Dissesto geopolitico globale

28 02 2009

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La quinta fase della crisi economica: il dissesto geopolitico globale

Rilasciato ieri il GEAB numero 32: è il report mensile del gruppo Europe2020. Chi ne sentisse parlare per la prima volta, puo’ approfondire qui.

Il nuovo report, che anticipa le tendenze geopolitiche per il quarto trimestre del 2009, non è dei più confortanti. Lo scenario tratteggiato dagli esperti di Europe2020 è a tinte fosche.

Ne pubblichiamo, come sempre, ampi stralci in italiano.

Nel Febbraio 2006 il report stimava che la crisi economica si sarebbe articolata in quattro fasi principali:

  • avvio
  • accelerazione
  • impatto
  • decantazione

A causa della incapacità dei leader globali di comprendere la portata della crisi in corso (vista la loro determinazione nel curare le conseguenze anzichè le cause della crisi), la crisi sistemica globale entrerà nel quarto trimestre del 2009 in una quinta fase: la fase del dissesto geopolitico globale.

Questa nuova fase della crisi sarà determinata da due principali processi strategici

  1. 1. La scomparsa della base finanziaria (dollaro + debito) in tutto il mondo
  2. 2. La frammentazione degli interessi dei principali blocchi e dei principali attori globali

Questi due processi avranno come conseguenza strategica due concatenazioni parallele di eventi (che probabilmente si svilupperanno in momenti separati piuttosto che simultaneamente):

  • Rapida disintegrazione degli attuali sistemi internazionali
  • Dissesto strategico dei principali protagonisti globali

In questo post affrontiamo i primi due processi strategici, nel seguente le due conseguenze strategiche.

1. La scomparsa della base finanziaria (Dollaro + debito) a livello mondiale

Le fondamenta del sistema finanziario, sulla quale banche, assicurazioni e istituzioni globali si sono basate fino ad oggi, stanno crollando così come crollerebbe una città costruita su una faglia vulcanica: improvvisamente si realizza che la solida terra che avrebbe dovuto sostenere solidamente i palazzi non è altro che una sottile crosta sotto la quale c’e’ una miscela di gas tossici e ghiaia alquanto instabile.

La situazione (di crisi), infatti, non si affronta in nessun modo con alcuna delle misure prese oggi contro la crisi mondiale. I leader di USA, EU, Giappone e Cina si accontentano di iniettare massicce quantità di nuova liquidità sotto forma di moneta.

Cercano così di sostituire il debito pubblico al debito privato tossico, come se aggiungere altro gas e sostituire ghiaia instabile con altra ghiaia instabile potesse prevenire il crollo totale.

Le massicce iniezioni di liquidità, soprattutto negli Stati Uniti, non fanno altro che pompare un gas ancora più rarefatto, diluendo il valore della moneta, mentre la continua crescita del debito pubblico sta rendendo gli asset pubblici (come i buoni del tesoro) tanto tossici quanto gli asset privati che avrebbero dovuto sostituire.

(Questa analisi sugli effetti del piano geithner non è una novità per i lettori assidui di Informazione Scorretta)

Più una regione o una nazione dipende dal dollaro e dal livello di indebitamento dei suoi principali operatori economici (famiglie, imprese, settore pubblico), tanto più il tessuto stesso della società subirà il disseso nel quarto trimestre del 2009, o meglio, tanto più il processo di dissesto sarà più evidente e più veloce, visto che è già in corso in molti casi (disordini , altri disordini , altri ancora a guadalupa ).

I sintomi sono facili da identificare: bilanci sempre meno “bilanciati”, beni in costante perdita di valori, debito pubblico in crescita esponenziale, servizi pubblici bloccati, incapacità crescente di frotneggiare impegni finanziari di ogni tipo, moltiplicazione dei fallimenti aziendali, perdita di fiducia nel denaro contante.

USA e UK saranno i più colpiti, ma è ovvio che anche il resto del mondo ne risentirà.

Il processo di scomparsa delle fondamenta finanziarie risulterà, alla fine del 2009, nell’accelerazione del processo di perdita di potere, ricchezza, influenza e standard di vita per una grande maggioranza di protagonisti della scena geopolitica.

Questo accadrà a velocità e proporzioni diverse: il mondo si restingerà ma non nello stesso modo per tutti.

(nell’immagine, il ridimensionamento del valore delle principali banche dal 2007 al gennaio 2009, fonte bloomberg/jpmorgan)

2. La frammentazione degli interessi dei principali blocchi e dei principali attori globali

Il secondo processo strategico di destrutturazione che contribuirà al dissesto geopolitico consiste in una crescente frammentazione degli interessi dei principali blocchi ed attori globali.

L’attuale dibattito sui “pericoli di un ritorno al protezionismo” è contemporaneamente un indicatore ed una componente di questo processo.

Sicuramente il protezionismo è tornato, perchè la globalizzazione degli ultimi due decenni si è arrestata. I discorsi dei leader globali a riguardo sono patetici nella misura in cui continuano a riaffermare la loro opposizione ad ogni ritorno del protezionismo […], ma in realtà stanno facendo l’esatto opposto, come ci dimostrano:

  • la campagna “Buy American” di Obama
  • la svalutazione competitiva della sterlina inglese
  • gli aiuti alle compagnie automobilistiche di Sarkozy (e non solo)
  • i progetti di “stimolo” tedesco e cinese

I leader globali stanno diventando schizofrenici: le loro azioni ed il loro linguaggio divergono sempre di più.

Dopo il G20 di Aprile 2009, i leader del mondo non manterranno più nemmeno la finta pretesa di avere visioni condivise.

La loro sopravvivenza politica all’interno delle loro nazioni li spingerà a concentrarsi sulle emergenze del breve e del medio periodo.

La frammentazione seguirà uno schema relativamente semplice: le grandi potenze esportatrici (Cina, Giappone, Germania ed EU) stanno cercando di preservare il loro accesso ai mercati solvibili rimasti, e dovranno prendere atto della situazione a metà 2009.

Se i loro sforzi saranno vani o poco efficaci a causa della caduta del commercio globale, queste nazioni non avranno altra scelta che rivolgersi ai loro mercati interni, se abbastanza solvibili, altrimenti passeranno a strategie regionali in spregio degli accordi multilaterali e delle regole esistenti.

Ne’ il WTO ne’ le Nazioni Unite potranno farci alcunchè, visto che quete organizzazioni derivano il loro potere dal fatto che la maggior parte dei loro membri accettano di rispettare le regole del gioco. Se i membri preferiscono rifiutare le regole, queste istituzioni sono destinate a restare senza alcun potere.

Questa frammentazione potrebbe evolversi come un frattale.

Questo significa che ogni Stato, ed all’interno di ogni stato ogni regione, provincia, comune, saranno tentati dal considerare rapidamente i loro interessi vitali e quanto costa loro continuare ad osservare le vecchie regole. Le crisi di proporzioni storiche tendono a mettere in discussione i fatti più “ovvi”, in termini di integrità territoriale e/o lealtà politica.

(NDFC: Da questo articolo su effedieffe:

Otto Stati USA hanno varato risoluzioni con cui reclamano la loro sovranità rispetto al governo federale, in base al nono e decimo emendamento della Costituzione. Sono Arizona, Hawaii, Montana, Michigan, Missouri, New Hampshire, Oklahoma e Washington. Altri venti Stati sono pronti a fare lo stesso entro l’anno. Fra essi, Alaska, Alabama, Arkansas, California, Colorado, Georgia, Idaho, Indiana, Kansas, Nevada, Maine e Pennsylvania (fonte worldnetdaily)

Non è il preludio a una nuova guerra di secessione (per ora) ma sono riaffermazioni della sovranità fiscale locale di fronte all’aumento di spesa del governo federale, giudicata irresponsabile.

I primi conflitti tra gli “alleati” stanno già prendendo forma sotto i nostri occhi.

Alcuni assaggi di quello che sarà il futuro:

Sarkozy denuncia pubblicamente l’inefficienza della politica di Gordon Brown

Gordon Brown e molti leader britannici spingono per la priorità dei lavoratori inglesi sugli altri (europei inclusi)

I leader cinesi criticano con forza l’attuale mancanza di alternative alla diversificazione per dollari e buoni del tesoro e lo Yuan è la sola moneta criticata al recente G7 di Roma

Vladimir Putin accusa Washington e Londra di essere il cuore pulsante della crisi attuale

Il fondo sovrano di Singapore cambia la direzione ed indirizza i suoi investimenti altrove dalle istituzioni finanziarie inglesi e americane

Seguirà a breve la seconda puntata sulle due concatenazioni di eventi come conseguenze strategiche dei due processi esposti sopra.

Saluti felici

Felice Capretta

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