Tutti pazzi per Obama

26 11 2008

matson

http://www.ariannaeditrice.it/

di Massimo Fini

Tutti pazzi per Obama. Oltre, e forse più, che negli Stati Uniti, in Europa e soprattutto in Italia dove non siamo mai secondi a nessuno nel flaianesco correre “in soccorso del vincitore”. Tutti pazzi per Obama , a sinistra come a destra. A sinistra perché si ritiene che rappresenti “il cambiamento” (parola magica e taumaturgica che, per se stessa, non significa assolutamente nulla se non l’eterno bisogno dell’uomo di illudersi che le cose, nel futuro, vadano meglio), a destra però l’elezione di un presidente nero, o comunque mezzo nero, dimostrerebbe, come scrive, sia pur a denti stretti, Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, quanto “aperta e libera” sia la società americana.

Ho ascoltato in questi giorni un’infinità di stucchevoli dibattiti sulle elezioni americane, ma alla domanda perché mai Barack Obama debba essere considerato se non “l’uomo della Provvidenza” almeno quello del “cambiamento” (concetto che, se ha mai un senso, contiene in sè quello di “miglioramento”) la sola risposta comprensibile che politici, politologi, esperti, commentatori, eccetera, hanno saputo dare è questa: perché è un nero.Ora un nero non è per ciò stesso, migliore di un bianco. Questo lo può pensare solo una società intimamente razzista come resta quella americana e, in sottofondo, anche come quella europea e italiana (altrimenti il fatto che il nuovo inquilino della Casa Bianca sia un nero, o comunque un mezzo nero, non susciterebbe tanto scalpore). Anche Condoleezza Rice è nera, e per sopramercato donna, eppure è stata un’assatanata guerrafondaia, più del suo bianco superiore.

Uno degli equivoci in cui cade la sinistra europea, e in particolare quella italiana, è di credere che i democratici americani siano, in politica estera, meno aggressivi dei repubblicani. Ma fu il democraticissimo Kennedy (e Obama è chiamato “il Kennedy nero”) a iniziare la guerra del Vietnam e fu il disprezzatissimo repubblicano Nixon (forse il miglior presidente che gli Stati Uniti abbiano avuto nel dopoguerra, non a caso fatto fuori per una bagatella) a chiuderla. Fu sempre Kennedy a combinare il pasticcio della “Baia dei porci” e il democratico Carter quello del blitz nell’Iran khomeinista. Ed è stato il democratico Clinton, il sassofonista che tanto piacque a Veltroni, a fare la più assurda delle guerre, più assurda di quella all’Afghanistan o all’Iraq, dell’ultimo ventennio americano; la guerra alla Serbia, cioè all’Europa cristiana. L’America è un Paese imperiale e segue delle logiche imperiali cui nessun suo Presidente può sottrarsi. Al massimo Obama chiederà una maggior collaborazione agli europei ma sempre a condizione che seguano supinamente le logiche americane. Nessuno si illude che Obama ritiri spontaneamente le truppe dall’Afghanistan, dove si combatte la più vergognosa delle ultime guerre occidentali perché, sotto la formula ipocrita del “peace keeping”, si vuole togliere a un popolo oltre la sua indipendenza anche la sua anima.

Obama non cambierà neanche il capitalismo americano. Perché anche il capitalismo, americano o meno, ha le sue logiche ferree da cui non può sfuggire. È inutile e ipocrita prendersela col capitalismo finanziario, perché è la diretta conseguenza, oltre che la precondizione, di quello industriale. Chi si scandalizza per il capitalismo finanziario è nella stessa posizione di chi avendo inventato la pallottola si meravigli che si sia arrivati al missile. Ora siamo al missile e non si può tornare indietro senza sconfessare l’intero impianto del modello di sviluppo occidentale. Cosa che nessun Obama può nè ha intenzione di fare.

Quanto al fatto che l’elezione di un nero dimostrerebbe quanto “aperta e libera” sia la democrazia americana, beh questo è un pensiero che può venire solo riguardo a un Paese che ha avuto fino a un secolo e mezzo fa la schiavitù, scomparsa in Occidente dalla caduta dell’Impero romano, e fino a cinquant’anni fa la segregazione razziale come nel tanto disprezzato Sud Africa bianco.

Non può essere portato come distintivo, come medaglia d’onore di una democrazia quello che in democrazia, che proclama solennemente l’uguaglianza di tutti i cittadini “senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione”, dovrebbe essere l’assoluta normalità.

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2 responses

1 12 2008
lucyintheskywd

Come cambieranno i rapporti Europa-USA con l’investitura di obama? Uno storico italiano, Franco Cardini, afferma qui che, fino a quando l’Europa non imporrà i suoi punti di vista (cosa che con Bush non ha neanche accennato a fare) gli Stati Uniti manterranno la loro egemonia sull’Europa. Tutt’al più, con Obama, dopo il bastone, ci sarà la carota di una politica multilaterale, quanto meno a livello di una maggiore diplomazia comunicativa, ma siamo comunque destinati a essere sudditi dei nostri cosiddetti alleati.

2 12 2008
Onesta Mente

Il primo link non funziona

Noi Europei continueremo a essere i servetti della Nato e della Russia e di chiunque sia più forte. I nostri politichetti saranno molto più contenti di soccorrere gli aggressori e nel farlo, si sentiranno molto più credibili.

Obama è un falco, c’è poco da dire.
I suoi discorsi e i suoi collaboratori non sono meno ultra-sionisti e guerrafondai di quelli di Bush.
vedi anche
https://onestamente.wordpress.com/2008/07/24/obama-e%E2%80%99-un-falco/
Parla di cambiamento nel senso di puntare sulla guerra “giusta” in Afganistan/Pakistan, ma le politiche imperiali americane non cambieranno di una virgola. Ci sarà solo, forse, la parvenza di un ritorno a maggiori diritti per la cittadinanza e le minoranze nere.
Ma dubito che chiuderà Guantanamo e gli altri luoghi di orrore
dubito che farà finire la tortura
e son sicuro che non finiranno i massacri in nome della “democrazia”.

C’è però un aria diversa ultimamente.
Con la grande crisi economica e gli enormi danni causati dalla stessa e dalla falsa globalizzazione dei mercati, vedo che molti paesi, come la Bolivia, il Venezuela e l’Ecuador; molte persone, come quelli dell’arcipelago veneto
https://onestamente.wordpress.com/2008/12/01/scec-a-radio-gamma-5/
cercano altre strade e hanno ridimensionato l’influenza americana sui loro affari e sulle loro vite.
Generalmento vedo che l’umore filoamericano degli italiani si sta spegnendo con l’avanzare della crisi.
A breve i tempi potrebero essere maturi per un cambiamento vero…

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