PER OBAMA SARÀ L’OPPIO AFGANO A SALVARE L’ECONOMIA

11 04 2009

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Ciò che il G-20 di Londra ha omesso per pudore, è stato invece solennemente, e sfacciatamente, sancito dal vertice NATO di Strasburgo. Se non fossero stati distratti dalle gaffe (o dalle gag?) di Berlusconi, persino i giornalisti si sarebbero accorti che, finalmente, la linea di politica estera e di politica economica del neopresidente statunitense Obama si è chiarita e ufficializzata: sarà l’oppio afgano a farci uscire dalla crisi economica.
Il vertice del 4 aprile ultimo scorso – sessantesimo anniversario della fondazione della NATO – ha infatti stabilito di rafforzare la presenza in Afghanistan sia in termini di truppe che di mezzi. Inoltre, altri due staterelli fantoccio, Croazia e Albania, sono stati ammessi formalmente nella NATO, mentre Macedonia e Montenegro ne fanno già parte in via ufficiosa, attraverso l’espediente giuridico delle procedure di ammissione. A ciò si aggiunga il che il neonato Kosovo – il primo Stato al mondo creato ex novo dalla NATO – costituisce da anni un territorio statunitense d’oltremare, dato che ospita Camp Bondsteel, la più grande base militare USA del mondo.
Camp Bondsteel non è una “cattedrale nel deserto”, ma è un grande santuario circondato da una miriade di altri luoghi di devozione, dato che le basi militari statunitensi e NATO nell’area balcanica sono ormai decine. I Balcani sono diventati oggi una sicura ed efficiente “Opium way” per la materia prima ed il semilavorato provenienti dall’Afghanistan. L’oppio paga non solo le basi militari, ma anche la rete di oleodotti che attraversano i Balcani e trasporteranno il petrolio e il gas dal Mar Caspio e dal resto dell’Asia. Nel momento in cui il sistema bancario mondiale è in crisi, l’area balcanica vede, grazie all’oppio, anche tutto un proliferare di nuove banche, e il Kosovo ha quasi più banche che abitanti.
Obama – o chi lo manovra – dimostra di sapere quello che fa e di conoscere la Storia. Senza l’oppio, e senza le due grandi guerre dell’oppio dichiarate dalla Gran Bretagna contro la Cina, non sarebbero esistiti l’Impero Britannico e neppure il capitalismo. Ciò non perché l’oppio sia l’unico affare o il principale affare in termini assoluti, ma perché costituisce la locomotiva trainante di tutto il convoglio affaristico, una fonte inesauribile di denaro fresco, tenuta viva grazie ad un limitatissimo investimento iniziale.

L’oppio non solo ti fornisce un grande affare, ma ti rende competitivo per entrare in qualsiasi altro affare, ti finanzia l’investimento e ti consente di abbassare i prezzi eliminando la concorrenza. L’oppio è quindi una droga per tutti gli affari, compreso quello dell’edilizia.
L’oppio nell’800 finanziava anche la pirateria che era promossa e organizzata da compagnie britanniche e olandesi, che poi promuovevano anche trattati militari e guerre col pretesto di contrastarla. Oggi la pirateria è tornata in auge e, non a caso, la NATO rivendica un ruolo anche in questa presunta “lotta” alla pirateria.
Agli inizi del ‘900, mentre il business dell’oppio furoreggiava e l’indistinguibilità tra capitalismo e criminalità comune risultava particolarmente clamorosa, un grande sociologo, Max Weber, scriveva due importanti saggi storici, poi raccolti sotto il titolo “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”. La tesi di fondo di questi saggi è che il protestantesimo, e soprattutto il calvinismo, sono stati la base etica del capitalismo, poiché hanno dato valore al lavoro e alla parsimonia. Olanda e Inghilterra, secondo Weber, sono state le culle del capitalismo, proprio perché influenzate maggiormente dal calvinismo. La tesi di Weber è diventata senso comune, tanto che, nel linguaggio delle persone di cultura medio-alta, il termine “calvinista” è utilizzato per indicare un lavoratore sobrio e zelante. La tesi di Weber ha qualche fondamento storico, anche se per un senso del tutto diverso da quello proposto dal suo autore.
La Riforma Protestante ha costituito il paravento propagandistico per il più grande saccheggio della Storia. Agli inizi del XVI secolo le curie vescovili ed i conventi erano i più grandi proprietari di terre e edifici, ma nel giro di pochi decenni in Germania, Olanda e Inghilterra gli sterminati patrimoni immobiliari della Chiesa Cattolica erano passati in altre mani.
Può costituire un’attenuante il fatto che la rapina attuata col pretesto della Riforma Protestante avvenisse ai danni di altri ladri, come gli esponenti del clero cattolico; ma comunque non si trattò assolutamente di un rubare ai ricchi per dare ai poveri. Quando i poveri contadini tedeschi cercarono di partecipare in qualche modo ai benefici della spartizione dei beni che erano appartenuti alla Chiesa Cattolica, allora Lutero tuonò contro di loro chiamandoli blasfemi ed incitando i Signori della Germania a sterminarli. Eppure anche “luterano” è un aggettivo usato nel linguaggio colto per indicare serietà e rigore nell’argomentazione polemica.
Il capitalismo è un fenomeno che da sempre risulta del tutto riconducibile alle espressioni della pirateria, del saccheggio e della criminalità comune, però il capitalismo è anche riuscito a creare una falsa coscienza che usa tutte le smentite del mito per riconfermare il mito stesso: se il capitalismo che vediamo è solo criminalità, allora vuol dire che da qualche altra parte deve esserci un capitalismo “vero” che si ispira ai suoi valori autentici e originari, anche se nessuno l’ha mai visto.
Il problema del capitalismo attuale è però che come propagandisti non ha più a disposizione Lutero, Calvino o Max Weber, ma dei pubblicitari di infimo livello come i Neocon americo-sionisti, perciò l’evidenza comincia a strappare un po’ di spazio alla falsa coscienza.

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