirci una democrazia. (OnestaMente)

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DI SEGUITO LA TRASCRIZIONE DELL’INTERVISTA DI COSSIGA

(avv. Antonello Tomanelli)

Non si può dire con certezza che vi sia un nesso di causalità tra le dichiarazioni rese da Francesco Cossiga
e quanto accaduto ieri a Roma, dove un gruppo di neofascisti, stando a
numerose testimonianze, a bordo di un camion carico di armi improprie
ha incredibilmente eluso i controlli di polizia ed ha aggredito gli
studenti in corteo. E’ sicuro però che quelle dichiarazioni lasciano
attoniti, se si pensa che costituiscono reato e che provengono da un
giurista ed ex presidente della Repubblica.

Quelle dichiarazioni sono ormai note. In un’intervista
rilasciata il 25 ottobre a “Quotidiano Nazionale”, l’ex presidente
della Repubblica, dall’alto dell’esperienza maturata in qualità di
ministro dell’Interno nel ’77, dispensa consigli a Maroni su come
neutralizzare la protesta studentesca contro la riforma Gelmini. “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quando ero ministro dell’Interno”, dice. Riferendosi in particolare agli studenti universitari, suggerisce di “lasciarli fare” e di “ritirare
le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il
movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una
decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle
macchine e mettano a ferro e fuoco le città
”. “Dopo di che
[…] mandarli tutti all’ospedale. Non arrestarli, che tanto i magistrati
li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche
quei docenti che li fomentano
”.

Bisogna concentrarsi sulla soluzione auspicata da Cossiga. In particolare, quella che vuole le forze dell’ordine “ritirate” in modo da lasciare i manifestanti mettere “a ferro e fuoco le città”.
Tecnicamente, ciò che Cossiga vorrebbe che i manifestanti facessero è
previsto e punito con la reclusione da 8 a 15 anni dall’art. 419 del
codice penale, reato intitolato “devastazione e saccheggio”, che altro non è che un’azione prolungata e indiscriminata di danneggiamento e di furto posta in essere da un numero indeterminato di persone.

Il problema, però, è che secondo il metodo Cossiga questi reati
andrebbero incoraggiati attraverso il ritiro delle forze dell’ordine e
l’utilizzo di “infiltrati”. Un’azione deliberata, quindi, volta a
favorire la commissione del reato di devastazione e saccheggio da parte
dei manifestanti. Deliberata da chi, come il ministro dell’Interno (che
controlla l’ordine pubblico a livello nazionale), per posizione
istituzionale ha invece l’obbligo di prevenire i reati. E l’art. 40, comma 2°, del codice penale parla chiaro: “Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo”.
In quest’ottica, il ministro dell’Interno Maroni, se seguisse alla
lettera i consigli di Cossiga, commetterebbe il reato di devastazione e
saccheggio in concorso con i manifestanti.

Anche la reazione delle forze dell’ordine, così come auspicata da Cossiga, consistente nel “mandare tutti all’ospedale
una volta cessate le devastazioni, costituirebbe evidentemente reato,
per il semplice fatto che un tale comportamento non potrebbe rientrare
né nella legittima difesa né nell’uso legittimo delle armi, figure che
escludono la responsabilità penale solo in quanto operino in un’ottica
di prevenzione dei reati.

Le esternazioni di Cossiga non sono pura manifestazione del pensiero,
riconducibili all’art. 21 Cost., ma consigli tecnici su come gestire un
ministero in una fase delicata. Cossiga è stato ministro dell’Interno
nel periodo forse più nero della Repubblica, con riferimento al
problema dell’ordine pubblico. I suoi sono quindi consigli molto
autorevoli, anche in considerazione della sua qualità di ex capo dello
Stato, dispensati a beneficio dell’attuale ministro Maroni, il quale,
oltre ad essere molto più giovane, vanta un’esperienza e
un’autorevolezza nettamente inferiori.

In altre parole, vi sono quegli elementi che la giurisprudenza ritiene
sufficienti perché si possa parlare di un comportamento (quello di
Cossiga) “idoneo a provocare la commissione di delitti”,
dove qui i delitti sarebbero quelli (eventuali) di Maroni che ritira le
forze dell’ordine lasciando che i manifestanti mettano a ferro e fuoco
le città, per spedirle poi contro i manifestanti in un’ottica di pura
rappresaglia. Concorrendo così nella commissione dei relativi reati.

In termini tecnici, bisogna concludere che Cossiga, pronunciando quelle frasi, ha commesso il reato di istigazione a delinquere (art. 414 del codice penale), che punisce “chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati”.

http://www.difesadellinformazione.com/ultime_notizie/96/picconata-di-cossiga-questa-volta-e-istigazione-a-delinquere/

http://www.difesadellinformazione.com

Il ritorno di Kossiga: “Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei” –

http://www.megachip.info

Intervista con Francesco Cossiga di Andrea Cangini – dal Quotidiano Nazionale

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire?

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».

Ossia?

«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

Gli universitari, invece?

«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che?

«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che…

«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti?

«Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no?

«Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in- dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere?«In Italia torna il fascismo», direbbero.

«Balle, questa è la ricetta democratica:spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».

Quale incendio?

«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università.

E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E` dunque possibile che la storia si ripeta?

«Non è possibile, è probabile.

Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.

«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama…».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente…

«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio del- la contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.

La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla… Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».

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