Conoscenze esoteriche tramandate nei secoli e menzogne della preistoria

11 03 2009

http://scienzamarcia.blogspot.com

papiro

Questa è un’immagine che si trova sull’antico papiro egizio di Khonsu Mes, di qualche migliaia di anni fa, impossibile non notare subito i simboli della fertilità in quella sorta di “contenitore ovoidale”: uomini col fallo eretto e con la zappa in mano (un terreno fertile è quello ben rivangato).

Ma se qualcuno ha conservato dei ricordi della biologia che si studia a scuola potrebbe ravvisare in tale figura degli altri simboli correlati alla fertilità ed alla riproduzione; simboli che potrebbero non affiorare subito anche perchè è difficile al primo acchito metterli in relazione con la cultura dell’antico Egitto.

E allora prendiamo la figura di sopra, cancelliamo i contadini eccitati ed alcuni orpelli esterni, e l’affianchiamo ad una figura che potremmo ritrovare su di un tipico testo di biologia delle scuole superiori.

metafase1

Sorpresi vero? Che dire infatti della rassomiglianza della figura del papiro di Khonsu Mes con la metafase, ovvero una delle fasi della riproduzione cellulare tramite duplicazione? Coincidenze? Oh certo, tutto può essere in teoria, le coincidenze esistono in fin dei conti, ma sono per quanto riguarda certi reperti dell’antichità sono un po’ troppe.

Se io dicessi che quella figura è la prova del fatto che conoscenze esoteriche sono state tramandate durante la civiltà egizia, come retaggio di una civiltà antidiluviana distrutta da un cataclisma (come raccontano per altro leggende e miti dei popoli di ogni parte della terra) la mia interpretazione sarebbe subito bollata come “azzardata” (se non peggio) dagli storici ortodossi.

Ma che dire di questi “storici” che continuano a scrivere sui propri libri che le tre grandi piramidi del complesso di Giza sono state costruite come tombe per i faraoni senza che ci sia il minimo straccio di prova a sostegno di tale affermazione? Senza che nessun corpo, nessuna mummia regale sia stata mai ritrovata al loro interno? Che dire di questa curiosa mancanza di coincidenza, di questa notevole correlazione negativa? E che dire del fatto che secondo gli stessi storici civiltà di scarso livello tecnologico avrebbero permesso la realizzazione e la messa in opera di monoliti del peso di un migliaio di tonnellate?

E che cosa pensate voi di queste famose raffigurazioni della cripta del tempio di Hator a Dendera che rassomigliano sin troppo a moderne lampade o tubi catodici?

dendera

Non ho il tempo di passare in rivista tutti gli indizi e le prove che portano a pensare che la storia del nostro passato sia molto differente da come viene raccontata nei libri scolastici ed universitari, ma uno vi presento qui alcuni dei più importanti e decisivi, come ad esempio questa Carta disegnata dal cartografo Zeno nel 1380, che raffigura la Groenlandia completamente libera dal ghiaccio, così come succedeva probabilmente 10.000 anni circa (quanto meno non mi risulta che la Groenlandia sia stata completamente libera dai ghiacci negli ultimi millenni, né che gli storici ufficiali riconoscano culture così avanzate da effettuare una cartografia di tale livello qualche millennio fa).

zeno

Secondo alcuni ricercatori la topografia dell’isola raffigurata nella carta di Zeno (montagne al sud e al nord e pianura al centro) corrisponde a quella che adesso è nota solo grazie a recenti tecnologie di riflessologia sismica (una sorta di “ecografia del sottosuolo” realizzata facendo detonare degli esplosivi che fungono da sorgenti di onde sismiche utilizzate per effettuare una scansione sotterranea). Non ho avuto modo di verificare di persona tale informazione perchè non sono riuscito a reperire mappe della Groenlandia ottenute con tale tecnica (se qualcuno le trova è pregato di contattarmi). Di sicuro però la presenza di fiumi e monti tracciati in quella carta di Zeno persino nella zona settentrionale della Groenlandia sono indicativi: chi mai si sognerebbe di indicare simili dettagli trovandosi di fronte ad una landa perennemente ghiacciata? E per finire c’è l’ennesima curiosa “coincidenza”: l’immagine di una enorme struttura geometrica sotto il ghiaccio della Groenlandia scoperta grazie a Google Earth.

Non mi sembra affatto peregrino quindi pensare che conoscenze di una cultura molto avanzata, distrutta da un cataclisma ricordato nei propri miti dai popoli di tutto il mondo siano sopravvissute ed in certi casi siano pervenute sino a noi (in questo caso attraverso un lavoro di ricopiatura di antichissime mappe).

Forse questa ipotesi potrebbe spiegare (in maniera più semplice di tante altre, come il rasoio di Occam) quello che leggiamo in certi scritti di Ruggero Bacone (1214, 1293 circa) un personaggio alquanto misterioso e famoso per la sua precognizione della scienza del futuro. Aveva solo una fervida fantasia ed una forte capacità speculativa? Non sembra proprio a giudicare dalla lettura della sua Epistula de secretis operibus et naturae scritta intorno al 1250. Per quanto riguarda la traduzione ho cercato di rendere più scorrevole il testo recuperato da due differenti traduzioni:

  • Ruggero Bacone, La scienza sperimentale. Lettera a Clemente IV, La scienza sperimentale, I segreti dell’arte della natura, traduzioni a cura di Francesco Bottin, ed Rusconi, Milano 1990 , p. 217
  • Traduzione non meglio identificata nel libro Archeologia eretica di Luc Burgin (ed Piemme, Casale Monferrato, 2004)

    Le due traduzioni concordano negli aspetti salienti con una differenza di non poco conto: ovvero la prima rende i passaggi della famosa lettere (epistola) al presente (si possono costruire) mentre la seconda al futuro (si costruiranno). La differenza è di non poco conto anche se non inficia il ragionamento che esporrò dopo lo scritto di Bacone. Se qualcuno ha modo di dirimere la questione mi scriva una mail (vedere i contatti nella colonna destra del blog). Per quanto riguarda l’uso dei tempi mi sono tenuto alla versione di Bottin. Se poi qualcuno mi scova l’originale latino … chissà

    “Racconto ora di meravigliose opere dell’arte e della natura, che non hanno niente di magico (…)Si possono realizzare navi che viaggiano senza essere sospinte da rematori e che vanno sia per mare che per fiume sotto la guida di un solo marinaio ad una velocità maggiore di quelle che vengono sospinte da molti rematori. Si possono costruire carri che si muovono ad una velocità straordinaria senza essere trainati da animali … Si possono realizzare anche congegni per volare, in maniera tale che un uomo al centro della macchina azioni delle ali artificiali che battono l’aria come se si trattasse di un uccello. Si può pure fare uno strumento di piccole dimensioni che può sollevare ed abbassare dei pesi enormi (…)
    Si può fare con grande facilità anche uno strumento mediante il quale un solo uomo può attrarre a sé mille uomini a forza contro la loro volontà (…) Si possono pure fare strumenti per camminare sul fondo del mare o dei fiumi senza mettere in pericolo la propria vita. Queste macchine sono state costruite nell’antichità e di sicuro anche nella nostra era, forse con la solo eccezione delle macchine volanti che non ho visto e che, a quanto pare, nessun altro ha visto. Ma conosco una persona che sa come costruire una macchina di questo genere. Si possono realizzare moltissime cose, come ad esempio ponti, da poggiare sui corsi d’acqua senza sostegno e senza fissaggio”.

    Difficile dopo avere letto queste righe pensare che il signor Bacone avesse solo fervida fantasia, per quanto non lo si possa negare a priori. Di certo si potrebbe spiegare questo suo scritto ricorrendo anche all’ipotesi che Bacone fosse dotato di capacità precognitive, ma è forte il sospetto che egli fosse introdotto in certe società segrete all’interno delle quali venivano tramandate delle conoscenze esoteriche (ovvero riservate a pochi iniziati).

    Abbiamo già visto nel precedente articolo su Baalbek come esistano prove certe dell’esistenza di civiltà altamente progredite diversi millenni prima della nostra, e abbiamo già incontrato descrizioni di ritrovamenti “fuori posto” di giganti, mummie e simboli massonici in tunnel sotto la California meridionale, anche se non abbiamo ancora avuto il tempo di trattare a fondo di quelle leggende secondo le quali gli antichi abitatori dell’america latina conoscevano la ruota ed altre tecnologie avanzate ma le avevano volutamente abbandonate perchè in un remoto passato esse erano servite a seminare morte e distruzione, né abbiamo parlato di analoghe tradizioni tramandate dagli Hopi secondo le quali i popoli antidiluviani conoscevano già gli aerei e li usavano per azioni di guerra. Abbiamo però trattato di diverse evidenze mitologiche e scientifiche che suggeriscono un uso antichissimo dell’energia nucleare per uso civile e militare e di aerei raffigurati in antichi templi egizi.

    Va bene, a questo punto siamo sicuri di avere scritto un articolo che verrà preso di mira dai soliti disinformatori di professione che si divertiranno a scrivere che le scie chimiche non esistono perchè io ho espresso ipotesi azzardate e ridicole. Il ragionamento ovviamente fa mille pieghe anche perchè la versione ufficiale della storia è un osceno colabrodo soprattutto quando si parla di guerre.

    Ma sappiamo benissimo che chi scrive insulti e stravolge la realtà per negare l’esistenza delle scie chimiche cerca di tenere gli occhi della gente lontani dal cielo, altrimenti basterebbe un semplice conteggio quotidiano degli aerei sopra la nostra testa per darci la piena certezza della velenosa irrorazione.

    Sarebbe il caso di chiedersi invece come mai questa gente, attiva nel negare l’avvelenamento intenzionale della popolazione umana, si dia tanto da fare anche nel coprire di ridicolo ogni ricerca storica che esce dai binari dell’ortodossia e cerca di dare una risposta ai tanti interrogativi che la storia ufficiale mette a tacere etichettandoli al più con la parola “mistero”. Ma non è possibile, a chi abbia un minimo di apertura mentale, ignorare la maniera in cui la parola mistero venga usata come foglia di fico per coprire le vergognose contraddizioni delle interpretazioni ufficiali. I monoliti di Baalbek non sono misteri, ma reperti (solidi come rocce) che contraddicono la versione ufficiale della storia intesa come un progresso continuo di conoscenze tecnologiche.

    E che dire poi di questo reperto? Un “rullo compressore” precolombiano in ceramica?

    rompicapo1

    A proposito di tale oggetto vi cito quanto trovo scritto sul sito destinazione terra:

    Esso proviene dalle rovine di un villaggio nei pressi dell’altopiano NAZCA, appartenuto ad una civiltà o tribù nota come ‘il popolo di VICUS’, che produsse una certa varietà di vasi dalle forme di uccelli, animali, pesci ed esseri umani. Un popolo semplice, che si dedicava alla tessitura e al vasellame ma questo oggetto cosa poteva loro servire? E’ lungo 20 cm e rappresenta un rullo compressore del XX secolo, completo di tubo di scappamento nella parte anteriore e di cabina in quella posteriore, con tanto di guidatore seduto ai comandi! Il tutto, per una cultura che ignorava la ruota, è davvero sconcertante! Il reperto è stato autenticato dal più autorevole museo di Arte Pre-Colombiana negli Stati Uniti e datato con certezza a non più tardi del 300 a.C.

  • Oltre che sul sito menzionato la stessa foto del “mezzo a vapore precolombiano” la ritroviamo a pagina 210 del libro Archeologia Misterica di Luc Burgin (ed. Piemme, 2003, Casale Monferrato), accompagnata dal seguente testo:Rulli compressori a vapore, vecchi di secoli? Alcuni recipienti in argilla peruviani, riportati alla luce non lontano dall’altopiano di Nazca, mostrano delle sorprendenti analogie con le più moderne macchine a vapore. Gli oggetti sarebbero stati prodotti dalle cosiddette civiltà Vicus o Virù (che hanno vissuto fra il 400 a.C. e il 600 d.C.). Uno dei pezzi più belli si trova oggi nella collezione Carmen Oechsle, esposta a Basilea e a Zurigo (Svizzera).

    Su certi dettagli qui sopra discussi non ho certezze non avendo mai visto l’oggetto dal vivo, però la foto è già alquanto eloquente. Sembra proprio un’altra prova che contraddice la versione ufficiale della storia precolombiana e che viene nascosta agli occhi del mondo ricorrendo a due delle parole più usate da chi ci fa vivere nella menzogna: “mistero” e “coincidenza”.

    Se si provasse a fare un’analisi statistica di tutte le coincidenze e le casualità che bisogna accettare per credere alle versioni ufficiali della scienza e della storia si scoprirebbe che la probabilità che esse siano attendibili è meno di una su qualche miliardo di miliardo di miliardo … spero di avere il tempo di esplicitare questo concetto quanto prima.

    Ovviamente i tanti indizi che possono fare emergere la verità nascosta sull’antica storia della razza umana possono essere interpretati in differenti modi e non ho certezze da proporvi, però dallo sforzo che viene fatto per nascondere e camuffare agli occhi della gente le prove delle civiltà antidiluviane deduco che se tutti sapessimo veramente ciò che è successo in quegli antichi tempi comprenderemmo meglio anche la rete di inganni in cui ci fanno vivere adesso.

    NB: Sia il sito destinazione terra che il libro di Burgin parlano del “Geode di Coso” come di un misterioso reperto preistorico mentre sembra accertato che si tratti di tutt’altro; ciò non toglie validità e realtà a quel pezzo di ceramica precolombiana della cultura Vicus.

  • http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/02/questa-e-unimmagine-che-si-trova.html

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    One response

    4 04 2009
    Storia senza storia « OnestaMente - Blog di Provocazione Culturale

    […] cosa conosciamo veramente del passato? E’ possibile che la storia antica debba essere quasi integralmente riscritta, introducendo almeno, come termine a quo, […]

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