Buone notizie

6 12 2008

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http://www.opifice.it
Scritto da Simone Belfiori
Tuesday 02 December 2008

Ogni notizia proveniente dai canali ufficiali ormai mi fa incazzare, è più forte di me. E’un dramma quotidiano, non ce n’è una che mi lasci tranquillo ed indenne. Forse dovrei passare al bosco anche io, spegnere giornali e tv e dedicarmi solo alla vita vera, che poi fa incazzare anche quella, oppure dedicarmi alla vita immaginata, quella perfetta, che non dà il pane magari, ma ti rende una persona migliore. Anche soltanto leggendo un libro, un buon libro, ad esempio. Però è in seno alla famiglia che l’uomo diventa consumatore, come disse quell’omosessuale di Pasolini (avanti, ho detto omosessuale, e per di più a sproposito: fatene una notizia). Ed io una famiglia tutta mia non ce l’ho ancora, non fosse altro perché un fringuello mi costerebbe troppo ora come ora, però mi ci sto avvicinando e magari ad ore pasti con la mia compagna la televisione sono più o meno costretto ad accenderla. Eccomi qua, anche io, consumatore di tv. Oggi il numero due (così li chiamano, quelli, prima come numeri) di Al Qaeda ha definito Obama negro e filoisraeliano. E giù notizione. Se dici che è abbronzato, fanno una notizia, se dici che è negro ne fanno un’altra. E mamma mia.  Per essere “di colore” (che colore? Nero) è abbastanza “di colore” (che è meno razzista ed etnocentrico, perché il bianco è neutro, quindi normale, giusto, non alterato, noi siamo i bianchi e gli altri i colorati). Filoisraeliano, è filoisraeliano. L’unica cosa che non ho capito è perché quelli di Al Qaeda sono i numeri uno, due, tre o sedici, manco fosse un’università coi numeri di matricola. Odio i giornalisti, non sono voluto diventare giornalista. Non ce la potevo fare a dover dire anche io “il numero due di Al Qaeda”. Vorrei che mi si dicesse dove stia Al Qaeda, se esista veramente, da chi vengano realmente questi “messaggi”, ma nessuno me lo dice.

Un po’ come dove sia finito Bin Laden, l’arabo pazzo.  Poi c’è quella di Brunetta che finalmente ci ha liberato dai fannulloni. Il paese ha capito. Siamo nella merda fino al collo ma almeno Brunetta ha risolto un problema. Ora i fannulloni nel settore pubblico non ci sono più, e tutti gli facciamo un plauso al Brunetta, perché è il primo che ha trovato il metodo sicuro per distinguere un fannullone da uno stacanovista. Ma alla massa piacciono i personaggi sicuri, autoritari in tempi di crisi, quelli che i treni arrivavano in orario. Basta dirlo et voilà. Però al primo ufficio postale ti incazzi lo stesso come una bestia. Oppure i fannulloni si saranno trasferiti al privato, come ad Abbanoa, ente che gestisce le acque di tutti noi sardi. Li sono un azienda privata che gestisce un bene di sua natura pubblico, sono tutelati legalmente e ti possono far girar le palle allo stesso modo degli uffici pubblici. Che ti fanno pagare 126 euro di “sopralluogo” e “allaccio” per un tubo che c’era già: mettono una data fittizia sul modulo e dicono che sono venuti. Gli stacanovisti con lo stipendio fisso, e io porto i volantini e fatico ad arrivare a fine mese. Meno fannulloni nel pubblico, meno stato in generale e più privato. La cura liberal-brunettiana funziona. Non parliamo della faccenda universitaria e della scuola in generale, che ho ancora sotto gli occhi il mio compagno col padre assessore che magicamente recuperò 3 anni in 1 in un istituto privato. Era preparatissimo, gli mancava solo un bel capitolo di calci in culo per essere uguale a noi della scuola pubblica. Ci sono le notizie, puntuali come la padrona di casa a fine mese, di quelli che si scandalizzano per le canzoni naziste su Youtube, per quella scritta sul muro, per quello striscione allo stadio, quella dichiarazione e via discorrendo. Il moralismo piace, anche se i responsabili sono alla peggio quattro ragazzini mentecatti in cerca di identità, o alla meglio delle persone che hanno coraggio di esprimere ciò che pensano (per carità, magari spesso assolutamente non condivisibile e condannabile) in un epoca in cui non va più di moda. Piace il moralismo, piacciono i politici che dichiarano che è una vergogna prontamente. Piace il politically correct. E anche lo scorretto, se non è politically, come Mourihno o Zenga, che però piacciono anche a me. Ma non piacciono alla stampa, perché sono poco politically correct. E abbiamo chiuso il cerchio, si spiega tutto. Poi ci sono notizie di ministri che in nome della Smithiana lezione, dichiarano che per far fronte alla crisi bisogna ridurre la pressione fiscale e ridare ai “cittadini” quello che lo stato gli ha tolto in modo da poterlo usare per i consumi natalizi. Per dare linfa all’economia bisogna farla girare, è risaputo. Aspettarsi un’alternativa all’economia così come la conosciamo, è chiedere troppo. Del resto, se è in crisi, non è mica perché qualcosa non va bene in sé. Le notizie son tutte in tono allarmato perché i consumi caleranno nei prossimi 3 anni. Bene, dico io. Tutti nella merda, voglio vedere, come le ultime 2 o 3 generazioni non sono mai state.  Ed infine, c’è lo spot del governo sulle droghe, puro terrorismo mediatico. Un cortometraggio volto a banalizzare una questione complessa, discutibile dal punto di vista scientifico, moralista nei propositi, foriero di terrore nei colori, nel montaggio e nel messaggio. Semplificare, ridurre, distrarre e spaventare. Per ottenere consensi. Sicuramente non dai giovani che continueranno a “drogarsi”, ma dai loro genitori sì, che voteranno una classe politica che almeno manda a casa i fannulloni. Anche io da piccolo ero moralista e contro le droghe, fino a quando non ho cominciato a drogarmi anche io. Ed allora ho capito che prima o poi tutti ci droghiamo di qualcosa, ed ognuno sceglie la sua. Il borghese – che tra poco sparirà, tramutandosi in ricchissimo borghese o poverissimo pirla – si droga di certezze, governi decisi contro terroristi e fannulloni, televisori al plasma e carrelli pieni di bottiglie di acqua perché “è in offerta”. Il piccolo borghese si droga di quel che può, notizie, telegiornali, salame, caffè, sigarette. E via discendendo. Io mi drogo di birra. Qualcuno si fa una canna. E si “brucia il cervello”. Io bevo litri e litri di birra al mese con gli amici, e anche l’alcool brucia i neuroni. Sarà meglio drogarmi di notizie? Fanno bene fanno male, sto bene sto male, cantava Morgan con i Bluvertigo. Al di là del bene e del male, diceva Nietszche.  Chi non è con me è contro di me, diceva invece il buon Gesù. La tipica mentalità totalitaria, quella di chi oggi ha in mano il mondo e ci droga di notizie-certezze, morale e giudizio: l’informazione suona sempre più come una sentenza a favore del più forte, economicamente e politicamente. Atta a spaventare il debole e creare consenso, privandolo della capacità di comprendere il mondo reale. Il debole è anche il piccolo borghese che ascolta al tg tutte queste cose: è convinto che il pericolo sia il rumeno, che il bello sia un nuovo navigatore satellitare e il problema un vicino con la radio alta. Nonostante la crisi, a fine mese avrà comunque più soldi di me, il carrello pieno di qualcosa in offerta e lo sentirò dire alla moglie al supermercato : “prendiamo questo per i bambini”. Poi guardo meglio ed ha afferrato un pacco di carcasse di pollo, che nemmeno i miei gatti mangiano, costo 0,80 centesimi di euro. Potere della società di massa.

http://www.opifice.it/index.php?option=com_content&task=view&id=604&Itemid=504.12.08

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