La strategia dell’Onda

17 01 2009

Giuseppe Caliceti   http://www.ilprimoamore.com

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All’inizio il governo si poneva contro l’Onda anomala frontalmente, tacciando come minoranza estremista ogni forma di protesta, poi la strategia è cambiata. Gelmini si dichiara pronta al dialogo, solo per finta, in realtà continua tranquillamente per la propria strada segnata l’estate scorsa da Tremonti: quella dell’impoverimento della scuola pubblica e dell’università italiana.

Che ideologia c’è dietro questa nuova strategia? Quella secondo di fronte a ogni cambiamento la protesta è fisiologica. È una forma di ricreazione, ma poi il tempo aggiusta tutto, fa tornare le acque tranquille, la ricreazione finisce. L’ideologia secondo cui “bisogna un po’ far sfogare i ragazzi” e la critica e la controproposta sono passatempi per nullafacenti che non hanno nulla di meglio da fare.

E l’opposizione che fa? Poco o nulla. Abituata ai tempi e alle dinamiche della politica spettacolo, gioca di rimbalzo: o cavalca l’Onda o ribatte al governo quando Gelmini fa le sue oscene proposte. Quando Gelmini ha finto di tornare sui suoi passi parlando di maestro unico facoltativo alle elementari, Veltroni è passato direttamente all’incasso. Insomma, si discute di scuola solo se c’è da incassare: se non tutto, comunque maledettamente subito.

E la strategia dell’Onda anomala? Adesso che i decreti Gelmini sulla scuola elementare e sull’università, a colpi di fiducia, sono passati, cosa farà? Ha veramente una sua resistenza? Una sua anomalia? Una sua forza? L’Onda è in un momento delicato. Ha preso le distanze dalla politica – da questa politica – ma adesso, per continuare a esistere, deve affrontare inevitabilmente dei nodi politici. Primo tra tutti quello dell’informazione. Non si può infatti limitare a giocare solo di rimessa. Ora sono il governo e la Gelmini a dettare i tempi. Quando loro aprono bocca sui media si parla di scuola, altrimenti ci sono altre notizie più importanti su cui discutere e interrogarsi.


Se l’anomalia dell’Onda consiste realmente in una pratica culturale e politica dove nulla è dato per scontato, occorra che in questo Paese che certo oggi non brilla per la sua libertà nell’informazione, tiri fuori qualche sforzo supplementare di creatività. Occorre che oltre giocare di rimbalzo con la protesta su quanto propone il governo, giochi di anticipo e sia propositiva. Occorre che opponga alla Riforma un disegno culturale chiaro e praticabile di quello che ha chiamato Autoriforma. Occorre che dia la sveglia a una sonnacchiosa opposizione. Occorre che rifletta sulla straordinaria mobilitazione spontanea di docenti e studenti dei mesi scorsi per non disperdere quell’energia buona.

Per esempio, provocatoriamente, per protesta furono organizzate lezioni all’aperto. Partiamo da lì. È stato qualcosa di clamoroso, ma già ce ne siamo quasi dimenticato. Quella non era solo una forma di protesta, ma  anche un modo per dire “esisto!”, per far vedere alla gente comune, a chi non si occupa tutti i giorni di scuola, a chi non è più alunno o studente, cosa succede nelle aule quando gli altri sono al lavoro. Un modo per promuovere un’idea di cultura come formazione, come possibilità di dialogo, come esercizio del proprio spirito critico, come segno di civiltà contro l’inciviltà dilagante. Un modo per promuovere un’idea di cultura e di sviluppo diverse da quelle proposte dal governo e in genere dai politicanti per cui, cultura e ricerca, formazione e istruzione, sono accessori o ornamenti, non basi di crescita individuale, non centro di sviluppo, non segno di civiltà.

È da lì che bisogna ripartire. Propositivamente. Facendo vedere quello che si è, quello che si fa. Quello che si ha intenzione di essere e fare. Portando questa idea di cultura e di formazione al di fuori dalle scuole e delle università. Facendola stridere con le idee di cultura e formazione che permeano il resto della nostra società. A prescindere da quello che fa il Governo o che dice Gelmini, che parla solo per distrarre. Addirittura  prescindere dai successi e dagli insuccessi momentanei del momento. Facendo vedere non solo cosa questo governo ha tolto nonostante la protesta dell’Onda, ma come e cosa è possibile essere e avere, per tutti, in modo diverso. Riaffermando cioè un’idea di partecipazione ma, diciamolo pure, di agire politico, di cui oggi in Italia si sente tristemente la mancanza.

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