Barack e burattini

26 04 2009

Di Zret

burattino

A volte cerchiamo di distogliere il pensiero dagli eventi dell’attualità, ma è difficile ignorarne il corso. Il leit-motiv di questi ultimi mesi è l’aggressione, un assalto per lo più silenzioso, al cuore della Terra, ai pochi sopravvissuti alla globalizzazione, volto all’annichilimento delle coscienze. Il funesto Codex alimentarius, la politica interna ed estera di Baracca Obama, i cataclismi artificiali, i conflitti fomentati dagli Oscurati, i programmi per la centralizzazione del potere, l’avvelenamento deliberato del pianeta… sono altrettanti marchi anticristici. Queste sono le premesse per la catabasi nell’inferno del Depravato mondo nuovo.

La direzione da prendere sarebbe quella diametralmente opposta: non la mondializzazione, ma la valorizzazione delle culture locali. Moltiplicare le lingue, rinnovellare le tradizioni ed i dialetti, creare tante comunità regionali ognuna con la sua specificità culturale, intendendo per specificità l’idioma, le manifestazioni letterarie ed artistiche, i manufatti artigianali, i prodotti agricoli… L’alba di un nuovo Medioevo? Paradossalmente, almeno in parte, è proprio al Medioevo che si potrebbe guardare. I cittadini dovrebbero essere liberi di muoversi, senza documenti, come nell’età di mezzo i pellegrini percorrevano la via francigena ed altre strade che conducevano ai più venerati santuari, attraversando interi stati. E’ vero: a volte li assalivano i briganti, ma noi siamo assaliti ogni giorno dai governanti. E’ una provocazione, ma, constatando gli infiniti mali di questi tempi malati, talora si è tentati di tessere l’elogio di quei secoli in cui, nella peggiore delle ipotesi, ci si poteva nutrire di frutti che crescevano spontanei e dissetarsi con l’acqua di sorgente. Si respirava un’altra aria e non solo in senso letterale. Oggi si respira un’aria maligna.

Coniugare i vantaggi veri della tecnologia attuale, per lo più tenuta segreta, con l’antica sapienza e la sensibilità per la bellezza: questo sarebbe auspicabile. Invano oggi, però, cercheremo qualcosa di naturale, di autentico, di profondo: tutto è omologato, pianificato, controllato. Persino la scienza della vita, la biologia, copulando con la tecnologia, ha generato un monstrum, la biotecnologia. La cultura è evaporata nella piatta “informazione” o è abortita in mendacio mediatico. Invano cercheremo plaghe che non siano stuprate da centrali nucleari, antenne, piantagioni geneticamente modificate, discariche, inceneritori… Intere regione disseminate di villaggi autosufficienti o quasi, di campi coltivati, boschi, praterie: è un’utopia che senza il potere forse potrebbe diventare in qualche caso realtà. Il potere non corrompe: il potere è corruzione.

Sul palco il pupo protagonista è Barack: ammicca e smanaccia. Tutto intorno, con movimenti legnosi e convulsi, si agitano gli altri burattini manovrati dai potenti: magistrati minus habentes, ambientalisti più dannosi per l’ambiente delle scie tumorali, imbonitori reclutati dalle logge, disinformatori disgrafici, divise con sotto niente…

Abietta si abbrutisce l’umanità: si rigira nel fango, mentre crede di cospargersi di unguenti profumati.

http://zret.blogspot.com/2009/04/barack-e-burattini.html
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