Sulla Luna in bicicletta

5 03 2009

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worlduraniumproductionconsumption11

Egregio sig. Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana,

Geograficamente altrove e culturalmente in altri contesti, Lei e il Suo nuovo amichetto francese vi sareste incontrati in qualche bar o, magari, in qualche salotto rigorosamente maschile per raccontarvi a voce più alta che si può le rispettive prodezze amorose per le quali andate ambedue giustamente famosi.

Ora, cancellata ogni traccia di dignità e di senso del ridicolo, in questa congiuntura storica dove il glamour e il grottesco in macedonia si sono guadagnati il posto da primato, è una sede istituzionale ad ospitarvi. E ad ospitarvi per fare business. Business a spese nostre, degl’italiani, intendo, efficacemente anestetizzati da anni di trattamento condotto da tutta la squadra, non importa la casacca occasionalmente indossata, di questa sorta di manicomio criminale che è diventata la nostra penisola. Business a vantaggio dei francesi che, senza i denari dei contribuenti italiani, non potrebbero tenere in piedi una baracca come quella del nucleare.

Non so quanto Le interessi, caro Presidente eletto da un parlamento anticostituzionale e, dunque, illegittimo, ma i risultati del referendum del 1987 (62% contro la Sua scelta, se la memoria mi sorregge) hanno vigore legale e, per questo, Lei ha infranto la legge alla stregua di qualunque delinquente. O di qualunque golpista, se la cosa Le appare meno ignobile e, chissà, addirittura ammantata di un alone romantico. Comunque sia, il fatto è che Lei sta tradendo il mandato del popolo che così sconsideratamente guida. E guida senza patente, proprio perché nessuno Le ha dato mandato di guidarlo, stante l’anticostituzionalità con cui si sono svolte le ultime elezioni-farsa. E guida senza tema d’incorrere in punizioni grazie alla cortesia di un presidente della repubblica che ha scelto questo modo per passare alla storia.

Credo sia inutile ricordarle l’idiozia di cercare energia in una fonte ovviamente in via d’esaurimento, ricordarle i costi della costruzione delle centrali, ricordarle i costi ancora maggiori per l’inevitabile smantellamento e ricordarle i costi per il trattamento delle scorie, un trattamento che, come ha più volte sottolineato quel rompiscatole del Premio Nobel Carlo Rubbia, semplicemente non esiste (vedi il dramma della montagna nello stato del Nevada imbottita di uranio ormai inservibile ma ancora radioattivo e, per di più, in continuo riscaldamento). Quindi, ciò che si prospetta al ronfante popolo italiano è una sequela di vacche magre non dei biblici sette anni ma degli altrettanto biblici settanta volte sette. E le malattie? Non si preoccupi: il professor Veronesi ci ha ormai addestrati a dovere.

Stamattina ho sentito alla radio di regime Gianfranco Fini gridare il suo pentimento riguardo l’antica convinzione antinuclearista, ma ieri sera, alla stessa radio, un tale (non ricordo il nome, ma i nomi degli attori contano poco rispetto a quello dei personaggi che interpretano) rassicurare i pazienti: metteremo le scorie in sicurezza. E noi andremo sulla Luna in bicicletta: stessa validità di ragionamento. Diteci come le metterete in sicurezza queste scorie e noi vi diremo come si fa ad andare in bicicletta sulla Luna. È vero che la maggior parte della mandria bovina è disposta a prestare fede alle bizzarre fantasie d’individui come l’ormai mitico professor Franco Battaglia dell’altrettanto mitica Università di Modena e Reggio Emilia, ma anche in Italia resta qualcuno che non ha ancora incenerito il cervello. Dunque, illustrate pubblicamente come tratterete le scorie e aspettatevi domande cui avrete l’obbligo di rispondere nel rispetto della scienza e senza ricorrere alle solite alchimie deliranti, per quanto oggettivamente efficaci dal vostro punto di vista.

A noi che non abbiamo reagito come Lei desiderava all’anestesia non resta che una speranza. Non avendo disponibile un’opposizione, troppo impegnata nel suo processo di suicidio al rallentatore per putrefazione, possiamo solo contare sulla tradizionale inefficienza italica. Inizieremo a discutere dove fare le centrali; avremo manifestazioni di centoventitre volonterosi che faranno lo sciopero della fame; decideremo con la violenza dove erigere quei lussuosissimi monumenti funebri; indiremo le gare d’appalto dopo averle accuratamente truccate; le ditte escluse porteranno in tribunale un po’ di gente; daremo il via ai lavori; li sospenderemo dopo un anno perché i costi, visti i ritardi, saranno aumentati e bisognerà fare delle revisioni. Intanto l’uranio 235 (che noi non abbiamo, alla faccia dell’indipendenza energetica) avrà raggiunto prezzi da capogiro perché sarà diventato rarissimo Ricordo a Lei e per i distratti che l’uranio costava 7 dollari la libbra nel 2001 e nel 2007 chi ne desiderava sempre una libbra di dollari ne sborsava 135. Ora, caro Presidente del Consiglio, Lei è un uomo d’affari e sa che se la domanda cresce e l’offerta cala, i prezzi vanno su. E, se lo sa Lei, è quello che qualunque italiano sa, appena appena sia sveglio.

Ma i costi dell’uranio incidono poco su quelli della follia nucleare presa in toto. I costi insostenibili sono altri e nessuno vuole calcolarli. Sicurezza? Scorie? Ambiente? Salute? E a noi che c’importa?

Che cosa si farà da subito? Beh, è naturale: si stanzieranno i soldi (i nostri) per istituire commissioni di studio che dovranno avere la consistenza scientifica che hanno quelle del Progetto Moniter della regione Emilia Romagna. E si faranno trovare sotto l’albero di Natale (da noi quel Natale dura dodici mesi l’anno) tanti bei quattrini a parenti, amici e professori con le brache in mano.

Il risultato? Quello sperato, e con fondatezza stante l’antica esperienza, è che il tutto si sarà risolto in una delle tante rapine, magari stavolta un po’ più costosa del solito, e basta. Personalmente ho molti dubbi che le centrali nuove entreranno davvero in funzione. Se non altro perché di uranio 235 non ce ne sarà più (è lo 0,3% dell’uranio totale).

Nel frattempo, egregio signor Presidente, per mostrarci la Sua pur notissima buona fede, potrebbe dare il buon esempio: proponga Arcore come sede di una centrale, la più grossa, e la Sua villa in Sardegna come discarica per le scorie. Vedrà che Cappellacci Le darà una mano.

P.S. Per favore, Presidente, dia un’occhiata a questi tre video e risponda, magari aiutato dei Suoi luminari:http://www.unonotizie.it/3987-italia-lo-scienziato-gianni-mattioli-ecco-perche-bisogna-dire-no-al-pericoloso-nucleare.php

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