IL CAPITALISMO SPEGNE LA CANDELA DELL’ETA’ DELL’ ILLUMINISMO

6 02 2009

DI JOHN KOZY

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Globalresearch

http://www.comedonchisciotte.org

Supponete che Paul Krugman, o un
qualsiasi altro economista vincitore di un Premio Nobel, abbia
un’automobile che di tanto in tanto si rompe ma che si può rimettere in
funzione armeggiando un po’ con i congegni. Supponete che avvenga un
guasto imprevisto in un luogo che causi disagio e sofferenze non solo a
Krugman ma anche a tanti altri, ad esempio su una grande autostrada
durante l’ora di punta, magari provocando incidenti con dei feriti o
addirittura dei morti. Quante volte permetterebbe Krugman che questo
accada di nuovo prima di arrivare alla conclusione che il veicolo,
nonostante tutti gli armeggi, non sarà mai un mezzo di trasporto
affidabile e che dovrebbe essere spedito in discarica? Solo Krugman
conosce la risposta, ma sospetto che non ci vorrà molto tempo.
L’economia neoclassica anglo-americana in tutte le sue varianti, che
sono sopravvenute con diverse manovre, è solamente un veicolo economico
inaffidabile. I guasti sono così frequenti che gli economisti li hanno
addirittura incorporati nella teoria riferendosi a loro come ad un
aspetto del “ciclo economico”. Eppure gli economisti occidentali
mostrano un’assoluta riluttanza ad abbandonare la teoria. Provate a
fare la stessa cosa con le automobili definendo guasto saltuario un
aspetto del ciclo dei guasti. Come reagirebbe la gente se i produttori
di auto tentassero di vendere auto che sono state costruite nel ciclo
dei guasti? A partire dal 1789 c’è stata, in media, una crisi economica
ogni 12 anni negli Stati Uniti. Presumendo che la vita media utile di
un’automobile sia di otto anni, inserendo le crisi economiche americane
nei guasti automobilistici ne risulta un guasto ogni quattro mesi. Chi
mai comprerebbe un veicolo simile?

Ovviamente i problemi dell’economia classica sono ben noti e le
critiche sono emerse fin dagli inizi. Ma le critiche verso qualsiasi
teoria sono sempre di due tipi: le critiche ai dettagli del paradigma e
le critiche al paradigma stesso.

Le critiche interne danno origine al tipo di manovre che sfociano in
quelle sette che gli economisti eufemisticamente chiamano scuole.
Abbiamo i misesiani, gli hayekiani e i keynesiani, solo per citarne
alcune, così come la Cristianità ha i papisti, i luterani e i
calvinisti, e l’Islam ha i sunniti, gli sciiti e i sufi. E l’economia
classica condivide tutti gli attributi di un’ideologia religiosa. I
veri credenti hanno una predilezione per scegliere accuratamente tutti
quegli aspetti di una dottrina che piacciono ignorando quelli che non
piacciono.

Indipendentemente da quanto siano devastanti le critiche o
dalla quantità di prove fornite, i veri credenti hanno una propensione
ad ignorarle. Le verifica empirica delle dichiarazioni non è mai
possibile. Non conosco una singola “legge” dell’economia classica per
la quale non possa essere trovato un controesempio empirico. Lo
scetticismo e il dubbio sono assenti. Quegli ecclesiastici che ogni
tanto portano il loro gregge verso luoghi remoti in attesa del Secondo
Avvento non ritornano mai per dire che si erano sbagliati quando gli
eventi previsti non accadono.

Neanche gli economisti ammettono di sbagliare. Yves Smith
(http://www.rgemonitor.com/us-monitor/255066/why_so_little_self-recrimination_among_economists
) cita una marea di cause prossimali per la mancanza di autocritica.
Evidentemente non ha mai sentito parlare delle cause distali. Il vero
motivo di questa mancanza di autocritica è che l’economia Classica è
solamente un’ideologia simil-religiosa e gli economisti che la
sostengono si comportano esattamente come quegli ecclesiastici che
sbagliano sempre le previsioni sul Secondo Avvento. Gli economisti
classici si dissociano da coloro che adottano ideologie religiose,
sostenendo che la teoria è fondata sulla “legge naturale”, un concetto
screditato da tempo, e l’uso dei modelli matematici. Per qualche
motivo, non viene mai loro in mente che il vescovo Ussher aveva usato
un modello matematico quando calcolò che la data della creazione
dell’universo dovesse essere il 23 ottobre 4004 a.C. (secondo il
prolettico calendario giuliano) o che la numerologia consiste
interamente di modelli matematici. E’ un peccato! E quando si trovano
veramente sotto pressione, gli economisti si rifugiano nel classico
trucchetto del “è certamente preferibile a qualunque altro modello
socio-economico che l’umanità abbia mai testimoniato.” Non solo non è
assolutamente vero, dato che è possibile chiedere preferibile a cosa e
a chi, ma sono state tentate pochissime alternative, e buona parte di
quelle che sono state tentate non sono state fatte su scala nazionale.

Le critiche esterne sono molto più gravi, eppure gli economisti classici le ritengono del tutto irrilevanti. Eccone alcune.

L’economia classica non è una teoria unificata. E’ un groviglio di
frammenti inconsistenti di diverse materie economiche di cui si sa poco
ma in cui si crede molto. Ad esempio, vi sono numerose dispute sulla
natura della ricchezza e sul valore dei salari. Gli economisti classici
non hanno un’opinione unanime su nessuno dei principali postulati della
dottrina. Leggete i post su economistsview, contate il numero di volte
in cui vengono utilizzate le parole “credo” e “penso” e confrontate
queste cifre con il numero di volte in cui viene utilizzata la parola
“so”. Poi contate il numero di divergenze che riscontrate tra gli
economisti più stimati.

L’economia classica non racchiude tutta l’attività economica. L’economia classica promuove il laissez faire, il laissez-passer, ma c’è molta più attività economica di quanto gli economisti classici abbiano mai tentato di applicare i princìpi del laissez faire e del laissez-parler.
In primo luogo, la maggior parte di quella che chiamiamo attività
criminale ha una natura economica. Il furto, il borseggio, il
taccheggio, la frode, la prostituzione, la produzione e la vendita di
sostanze illegali, lo strozzinaggio, tutti i generi di corruzione
compresa quella politica, il sequestro di persona, le bustarelle e
molti altri sono attività economiche che nessun economista sostiene che
debbano essere deregolamentate, rese lecite e impunite anche quando le
tecniche utilizzate sono identiche a quelle utilizzate dalle aziende
“legali”. Ad esempio, la maggior parte dell’attività criminale implica
l’inganno, eppure l’inganno nelle pratiche commerciali viene
legalizzato come “montatura pubblicitaria”. Non c’è sostanzialmente
differenza tra le aziende che indicano un prezzo più alto alla cassa
rispetto a quello esposto sullo scaffale e scippare qualcuno per
strada. Una televisione locale manda in onda regolarmente un servizio
speciale, chiamato “Occasione o bidone”, in cui vengono provati dei
prodotti che vengono fortemente pubblicizzati. La maggior parte di
questi si rivela una fregatura. Ma che differenza c’è tra vendere a un
cliente un prodotto che è una fregatura e il consumatore che acquista
un prodotto con un assegno che è fasullo? Eppure quest’ultimo esempio è
illegale mentre il primo no.

Anche coloro che promuovono l’economia classica non ci hanno mai
creduto fino in fondo. Parafrasando Emerson: “Le loro azioni parlano
così forte che non riusciamo a sentire quello che dicono.” La comunità
economica disdegna la regolamentazione ma apprezza i favoritismi e ha
da sempre corrotto i governi per ottenerli. Dallo statuto della East
India Company alle pressioni politiche odierne, il cosiddetto laissez faire è sempre stato portato a termine con l’aiuto governativo. Un ulteriore esempio di accurata scelta ideologica!

Infine, l’economia classica ha istituzionalizzato l’immoralità, i
governi corrotti e persino la stessa religione ma, più di ogni altra
cosa, ha invertito il corso del progresso umano.

L’economia classica è capovolta, ha cambiato completamente l’economia.
Fino alla metà del diciassettesimo secolo (1651), la parola “economia”
riguardava la gestione famigliare. Da allora, il termine è arrivato ad
intendere la gestione delle risorse di un paese. Ciò che provocò il
cambiamento fu l’emergenza dell’unificazione degli stati-nazione in
Europa, monarchici nel governo e strutturati in classi – principalmente
aristocratici e contadini. La ricchezza e la proprietà erano detenuti
dai primi, mentre i contadini erano considerati come bestiame usa e
getta la cui unica funzione era quella di appoggiare e difendere lo
stato e lo status quo. Prima di allora, il progresso umano era stato
rivolto nel moralizzare l’umanità e i Sette Peccati Capitali definivano
gli attributi umani che dovevano essere disincentivati ed eliminati.
Gli esseri umani erano ritenuti i giusti beneficiari dello sforzo
dell’uomo. Da allora, i Sette Peccati Capitali sono stati trasformati
nelle Sette Virtù Economiche, e le conseguenze per l’umanità sono state
terribili. Il mercantilismo inizialmente divenne la teoria economica
dominante e la sua realizzazione fu portata avanti con le conquiste
imperiali e lo sfruttamento. L’economia classica di Adam Smith fu
introdotta solamente come un mezzo più efficace per espandere la
ricchezza nazionale. La fortunata adozione degli economisti classici
può essere attribuita a lui, a John Locke e a quegli aristocratici
egoisti che riconoscevano la licenza di rubare che questa concedeva
loro.

Sia Locke che Smith vivevano in un’Inghilterra monarchica, strutturata
in classi. Anche se non erano aristocratici, non erano sicuramente
cittadini comuni perché entrambi avevano dei benefattori aristocratici.
Il primo Conte di Shaftsbury, che divenne Presidente della Camera dei
Lord, diventò benefattore di Locke e Locke divenne il segretario di un
comitato potentissimo. Il mecenate di Adam Smith era Lord Kames e Smith
ottenne l’impiego molto redditizio di insegnante privato del giovane
duca di Buccleuch. Quindi, anche se né Locke né Smith erano
aristocratici, i loro stretti collaboratori lo erano ed entrambi
beneficiavano e condividevano i privilegi dell’aristocrazia. I
sociologi sostengono che le persone che hanno una posizione analoga
all’interno di un sistema di relazioni di proprietà sviluppano altre
importanti analogie di pensiero, valori, stile, comportamento e idee
politiche. Poiché i legami principali di Locke e Smith erano con i
membri dell’aristocrazia, entrambi acquisirono e tentarono di
preservare, e forse di appoggiare, i valori dell’establishment.

Anche se Locke aveva guadagnato una certa fama come filosofo al
contrario di Smith (nonostante quest’ultimo fosse docente di filosofia
morale), fece un errore categorico fondamentale nel suo Secondo Trattato sul Governo,
che Thomas Jefferson fu rapido a notare. Locked stabiliva la vita, la
libertà e la proprietà come diritti naturali. Persino nell’Inghilterra
di Locke, la società poteva almeno tentare di proteggere le vite e la
libertà delle persone comuni, ma non poteva proteggere le loro
proprietà perché non ne avevano. Quindi Jefferson ritoccò questo elenco
di diritti naturali inserendo la vita, la libertà e la ricerca della
felicità. Dato che, sotto molti aspetti, solo l’aristocrazia inglese
deteneva la proprietà, la sua protezione diventava una protezione dello
status quo. E la protezione della proprietà dell’establishment è anche
oggi la ragione fondamentale della distinzione tra quelle attività
economiche che sono legittime e quelle che non lo sono. Solo questo
spiega la differenza tra il vendere a un consumatore un prodotto che è
una fregatura e il consumatore che acquista un prodotto con un assegno
che è fasullo. I ricchi mantengono quello che hanno mentre i poveri
vengono derubati.

Anche Smith è un filosofo dell’establishment.
Come faceva notare Richard Reeb in “An Historian on British History”
(http://adamsmithslostlegacy.com/2008/12/historian-on-british-history.html
): “C’erano sostanzialmente due approcci che i sovrani dei primi
stati-nazioni moderni intraprendevano verso la generazione della
ricchezza nazionale. Uno sosteneva l’acquisizione di metalli preziosi e
il loro immagazzinamento per scopi nazionali… Un altro punto di
vista, caldeggiato in Gran Bretagna, era che era meglio favorire i
mercanti affinché costruissero le loro fortune con una regolamentazione
limitata, perché un commercio in espansione finanziava il governo una
tassazione minima. La Ricchezza delle nazioni di
Adam Smith forniva l’argomento più forte per il secondo punto di vista
sulla ricchezza nazionale. Il governo britannico non era meno tentato
degli spagnoli di requisire le risorse del paese, ma Smith ne fece un
caso convincente di laissez faire (lasciategli fare quello gli
pare) molto più produttivo delle missioni nazionali di sfruttare le
risorse naturali del mondo per arricchire le casse del governo. La
famosa “mano invisibile” di Smith non era cieca di fronte all’avidità
degli uomini d’affari (piuttosto il contrario), anzi li vedeva come
produttori molto più efficienti di qualsiasi governo.” Lo scopo di
Smith non era soltanto quello di preservare l’establishment ma di
rendere più efficiente la sua avidità e il suo sfruttamento. In
effetti, l’adozione dell’economia classica/neoclassica non solo ebbe
successo, ma distruggeva gli obiettivi dell’Età dell’Illuminismo e
poneva fine al progresso dell’umanità verso liberté, égalité, fraternité
e a quello che Lincoln esprimeva in modo così appropriato quando
parlava di “nuova nascita di libertà” e “il governo delle persone, per
le persone”. Un governo simile oggi non esiste e i nostri
stati-nazione, anche se leggermente modificati nella forma, imitano gli
stati monarchici del diciassettesimo secolo in Europa, nei quali i
cittadini comuni esistevano non solo per l’interesse dello stato e
delle sue istituzioni ma perché erano ritenuti sacrificabili.

Le prove per questo punto di vista sono schiaccianti. Il Congresso
degli Stati Uniti riesce a trovare migliaia di dollari da un giorno
all’altro per combattere guerre di dubbio merito e per appoggiare
istituzioni dell’establishment sul lastrico, ma non si trovano mai i
soldi per i programmi di sostegno alle persone bisognose. I salari dei
lavoratori del settore automobilistico vengono criticati come “troppo
elevati” ma non quelli degli intermediari di Wall Street o dei
funzionari pubblici eletti. L’aumento dei salari minimi viene
osteggiato e l’associazionismo sindacale viene disincentivato, ma le
cosiddette organizzazioni professionali, che non sono altro che dei
sindacati, non solo sono tollerati ma viene loro permesso di dedicarsi
ad attività che influenzano a loro favore le politiche del governo.
Nemmeno un leader sindacale ha un seggio al Congresso ma abbondano gli
avvocati che fanno parte dell’ABA, l’associazione americana degli
avvocati. Giovani ragazzi e ragazze, perlopiù cittadini comuni, sono
inviati in guerra spesso per essere sacrificati, ma quando sono
abbastanza fortunati da ritornare vivi si vedono negati i benefici e i
servizi che erano stati promessi loro. Queste persone, che erano state
considerate sacrificabili quando sono state arruolate, rimangono
sacrificabili una volta congedate. Il Congresso riesce a trovare
rapidamente 700 miliardi di dollari per i banchieri ma non 7 centesimi
per l’anziano che vive della Previdenza Sociale (che termine
improprio!). Medicare, in origine, fu costituita per pagare i medici
per visitare i pazienti ma non era possibile alcuna terapia, a meno che
i pazienti avessero avuto i mezzi per comprare i medicinali prescritti.
Quello che veniva definito un beneficio per gli anziani era in realtà
poco più di un piano di protezione dei redditi dei medici.

Alcuni economisti potrebbero sostenere che questo è puramente un frutto
del destino, non necessariamente un risultato del sistema economico, ma
questa affermazione è piuttosto sciocca. Nell’economia classica,
apparentemente gli individui operano per proprio tornaconto come agenti
economici che si dedicano a quelle attività economiche che portano gli
introiti maggiori. Ma se così fosse, la società sarebbe impossibile.
Nessuno sarebbe disposto a fare i lavori più umili che l’esistenza
della società richiede. Chi farebbe il fognaiolo a salario minimo? Chi
farebbe l’insegnante di una scuola pubblica? Chi farebbe l’infermiera?
Chi farebbe l’artista, il compositore impegnato (antitetico a quello di
successo), l’assistente sociale, l’autista di ambulanze, il vigile del
fuoco, il poliziotto, il custode, il portinaio, il facchino, l’operaio
in fabbrica, l’operaio negli impianti di trivellazione petrolifera, il
boscaiolo, lo spazzino, il cassiere del negozietto, il professore in un
istituto pubblico, o addirittura il prete? La gente farebbe gran parte
di questi lavori solo per forza di cose, il che significa che il
sistema impala i suoi seguaci sui corni del dilemma. O l’economia
classica è fondata sul postulato del tutto falso del tornaconto
economico oppure deve essere progettata in modo che alla maggior parte
di persone in una società non sia mai consentito di inseguire il
proprio tornaconto come agenti economici (chiunque creda che sia logico
adottare una teoria che impala i suoi seguaci sui corni del dilemma sta
delirando). Un aspetto economico di questo progetto è la teoria dei
salari di sussistenza di Smith (solamente una persona con una
bassissima opinione dell’umanità avrebbe potuto proporre una cosa
simile). Le masse devono accettare il loro stato sociale oppure devono
tentare di sfuggire alla loro situazione vincendo grosse somme in
lotterie o quiz oppure muovendosi verso sforzi economici alternativi
proibiti (normalmente definiti crimini). Anche l’istruzione non è un
percorso efficace per molti. Quindi il crimine diventa un tratto
essenziale del Capitalismo e il suo aumento sia in Russia dopo la fine
del Comunismo che in Israele dopo la fine del Socialismo sono esempi
sufficienti. A meno che gli americani siano geneticamente predisposti
al comportamento criminale, agli Stati Uniti va attribuito il fatto che
abbiano l’economia capitalista più laissez faire
perché l’America ha anche il più alto livello di popolazione criminale
pro capite di qualunque altra nazione. Quindi questo sistema economico
deve essere basato sullo sfruttamento per essere efficace. Duecento
anni di Capitalismo e la gente comune è ancora schiava, vengono ancora
combattute guerre per proteggere i nostri “interessi nazionali” e lo
sterminio di esseri umani avviene a livelli sempre maggiori. John
Locke, Adam Smith e gli economisti classici hanno spento la candela
dell’Età dell’Illuminismo! Hanno fermato del tutto il progresso umano.

Per ottenere questo risultato, comunque, i governi che in teoria si
definiscono democratici devono essere corrotti; i veri rappresentanti
del popolo non lo permetterebbero mai. Il governo americano è diventato
un establishment oligarchico i cui funzionari eletti legiferano sulla
protezione dello status quo. I tentativi di cambiare il sistema sono
quasi impossibili dato che l’establishment politico controlla come
vengono gestite le elezioni e come sono conteggiati i voti e
l’establishment della stampa a scopo di lucro controlla addirittura
quali candidati può ascoltare la gente. Nel corso della Rivoluzione
francese, la stampa era diventata un quarto stato che denunciava gli
abusi dell’establishment e sosteneva il cambiamento mentre la stampa
americana di oggi promuove i valori dell’establishment e diffonde
acriticamente la propaganda governativa. La verità è sparita. Quando
gli amministratori delegati dei nostri istituti finanziari venivano
messi alla gogna da una commissione del Senato, nessuno di quei
personaggi dell’establishment ha avuto il coraggio di dire “Sì, siamo
avidi e abbiamo approfittato delle opportunità che ci forniva la legge
per aumentare la nostra ricchezza e abbiamo speso grandi somme di
denaro per spingere il Congresso a far convertire in legge queste
opportunità. Quindi, Senatore, se volete vedere i veri corrotti, andate
nel bagno più vicino e guardatevi allo specchio.” Nessuno chiede perché
i parlamentari, la maggior parte benestanti di proprio e che guadagnano
di gran lunga più di 150.000 dollari all’anno, abbiano bisogno di
un’assicurazione medica governativa e di piani pensione mentre molti
cittadini americani comuni non hanno nessuna delle due. Nessuno fa
domande riguardo a quei numerosi parlamentari che assumono, in un modo
o nell’altro, i parenti. Nessuno chiede perché i parlamentari milionari
si aspettano che la gente comune finanzi le loro campagne elettorali o
ripaghi i debiti che ne derivano. L’unica conclusione che si può trarre
è che diventare un parlamentare è una vocazione che ha un proprio
tornaconto economico e nell’establishment. Benjamin Franklin provò a
convincere la Convenzione Federale che l’incarico al Congresso non
dovesse essere remunerato. Se solo ci fosse riuscito!

Se tutto questo non fosse abbastanza disgustoso, anche la stessa
religione è stata corrotta. Per quasi quindici secoli le chiese in
Europa hanno combattuto il peccato. Venivano promossi l’obbedienza al
Decalogo e l’elusione dai Sette Peccati Capitali. Oggi il Diritto
Cristiano americano, anche se sostiene la pubblica affissione dei Dieci
Comandamenti, ha limitato le sue preoccupazioni morali verso la messo
al bando dell’aborto e dell’omosessualità, la cui proibizione ha uno
scarso fondamento biblico e la camera da letto non è il luogo in cui
nasce la maggior parte dei problemi morali. Eppure non viene detto
nulla in merito alle violazioni politiche e commerciali dei
Comandamenti o sul commettere i Sette Peccati Capitali.

Quindi, la domanda a cui devono rispondere gli economisti è in quale
mondo vogliamo vivere. Eppure questa domanda non è tra quelle su cui
gli economisti indagano. Vogliamo vivere in un mondo in cui gli esseri
umani esistono per il solo interesse delle istituzioni oppure vogliamo
vivere in un mondo in cui le istituzioni esistono per il solo interesse
del genere umano? Se gli economisti fossero costretti a rispondere
onestamente, quanti di loro ammetterebbero che sceglierebbero la prima
risposta? E se così fosse, che cosa si può dire di simili individui?
Sono persone oneste e per bene, oppure no? Non conosco la risposta, ma
alcuni li stanno apertamente definendo dei malvagi. Paul Bloom, un
docente di psicologia a Yale, ha detto: “Il problema non è che gli
economisti siano persone irragionevoli, è che sono persone malvagie”
((http://www.blogrunner.com/snapshot/D/5/0/economists_dissect_the_8216yuck_factor/
). Gli economisti, naturalmente, respingeranno subito queste critiche
ma esistono delle valide ragioni per considerarle attendibili.
Innanzitutto, buona parte degli economisti appartiene all’establishment
che porta avanti il proprio tornaconto economico, e molti di loro sono
famosi per essersi arricchiti in modo piuttosto discutibile. Infatti,
Greg Mankiw
(http://gregmankiw.blogspot.com/2009/01/why-major-in-economics.html )
consiglia di laurearsi in economia perché la sua “curva di incremento
dei salari è di 0,33 punti logaritmici e un incremento di 0,19 compresi
i controlli occupazionali.” In secondo luogo, alcuni economisti hanno
sostenuto che nessun sistema è immorale, solamente le persone lo sono,
il che è una variante del noto aforisma utilizzato da chi si oppone al
controllo delle armi: le pistole non uccidono, sono le persone a farlo.
Anche se non ho sostenuto che il sistema economico è immorale, ma
solamente che istituzionalizza e favorisce un comportamento immorale,
quest’affermazione degli economisti non è probatoria. Come la pistola è
uno strumento che permette l’esecuzione di un omicidio, il sistema
economico è uno strumento che permette la pratica dell’immoralità. Ma
se la società vuole ridurre o eliminare gli omicidi e la gente non può
essere riformata, l’unica alternativa è quella di eliminare lo
strumento, la pistola. Lo stesso vale per il nostro sistema economico.
Se vogliamo, in generale, un mondo migliore per l’umanità, se vogliamo
eliminare la vera e propria schiavitù e lo sfruttamento, e se non
possiamo imbrigliare l’avidità degli attori economici, l’unica
alternativa è quella di eliminare lo strumento abbandonando la teoria
economica. Altrimenti non cambierà mai nulla e gli esseri umani
continueranno a comportarsi in modo diabolico.

E la cosa più disgustosa è che alcuni economisti sostengono apertamente
e sfacciatamente la più palese immoralità come un vantaggio. Nicholas
D. Kristof scrive: “Anche se gli americani si indignano nell’ascoltare
queste parole, la sfida cruciale nei paesi più poveri non sono le
imprese che sfruttano troppe persone ma il fatto che non ne sfruttano
abbastanza. Parlate con quelle famiglie nelle baraccopoli e vi diranno
che lavorare un’azienda sfruttatrice è un sogno che accarezzano, una
scala per uscire dalla povertà, il tipo di ambizione chiara seppur
irreale che ovunque i genitori hanno per i loro figli.” Evidentemente
Kristof non ha mai studiato logica e non ha mai sentito parlare del non
sequitur. Fare domande alla gente che non ha alternative non è il
metodo per valutare una situazione. La sfida cruciale per tutti i paesi
è come cambiare il sistema economico consolidato in modo che le persone
non debbano essere messe nella condizione di dover scegliere tra
lavorare in una pericolosa baraccopoli o in un altro posto ancora
peggiore. Avere la tubercolosi è meglio che avere un tumore ai polmoni
ma nessuno dei due è apprezzabile. Un male minore è sempre un male, ed
è altrettanto malvagio chiunque tenti di giustificarlo. Chiunque non
capisca queste necessità ha bisogno di riorientare seriamente la sua
bussola morale. E’ per colpa di persone come Kristof che la Teoria dei
sentimenti morali di Adam Smith non ha goduto di una buona reputazione,
perché una teoria morale basata sulla solidarietà difficilmente
potrebbe influenzare gli indifferenti.

Esiste una reale speranza di cambiamento? E’ quantomeno incerto! Coloro
che sono al comando, coloro che sono impregnati di immoralità e
motivati dall’avidità quasi certamente non l’appoggeranno. E’ più
probabile che tengano duro fino alla morte. Forse l’unica speranza, e
potrebbe essere imminente, è il crollo totale dell’economia
anglo-americana e le orribili conseguenze che comporterà a livello
internazionale. Se dovesse accadere, forse l’altro mondo ne rifiuterà,
con ribrezzo, la sua ricostruzione e ricomincerà da capo, rendendo le
famiglie, non le istituzioni e le nazioni, le beneficiarie di tutta
l’attività economica, eliminando la prevaricazione, l’avidità, lo
sfruttamento, la corruzione e gli imperi che caratterizzano il mondo di
oggi.

Smith, ideologie simil-religiose, Adam Smith, John Locke, Richard Reeb,
Età dell’Illuminismo, Paul Bloom, Greg Mankiw, Nicholas D. Kristof

John Kozy
Fonte: http://globalresearch.ca/
Link: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=12038
26.01.2009

Traduzione di JJULES per www.comedonchisciotte.org

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5554


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