1860/1866 Altro che Risorgimento! Gli anni dello sprofondamento del Sud

1 02 2009

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La guerra civile delle due Sicilie.

Di OnestaMente

E’ nostro dovere di cittadini pensanti, non credere mai ciecamente alle versioni ufficiali, sempre troppo semplicistiche e dettate dalle ragioni dei vincitori.

Per quelli che non sanno nulla di storia, sto  scrivendo degli ultimi 6 anni di quel periodo cruciale, che a scuola vi raccontano come il “Glorioso Risorgimento Italiano”. Gli anni in cui tutto lo stivale, tra iperboloici atti di eroismo e unanimi manifestazioni di gioia, si unì in un unico stato centralizzato.
Mai come allora la verità fu messa al bando
e i libri di storia riempiti di menzogne
e di eroismi sintetici

mai come allora i liberatori si rivelarono come dei crudeli assassini
e i briganti come dei coraggiosi guerriglieri.

Ma andiamo con ordine: era la notte del 5 maggio 1860; nel porto di Genova, il futuro “eroe dei due mondi”, tale Giuseppe Garibaldi, stava finendo le operazioni di carico dei due battelli a vapore Piemonte e Lombardo, destinati a trasportare i suoi mille uomini fino a Marsala, in Sicilia, dove avrebbero cominciato l’invasione del regno delle due Sicilie, comprendente praticamente tutto il sud, da Napoli in giù; esso era retto dalla dinastia dei Borboni.
Personaggio poliedrico, Garibaldi era un ex commerciante di schiavi e ladro di cavalli, aveva i capelli lunghi per nascondere l’orribile orecchio mozzato, che gli fecero in Argentina, per punirlo di tali ruberie.
Davanti a quella seppur entusiasta, banda di giovanotti e di criminali male armati (avevano fucili ad avancarica vecchi e inadeguati, che si inceppavano un colpo si e uno no), chiunque sarebbe stato tentato di rinunciare all’impresa; ma Garibaldi ara fiducioso… Godeva infatti della protezione e del finanziamento, oltre che della casa regnante Piemontese dei Savoia, anche dell’Inghilterra e della massoneria internazionale (Garibaldi, Mazzini e Cavour erano massoni), già attiva nella corruzione di un largo numero di ufficiali borbonici.
Infatti, i Garibaldini riuscirono a raggiungere Marsala miracolosamente senza incontrare alcuna nave nemica.
Lo sbarco fu una cosa imbarazzante; con le tante proprietà inglesi che innalzarono la bandiera britannica (chi libera chi?) e uno dei battelli che andò a incagliarsi davanti alla spiaggia, costringendo i garibaldini a farsi il bagno. I difensori cominciarono a sparare troppo tardi e mirando male, apposta per non rovinare le operazioni di scarico di armi e vettovaglie. Sappiate che saranno circa 2300, gli ufficiali borbonici voltagabbana, che si ritroveranno ad avere ruoli di pari o superiore grado sotto i nuovi padroni.

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Poco dopo lo sbarco il 15 maggio del 1860 avvenne la famosa battaglia di Calatafimi; la battaglia del “Qui si fa l’Italia o si muore” e l’Italia si fece, ma non ci fu vera battaglia. I garibaldini in inferiorità numerica, con i loro pesanti fucili dovettero correre all’assalto delle postazioni borboniche, meglio armate e poste in alto,  sopra  un pendio a terrazze. Non serve un fine stratega, per rendersi conto che avrebbero potuto  massacrarli tutti facilmente, ma il generale settantenne Francesco Landi (Borboni), con sorpresa di tutti, fece suonar la ritirata. Naturalmente, i figli di tal generale diventarono ufficiali superiori dell’esercito italiano.

Dopo questa “gloriosa” battaglia, la strada fu tutta in discesa per i Garibaldini, che si dedicarono a reprimere nel sangue le rivolte dei popolani senza terra, che minacciavano i  possedimenti dei latifondisti inglesi e non.  Repressione violenta, arresti indiscriminati, processi sommari e conseguenti fucilazioni erano i metodi delle camice rosse. Il caso più famoso fu quello di Bronte il 10 agosto del 1860, dove, dopo aver soppresso la rivolta, arrestarono circa 150 persone e ne fucilarono 5, dopo un breve processo farsa.

Il 19 agosto i garibaldini sbarcarono in Calabria e il 7 settembre entrarono in una Napoli indifesa; il re Francesco II  aveva portato l’esercito nei pressi di Gaeta sul fiume Volturno, dove avvenne la battaglia finale vinta dai garibaldini con l’aiuto dei regolari piemontesi.
Presto furono annesse le altre regioni del sud e del centro, tranne Roma e quel poco che rimaneva dello stato Pontificio, che restò sotto protezione francese fino all’attacco chiamato ‘La breccia di porta Pia’ nel 1870; quando i francesi se ne erano già andati e la città era quasi indifesa.

Al Sud non ci misero molto ad accorgersi che avevano solamente cambiato padrone, e che l’avevano cambiato in peggio. Speravano in un vera riforma agraria che non ci fu.
Venne introdotta la leva obbligatoria e aumentarono molto le tasse, sopratutto per i ceti più poveri (come l’odiosa tassa sul macinato, ovvero la tassa sulla miseria). Il tesoro e le altre ricchezze del regno delle due Sicilie vennero spolpate per coprire il già grande indebitamento dello stato Italiano.

Quello che seguì (1861-1869) fu chiamato il fenomeno del brigantaggio, ma in realtà fu una vera e propria Guerra civile del Sud contro il neonato stato unitario. I rivoltosi erano composti da contadini e pastori poveri, ma anche da ex soldati borbonici e loro sostenitori, da disertori dell’esercito italiano e garibaldini delusi. Furono otto anni di atrocità indicibili (certo, da entrambe le parti), fucilazioni sommarie e distruzione di interi villaggi. .

Il culmine della crudeltà si ebbe con la creazione di veri e propri Lager in Lombardia e in Piemonte. Il più terribile di questi fu quello di Fenestrelle, posto all’imbocco della Val Chisone, tra i 1200 e i 1800 metri, dove gli inverni erano terribilmente gelidi e il vento spirava forte. Migliaia di persone furono condannate ad estenuanti lavori forzati, con poco cibo e camice di tela, venivano lascati a morire così. I corpi venivano poi liquefatti nella calce viva, per cancellare le prove della loro stessa esistenza.
“Secondo le stime ufficiali del Regno d’Italia, solo per il periodo che va dal settembre del 1860 all’agosto del 1861 vi furono nell’ex Regno delle Due Sicilie 8.964 fucilati, 10.604 feriti, 6.112 prigionieri, 64 sacerdoti, 22 frati, 60 ragazzi e 50 donne uccisi, 13.529 arrestati, 918 case incendiate e sei paesi dati a fuoco, 3.000 famiglie perquisite, 12 chiese saccheggiate, 1.428 comuni sollevati; poiché ufficiali c’è da considerare che come tali queste cifre furono sicuramente sottostimate dal ministero della guerra, nonostante si riferissero ad un solo anno.” Wiki

C’è chi afferma che esso fu un vero e proprio genocidio della gente del sud per ragioni razziali. Ma non mi sento di condividere pienamente questa opinione. Il razzismo dei soldati italiani era forte, ma a combattere  furono anche soldati arruolati nel sud. I ribelli non avevano sempre l’appoggio della popolazione, sopratutto negli ultimi anni, quando le rivolte assunsero carattere più sporadico. Inoltre molti di quei latifondisti che si arricchirono dalla privattizzazione dei terreni del demanio pubblico e dal furto dei terreni dei contadini più poveri, erano del Sud.

Se queste rivolte avessero avuto successo, ottenendo del tutto o in parte l’indipendenza, allora leggeremmo nei libri di storia che l’esercito dei Savoia si rese colpevole di gravi crimini contro l’umanità e che le rivolte dell’Aspromonte, della Sicilia, della Basilicata, eccetera, furono capitanate da coraggiosi e fieri partigiani.

Capite ora, da dove nasce la questione meridionale e l’arretramento del Sud?

Capite perché sono convinto che l’Italia unita sia stata la rovina d’Italia?
Avrebbe potuto diventare come la Svizzera, uno stato federale rispettoso delle varie autonomie locali, o una confederazione di stati indipendenti. Ciò avrebbe aiutato lo sviluppo di tutte le regioni. Invece si fece uno stato centralista irrispettoso di tutti.

“Fatta l’Italia facciamo gli italiani” disse Cavour dimostrando l’intento di questo stato Massonico. La cui terribile Soluzione Finale era l’annullamento delle culture locali. Ci sono riusciti in parte; con le lingue locali, rilegate quasi completamente al solo al linguaggio orale.

Ma cosa sono 148 anni di unità rispetto a più di un millennio e mezzo di divisione?
Io credo nella temporaneità dello Stato italiano unitario.
Se ce ne rendessimo conto in tanti, potremmo finalmente riprendere in mano il nostro destino.

OnestaMente

Letture consigliate:

-“INDIETRO SAVOIA! Storia controccorrente del risorgimento italiano”

di Lorenzo Del Boca

-“BASTA CON QUESTA ITALIA! Il fallimento dello stato mafio-massonico”

di Marco Della Luna

-“1866: LA GRANDE TRUFFA Il plebiscito di annessione del veneto all’Italia”        di Ettore Beggiato

-“I LAGER DEI SAVOIA”   di Fulvio Izzo


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8 responses

3 02 2009
Scipione

Vero. Ma molta molta gente, in tutta Italia, era convinta in buonissima fede di fare qualcosa di eroico e di grande. I potenti manipolano sempre a loro favore, ma gli uomini, i singoli uomini, soprattutto allora, no. E quegli uomini mi piace continuare a chiamarli eroi

3 02 2009
4 02 2009
Onesta Mente

Più che eroi li chiamo sciocchi, se non si sono accorti di quello che stavano facendo.
E tra l’altro, pensi davvero che fossero in tanti a credere di fare qualcosa di grande? Forse tra i mille, ma anche dopo Lo sbarco ridicolo? Anche dopo Bronte e chissa quali altri massacri? Torno a dire che se lo pensavano erano degli sciocchi e se hanno continuato a pensarlo anche durante la guerra civile, allora erano in mala fede.

Dove serebbero gli eroismi? Una marea di giovani e non, tutti impegnati ad ammazzarsi l’un l’altro, perchè pochi ricchi diventino ancora più ricchi; perchè la massoneria internazionale diventi più potente.
Ecco cosa sono i tuoi eroismi.

9 02 2009
ioooooo

Per me non hai ragione!!!!Sn un fan di Mazzini!!!!

10 02 2009
Onesta Mente

Informati meglio allora.
Sei un fan di una persona che è morta da secoli, la quale ha dato il via alla mala idea dellla penisola unita.
Magari non voleva tali crudeltà e agiva in buona fede, ma i risultati di allora furono lo sterminio nel sud e l’industria della valigia nel nord-est
I risultati di oggi sono la costante e abissale deriva culturale e economica che ha preso il Paese.
Svegliatevi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

25 01 2010
antonio lacapra

io smeterei inazi tutto di chiamarlli brigandi.loro sono stati dei grandi uomini con dei nomi e cognome con delle date di nascitee qualcuno a detato della morte.loro non sono brigandi ma eroi gente che avrebbe cambiato la storia di tutti se avrebero vinto con il loro ideale di libertà .sicuramente non ci sarebbe tutta questa ipocrisia da parte dello stato italiano .io oggi come loro eri non mi riconosco in questa italia,e vorrei che tutti coloro che cocoscono la verità sensibilizassero anche glialtri a fare capire loro la differenzza tra ladri comuni e quelli che volgarmente chiamano briganti anche il sud sta dimendicando diamo un grido forte a berlusconi e tutti quelli che lo fanno grande la terra e nosra e non si deve toccatre.. ……………lacapra antonio…….. vicolo toselli 9 sommariva del bosco (cn)

1 10 2010
?

Azeglio,non cavour ha detto: “fatta l’Italia,facciamo gli Italiani”

1 03 2011
luigi

Se 150 anni non son bastati perche’ farne trascorrere altri… il sud e’ una colonia del nord, e’ il suo mercato, si impedisce al sud di far nascere aziende per non creare concorrenza alle industrie del nord, non bastasse questo, il nord si appropria dei fondi FAS e dei soldi che bruxelles manda al sud e che politici meridionali corrotti fanno ritornare indietro. Unica soluzione: uno Stato meridionale indipendente.

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