Leggi schizofreniche e liberticide?

10 01 2009

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http://www.ldenews.info

di loris

Due notizie colpiscono in questi primi giorni del nuovo anno: la proroga del discusso “decreto Pisanu” ed il via libera dell’Unione Europea del cosiddetto “hacking di stato”.
Possiamo ragionevolmente dire che i legislatori (europei ed italiani)
stanno viavia diventando sempre piu’ paranoici, quando non proprio
schizofrenici?
Cerchiamo di capire il perche’.

Il decreto Pisanu e’ stato fortemente voluto dal governo di
centrodestra di qualche legislatura fa; mai convertito in legge,
continua ad essere in vigore di anno in anno, di proroga in proroga. Lo
scopo e’ quello di prevenire i reati informatici – in particolare il
cosiddetto “cyberterrorismo” – sull’ “onda anomala” delle limitazioni
delle liberta’ civili post 11 settembre in nome della “guerra totale e
permanente” al terrorismo internazionale.
In base a questo decreto è praticamente impossibile avere un accesso
pubblico libero a gratuito poiche’ chi si collega ad Internet da una
postazione pubblica deve sempre essere identificabile (occorre
dichiarare la propria identita’ mediante documento) ed il gestore della
postazione dovra’ mantenere per un determinato periodo di tempo le
registrazioni (i “file di log”) del collegamento effettuato.

Uno dei (tanti) motivi per cui l’Italia è sempre tra gli ultimi
posti nelle classifiche europee e mondiali per quanto concerne l’uso di
strumenti informatico-telematici, lo sviluppo di infrastrutture, gli
investimenti nell’innovazione e nella ricerca, e da qualche tempo anche
per la liberta’ di stampa, e’ anche questo decreto: gli impicci
burocratici sono infiniti, i rischi di controlli e pesanti sanzioni
molto reali, ma soprattutto i costi di gestione (registrare e mantenere
in archivio i file di log non sono uno scherzo!) elevati sconsiglianoa
cittadini ed imprese private di avventurarsi nell’apertura delle reti,
nella condivisione di spazi virtuali, nell’accesso ad Internet a cuor
leggero.


Con buona pace, ad esempio, delle reti wi-fi e wi-max e gli accessi da
posto pubblico, cosa ormai comune in paesi come la Francia, nel Nord
Europa, negli stati anglosassoni.

Mentre quindi un cittadino italiano dovra’ necessariamente restare
alla merce’ dei gestori telefonici potendo usare i computer e la Rete
Internet quasi esclusivamente da casa e dal luogo di lavoro, le polizie
di tutta Europa, senza chiedere nemmeno il permesso alle magistrature
dei propri Stati, potranno liberamente entrare nel suo computer
personale da remoto per investigare, spiare, controllare.

L’Unione Europea ha infatti dato il via libera al cosiddetto
“hacking di stato”, e gia’ Gran Bretagna e Germania hanno aderito
entusiaste alle nuove disposizioni. Cosa significa?
Finora un computer personale era considerato alla stregua di un
appartamento: la polizia poteva entrarvi solo con un mandato della
magistratura (o in taluni casi eccezionali, ma molto molto limitati e
comunque disciplinati dagli ordinamenti giuridici dei singoli Stati);
con le nuove norme europee invece hanno ufficialmente il permesso di
avviare una “sorveglianza intrusiva della proprietà privata” in maniera
del tutto autonoma e anonima.In pratica, potranno penetrare nel vostro
computer a vostra insaputa.

Gia’. Ma come e’ possibile? Normalmente, se l’amministratore del
computer non autorizza una condivisione da remoto, l’accesso alla
macchina è precluso – quanto meno – da una password: l’unico modo per
prendere il controllo di un computer da remoto all’insaputa
dell’amministratore ed aggirando le protezioni preposte è quello di
infettare il computer stesso con un trojan.

shami-chakrabartiShami Chakrabarti, direttore dell’Associazione Liberty, ha dichiarato:

“Non è diverso dall’irrompere a casa di qualcuno, analizzare i suoi documenti e sequestrare l’hard disk”.

Qualcuno gia’ comincia a fantasticare su cyberpoliziotti che, dai
computer delle stazioni di polizia, inviano email ad ignari utenti –
magari per informarli della prossima festa di beneficenza o per vendere
il calendario dell’arma! – con allegati infetti pronti ad
autoinstallarsi per spalancare le porte dei computer all’occhio del
“Grande Fratello”.

E come si comporteranno le grandi aziende produttrici di software
antivirus, firewall ed altri sistemi per la sicurezza? Staranno al
gioco, lasciando passare questi trojan, o li bloccheranno? Se
collaboreranno cosa ci guadagneranno? mentre se decideranno di stare
dalla parte dei cittadini, che conseguenze dovranno subire?

Una cosa e’ certa: il futuro del cyberspazio e’ sempre piu’ a tinte fosche, almeno per i diritti dei cittadini.

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