E adesso chi glielo dice al senatore D’Alia?

16 02 2009

http://www.ldenews.info

skype-blocked

Dopo le recenti affermazioni del senatore D’Alia (guarda il video), l’autore dell’emendamento che introduce nel “pacchetto sicurezza” (DDL 733) attualmente in discussione alla camera l’art.50-bis detto “blocca-Facebook”, pericoli ben piu’ seri emergono dalle pieghe delle indagini sulla criminalita` organizzata. Lo rivela un articolo di Marco Mensurati e Fabio Tonacci pubblicato lo scorso 14 febbraio su La Repubblica: crimine organizzato e trafficanti internazionali utilizzerebbero il noto programma VOIP Skype per scambiarsi informazioni al sicuro dalle intercettazioni delle forze dell’ordine.

Che fara` ora il senatore? proporra` un emendamento al suo emendamento per includere anche tutti quei programmi “utili allo scambio di informazioni testuali, audio, video, la cui tecnologia e’ preclusa alle indagini delle forze dell’ordine e della magistratura” ?

I due giornalisti citano un collaboratore della procura di Milano, che sostiene:

“Durante la comunicazione Skype trasforma la voce di chi parla in tanti pacchetti di dati digitali che viaggiano in rete. I dati però vengono criptati in base a un algoritmo segretissimo inventato dai programmatori di Skype. Non solo. La procedura di autenticazione da parte degli utenti è invulnerabile, perché il software genera password monouso temporanee ogni volta che si avvia una comunicazione. Ciò rende impossibile agli investigatori ogni tentativo di intercettazione. Skype è riuscita a portare il proprio sistema di sicurezza a livelli militari, assolutamente lontani da quelli degli altri software creati per fare telefonate attraverso Internet, come Eutelia o Ehiweb”.

Il pericolo dunque sarebbe molto piu’ concreto di qualche pagina delirante aperta sui social network da pseudo-sostenitori di questo o quel “personaggio”. sia sotto l’aspetto tecnico (i sistemi di criptazione dei pacchetti, la facilita` di accesso al sistema, la tecnologia VOIP oggi disponibile anche sui cellulari) sia sotto il profilo giuridico datosi che la societa` Skype ha sede legale in Lussemburgo e quindi non è soggetta alla normativa italiana del Codice di Comunicazione.

Gli aspetti piu’ inquietanti della faccenda (gia’ nota del resto a chi di tecnologia si intende) sono pero’ altri: la notizia non e’ stata ripresa praticamente da nessun quotidiano, almeno tra i piu’ diffusi a livello nazionale, mentre ampio risalto e’ stato dato all’emendamento D’Alia; e’ oltretutto in discussione al Parlamento la proposta di legge per limitare – diciamo cosi’ – l’uso delle intercettazioni da parte della magistratura durante lo svolgimento delle indagini, togliendo cosi’ un prezioso strumento alle forze dell’ordine, mentre la criminalita’ internazionale utilizza le tecnologie piu’ all’avanguardia mettendosi cosi’ non uno ma due passi avanti a chi da` loro la caccia; infine, si cerca in tutti i modi di colpire il cittadino che utilizza internet limitando quanto piu’ possibile la sua liberta’ di comunicazione/espressione (sistemi di controllo sulle reti P2P, inasprimento delle pene con le aggravanti della “comunicazione a mezzo internet” per apologia di reato, diffamazione, stampa clandestina etcetc) o si scaricano le responsabilita’ del controllo sui gestori delle reti informatiche aumentando le sanzioni amministrative e/o penali, o si cercano soluzioni drastiche come i filtri sui DNS o il distacco della connessione per l’utente recidivo (la cosiddetta dottrina Sarkozy), mentre – almeno sul piano politico – non si fa praticamente nulla per combattere la criminalita’ organizzata, il traffico internazionale, il (cyber)terrorismo.

Quando uno Stato si fa forte con i deboli e debole con i forti, non e’ piu’ uno Stato di diritto. E’ un servo del Potere.

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