Il Corpo delle Donne (Women Bodies)

29 05 2009

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Donne Media e Costituzione

Il Corpo delle Donne è un documentario che denuncia come gli stereotipi della bellona scema e della matura rifatta non possano essere gli unici proposti dalla televisione e, diciamolo, in particolare dalla tv pubblica.

Alcuni scrivono che le ragazze/donne umiliate e schernite nelle trasmissioni tv sono maggiorenni e scelgono di essere dove sono. Infatti non stiamo discutendo della libertà individuale.

Il tema è: possiamo da subito chiedere che la tv rappresenti l’universo femminile nella sua molteplicità: noi non siamo solo soubrette e “grechine”.

…Lorella Zanardo coautrice del documentario, si interroga denunciando “questa dittatura del corpo perfetto” : “ Abbiamo convertito tutta la nostra cultura all’estetica di un cabaret di spogliarelliste ?”
Per la filosofa Michela Marzano , questa “eccezione italiana” riproduce il “vecchio modello di sottomissione della donna all’uomo” a testimonianza d’una volontà “d’espellere le donne dallo spazio pubblico, politico, intellettuale privandole della parola”….

Vi riporto un brano di un’interessante ricerca del Censis del 2006, che spero gli ospiti de L’Infedele di Gad Lerner del 4 maggio, leggano; qualcuno di voi ricorderà che a più voci veniva ripetuto che la proposizione ossessiva del corpo femminile in tv è una realtà europea.

Non è vero. Ce lo dicono i numerosissimi lettori stranieri, esterefatti dalla visione del video e ce lo ribadisce questa ricerca:

“…Il ruolo dei media e della rappresentazione della donna nei media nel processo democratico di affermazione dei pari diritti è ampiamente identificato e riconosciuto da Onu, Ue, Consiglio d’Europa. …Quello che in molti Paesi europei ha prodotto un serissimo dibattito culturale e normativo, nel nostro paese, appare ancora come un “tema di frontiera” o, peggio ancora, un tema da suffragette nostalgiche di un femminismo ormai trapassato..

Stenta In Italia ad affermarsi il principio che una rappresentazione “plurale” delle donne, una rappresentazione non offensiva della loro dignità, non volgare e che non la riduca sempre e solo ad oggetto sessuale, è UN DIRITTO COSTITUZIONALE (maiuscolo mio), quel diritto che afferma in tutte le Costituzioni dei paesi democratici che ogni cittadino ha diritto a non essere discriminato per ragioni di sesso, etnia, convinzione religiosa….

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Polis

28 05 2009

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guerra_morte[1]

Che cos’è oggi più anacronistico della politica? La politica, come attività che ha per fine la felicità dei cittadini (Aristotele), è defunta da secoli, forse da millenni. Eppure assistiamo non solo alle solite maratone elettorali, che con la politica non sono neanche lontanamente imparentate, ma anche alle decisioni di cittadini la cui ingenuità è pari soltanto al machiavellismo della nomenclatura di partito che li strumentalizza e li sfrutta, per convincere gli elettori più recalcitranti e disgustati a “fare il proprio dovere”, ossia recarsi alle urne. Così, soprattutto in occasione di tornate amministrative, alcuni donchisciotte si candidano magari in qualche lista civica, illudendosi di poter difendere i diritti di qulche categoria vilipesa o di promuovere in paio di iniziative utili per la collettività. Infinito candore!

Se si condurranno delle battaglie per la raccolta differenziata o per la creazione di parchi giochi per i bimbi, finita la legislatura, si porterà a casa, nella migliore delle ipotesi, uno scivolo tra le erbacce e la vaga promessa che sarà riciclato il 2 per cento della carta. Non di più. Orbene, ammesso che non si venga fagocitati o corrotti dal sistema, si potrà agire come un indigeno armato di fionda contro soldati che usano mitragliatrici.

In verità, esisterebbe un modo non per scalfire un potere granitico e perverso, ma almeno per provocare un ideale corto circuito: bisognerebbe dimostrare il coraggio di denunciare, anche a livello locale, problemi come i vaccini pericolosi, il signoraggio e le scie chimiche. D’altronde sciolti questi nodi, si troverebbero le risorse ed il mordente per aggredire tutte le altre questioni. Chi, però, dimostra il coraggio di esibire le contraddizioni del potere e la sua natura intimamente malvagia per distruggerlo dall’interno, per scalzare le radici che allignano in un terreno infernale? No. Ci si balocca con obiettivi angusti e campanilistici, per quanto lodevoli (qualche fondo destinato ai soggiorni termali per i pensionati, la strada interpoderale da asfaltare, dei buoni pasto per le famiglie dei bimbi accolti negli asili comunali, una pista ciclabile, un impianto sportivo per i giovani…), mentre le persone continuano ad ammalarsi ed a morire per le antenne, gli inceneritori, le irrorazioni, le centrali nucleari, mentre la disoccupazione e la crisi economica attanagliano i sopravvissuti. Questa è demagogia: si accontentano alcune “corporazioni” con donativi una tantum o gli edonisti con l’organizzazione di qualche demenziale notte bianca e les jeux sont faits. Intanto i criminali piani delle immonde élites procedono senza intoppi, nella beata incoscienza dell’uomo medio. Neanche Caligola era così incline a blandire la plebe in modo tanto dolciastro e la plebe di Roma non era sprovveduta come la massa odierna.

Mancano un disegno complessivo, una visione prospettica e di ampio respiro: tutto si raggrinzisce in azioni e discorsi da condomini. Meglio allora innaffiare i gerani del proprio terrazzo o ritirarsi in un eremo in attesa che questo ordine basato sull’ingiustizia e sulla violenza di stato imploda o crolli sotto il suo stesso peso. Meglio non illudersi di poter incidere su una realtà immodificabile. Si potranno svelare verità inconfessabili, se si sarà intrepidi e noncuranti del giudizio della marmaglia. Viviamo, però, in un’epoca di vigliacchi e di inetti. Un banditore delle verità scomode sarebbe guardato come un pazzo, un visionario. Eppure, pur nella consapevolezza di quanto sia inefficace oggi la vera azione politica, è doveroso almeno tentare di svegliare qualche coscienza sopita. E’ forse possibile raggiungere la massa critica, ma non cianciando delle fioriere da collocare ai bordi delle strade, piuttosto denunciando le questioni scottanti. Se non vi si riuscirà, rimane la testimonianza: questa che viviamo è un’età per testimoniare la decadenza, la fine, la morte. Il sistema non può essere riformato: deve essere solo trasceso e negato in modo definitivo. Bisogna additarne coram populo il volto inteschiato e le membra sfatte, putride, mefitiche.

Meritano un encomio quei pochissimi uomini politici (a loro si addice una parola tanto nobile quanto stuprata nel suo vero significato) che, affrontando il dileggio e le minacce dei guardiani del sistema, hanno portato alla luce con intemerata risolutezza la questione chemtrails nelle sedi istituzionali. Che poi si riesca o no a fermare gli avvelenatori, è ininfluente sotto il profilo etico: la virtus è premio a sé stessa.

Se non si possiedono queste doti o se si preferisce non agire, allora, piuttosto che candidarsi in una lista civica, è molto più onorevole vivere appartati e sdegnosi come un seguace della scuola cinica.

P.S. Questo testo è stato inviato al Direttore di Sanremonews, ma crediamo che non verrà pubblicato.

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ScaricaBile N° 16 ‘O culo!’ (il culo)

27 05 2009

23254206“Nella villa in Sardegna son successe cose strane: un anziano sarebbe persino riuscito ad avere un erezione”

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Salve salvino lettori fidati e tossici di passaggio o tossici fidati e lettori di passaggio (ché ancora non abbiamo ben capito quale sia il nostro target).
Siccome l’estate si avvicina e il caldo in questi giorni c’era già, abbiamo deciso che capitasse di fare un numero dannatamente estivo, anche se per non esagerare abbiamo eliminato il pareo in omaggio.
E la trovata della vera storia di Ste: “Stefanodilettomanoppello tale e quale”.
Ora MrG ha 600 copie dell’inane vita del nostro impaginatore che gli occupano metà dello spazio della soffitta in cui vive.
Ah, anche per il modulo con cui sbattezzarvi non c’è stato niente da fare o il Vaticano ci avrebbe tolto i finanziamenti subito dopo averceli dati; il che ha confuso tutti.
Specie Prefe che è partito in Spagna per sposarsi con una cellula staminale di nome Mario.
A proposito, dato che facciamo ogni tanto finta di essere gente allegra non abbiamo parlato di Berlusconi che sminuisce con sdegno il Parlamento, dei morti nell’impianto di raffineria in Sardegna, della svendita delle coste sarde, del filmato dell’intervista a Silvio contraffatto a mo’ di spot elettorale che neanche Goebbels, e sopratutto dei combattimenti illegali tra cani affetti d’aids e una bambina leucemica di 4 anni senza gengive, braccia, genitori.
Buon divertimento eh

Meli P2

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Elezioni, ma per quale Europa?

27 05 2009

eBoy  Venezia

http://selvasorg.blogspot.com

eBoy – Venezia

…quella dei banchieri e dell’espatrio del sistema produttivo? quella minimalista ridotta a “mercato+moneta” e basta? quella delle elites che hanno demolito lo Stato-sociale ed ora sognano gli Stati Uniti Occidentali? o quella dei partiti mediatici avviluppati nelle nebbie del “grande mercato transatlantico”?

“Quando il nemico concentra le sue forze perde territorio”
V.N.Giap

Tito Pulsinelli
Alla vigilia delle elezioni europee gli elettori non stanno mostrando interesse per un Parlamento dalle funzioni limitate e confuse. Sovrastato da una “commissione” che funge da governo autocratico, i cui inamovibili rappresentanti sono designati dai governi. Nessun elettore ha mai scelto Solana o Barroso, ma è reale il rischio che i loro incarichi da vitalizi diventino… ereditari.

Il disinteresse è altresì rafforzato dalla tragicomica vicenda della Costituzione europea, due volte bocciata nelle urne dagli elettori, ma il responso è stato olimpicamente ignorato. Sarà approvata dai deputati nazionali, con raggiri e manovre di corridoi molto stretti. L’unica cosa chiara nell’Unione Europea (UE) alle prese con le raffiche gelide di una crollo del 5% della produzione, è l’indiscussa e totale autorità della Banca Centrale Europea: si impone ai parlamenti nazionali, a quello di Strasburgo e a tutti gli elettorati.

Questo è il veridico governo del blocco europeo, ridotto all’essenza scarnificata dell’utopia ultraliberista: mercato e moneta. Null’altro. Non ha una politica sociale, tantomeno una linea internazionale coerente perchè é privo di una visione geo-politica nitida.
Senza una difesa autonoma propria perchè ha scelto la subalternità agli Stati Uniti, quando rafforzò la camicia di forza della NATO, all’indomani dell’implosione dell’Unione sovietica e della scomparsa del Patto di Varsavia.

L’intregrazione europea, da quando è passata dalle mani dei pochi statisti di rilievo che la fondarono a quelle dei tecnocrati della finanza, si è svilita a mera applicazione di “5 macro-dogmi liberisti”, facendo un ardito salto acrobatico da 6 a 27 Paesi. Grandi quantità, statistiche, PIL, trionfalismi immotivati e zero visione strategica. Proprio nel momento in cui sta tramontando l’unipolarismo e -con esso- la supremazia “occidentale”.

Il furore globalista ha imposto alle economie dell’est europeo, integralmente statalizzate, il passaggio a tappe forzate alla deregulation, de-nazionalizzazione, privatizzazioni a vantaggio delle multinazionali europee e nord-americane. Un elettroshoc dottrinario dal monopolismo statale a quello privato, senza preservativi ammortizzanti.

Oggi, l’area dell’est è una cavia per la re-ingegneria darwinista del FMI, che si appresta a mandarla in bancarrota irreversibile, con lo stesso modus operandi che affossò il Brasile, i piccoli e medi dragoni ecc. Ieri, il fulmineo e velleitario “allargamento” ad est aveva meritato gli applausi scalmanati dei falchi di Washington.

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Flooded Kingdoms Of The Last Ice Age

18 05 2009

Vodpod videos no longer available.

In 5 Parts. For the others and Full Screen Click HERE

Between 17,000 years ago and 7000 years ago, at the end of the last Ice Age, terrible things happened to the world our ancestors lived in. Great ice caps over northern Europe and north America melted down, huge floods ripped across the earth, sea-level rose by more than 100 metres, and about 25 million square kilometres of formerly habitable lands were swallowed up by the waves.

Marine archaeology has been possible as a scholarly discipline for about 50 years – since the introduction of scuba. In that time, according to Nick Flemming, the doyen of British marine archaeology, only 500 submerged sites have been found worldwide containing the remains of any form of man-made structure or of lithic artefacts. Of these sites only 100 – that’s 100 in the whole world! – are more than 3000 years old.

This is not because of a shortage of potential sites. It is at least partly because a large share of the limited funds available for marine archaeology goes into the discovery and excavation of shipwrecks. This leaves a shortage of diving archaeologists interested in underwater structures and a shortage of money to pay for the extremely expensive business of searching – possibly fruitlessly – for very ancient, eroded, silt-covered ruins at great depths under water. Moreover, with the recent exception of Bob Ballard’s survey of the Black Sea for the National Geographic Society, marine archaeology has simply not concerned itself with the possibility that the post-glacial floods might in any way be connected to the problem of the rise of civilisations. (http://news.nationalgeographic.com/news/2003/01/0110_030113_blacksea.html)

In 1997 a chain of mountains almost 2000 kilometres long and more than 3000 metres high was discovered in the South Pacific. Nobody ever knew the mountains were there before because they are under water – as, in fact, is 70 per cent of the earth’s surface. Marine archaeologists — who are looking for targets much smaller than mountain-ranges under the sea — can therefore be forgiven for finding just 100 submerged sites more than 3000 years old in the past half century. Even at the crude mapping level, it is one of the absurdities of scientific priorities that we now have a better map of the surface of Venus than we do of the 225 million square kilometres of our own planet’s sea-floor.

On land it is obvious that archaeology still has much more work to do before it can honestly claim to have fully understood (rather than merely theorised about) the process by which the great civilisations of ancient history arose.

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Il grande bluff

16 05 2009

2-di-picche

by loris
http://www.ldenews.info

E i nodi cominciano a venire al pettine. Dopo le prime “scoperte”
nel decreto inerente lo stanziamento di fondi per la ricostruzione post
terremoto (i soldi sono meno di quelli inizialmente promessi, sono
“spalmati” su oltre venti anni, son soldi “virtuali” che si dovrebbero
ricavare dal gioco d’azzardo, da manovre anti-evasione, dai tagli ai
fondi per il sud, e via dicendo …), adesso qualcuno comincia seriamente
a “far di conto”. E si scrive nero su bianco che e’ tutto un bluff. Un
grande bluff.

Lo fa una residente aquilana, la Dott.ssa Rosella Graziani, che in una lettera al quotidiano “Il Messaggero“, scrive:

Da un primo esame del Decreto legge n. 39 saltano agli
occhi queste particolarità: all’art. 3 non si parla di una cifra
specifica, ma nella relazione tecnica allegata si indica la somma di €150.000,00 quale tetto massimo spettante ai singoli cittadini per la prima casa. Orbene, la cifra che sarà poi effettivamente riconosciuta a ciascuno degli aventi diritto, per un terzo dovrà essere coperta con un mutuo a tasso agevolato a carico del cittadino, e per un altro terzo
dovrà essere anticipata, sempre dal cittadino, che potrà recuperarlo nell’arco di 22 anni non pagando le imposte, mentre lo stato interviene con denaro liquido solo per l’ultimo terzo.

E non finisce qui. Continua la dott.ssa:

All’art. 3, comma 1 , lettera c, si dispone che se un
immobile, gravato da un mutuo, è andato distrutto, la Società Fintecna, a richiesta del privato cittadino. si accollerà il mutuo nei limiti del contributo che al predetto è stato riconosciuto, ma diverrà proprietaria di quel che resta dell’immobile. Se però il mutuo supera il contributo riconosciuto, la conseguenza parrebbe essere, dall’esame della norma, che il cittadino dovrà continuare a pagare la parte residua del mutuo: insomma non avrà più la casa ma continuerà a pagare il mutuo. Il rischio è che la città vada per gran parte nelle mani della Fintecna.

E dopo il danno, la beffa:

dopo aver dichiarato la città “zona franca”, lo Stato non rinuncia a pretendere da quegli sventurati cittadini che si faranno carico della ricostruzione, il pagamento dell’IVA al 20% ( art. 3, comma 1°, lettera d).

SEGUE:

“Il sud, i poveri ed i giocatori d’azzardo finanzieranno la ricostruzione?”

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Chi sono i Veri Pirati?

14 05 2009

Di OnestaMente


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“A cosa miri pirata, che prendi possesso del mare?”

“A ciò a cui miri tu impadronendoti di tutta la terra; ma io, che lo faccio con una barca insignificante, vengo chiamato ladro mentre tu, che lo fai con una grande flotta, vieni chiamato imperatore”

Alessandro Magno a un pirata catturato, dagli scritti di Agostino d’Ippona “De Civitate Dei” 4,4.

Ora l’impero si chiama democrazia ma le sue navi da guerra ancora solcano i mari altrui. In questo caso la vittima è la Somalia, in particolare la regione oramai autonoma del Puntland.

Un po’ di storia, per capire:

Era il 1992 quando cadde Siad Barre, dittatore da un ventennio. Ali Mahdi e il generale Mohamed Farah Aidid, leader dei ribelli Hawiye presero il potere e poco dopo cominciarono a combattersi fra di loro, cominciando le guerre più distruttive nella storia della Somalia.

Come nella savana, quando la carcassa di un animale giace per terra,  si possono trovare sempre degli avvoltoi pronti ad approfittarne, allo stesso modo compagnie come la svizzera Achair Partners e l’italiana Progresso se ne approfittarono, cominciando lo smaltimento di rifiuti tossici nelle acque somale. Queste malefiche compagnie pagarono il signore della guerra Ali Mahdi per scaricare  a soli tre dollari a tonnellata, mentre in Europa gli sarebbe costato mille. Nel mentre, altre compagnie si occuparono di depredare le riserve ittiche della zona. Naturalmente questo fu solo l’inizio.  Le nazioni più coinvolte dalle attività di scarico sono paesi europei come  Francia, Germania, Norvegia, Spagna, Gran Bretagna, Italia e Grecia; oltre a Russia, Taiwan, Filippine, Cina, e Korea.

beach

Non bastasse, nel 2005 arrivò lo Tsunami su queste travagliate coste, portando con sé alcuni container di rifiuti tossici  che si riversarono sul territorio e fecero ammalare gravemente migliaia di abitanti del Puntland (la regione più colpita), i quali cominciarono ad avere anche figli deformi.

Piombo, cadmio, mercurio e altre scorie chimiche e nucleari, riempirono le spiagge, secondo Nick Nuttall, portavoce del programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. Un altro inviato delle Nazioni Unite, tale Ould-Abdallah, sostiene che lo scarico di sostanze tossiche avviene ancora oggi, mentre nessuna delle compagnie o degli stati di cui sopra, ha ammesso una qualche responsabilità.

Qualche mese dopo lo Tsunami,  i pescatori stanchi di rimanere inascoltati da tutti e da tutti derubati,  si unirono con le milizie di quartiere e decisero di mobilitarsi per impedire questo scempio. Formarono una Guardia Costiera di Volontari Nazionali, poi diventati i pirati di cui oggi si parla tanto.

La pirateria Somala è nata dal bisogno di questa povera gente di difendere i propri mari e territori da i “nostri” atti di Vera Pirateria o  Pitateria Originaria. E’ stato solo successivamente (circa 2 anni) che hanno cominciato ad usare i riscatti in gran quantità e a non distinguere più tra chi li aiutava e chi no, arrivando anche a sequestrare una nave di aiuti alimentari  diretti alla stessa Somalia.

Tornando ai nostri giorni è facile notare come lo schema propaganditistico è il classico già usato per l’invasione dell’Iraq. Esso consiste nell’equiparazione dei pirati ai terroristi islamici, con tanto di fantomatiche minacce di attentati nel mondo occidentale, infiltrazione di Al-Quaeda e conseguente necessità di un intervento militare.

C’è poi un altro elemento molto importante da considerare. L’enormità di soldi che gira intorno  al businness dei rapimenti e riscatti e alle attività anti pirateria.

Per essere chiaro: se vi rapiscono qulcuno e vi richiedono un riscatto di 1.000.000 di Euro, dovrete spenderne altrettanti tra parcelle degli avvocati spese burocratiche enormi , spese per mediatori, che oltre a consegnare la valigetta ne hanno sempre un’altra per sé, con il lauto compenso . E’ quasi come se vi rapissero due volte. Se non ci credete, guardate fino in fondo il video di 20 minuti (in Inglese/English).

Per quanto riguarda le attività anti pirateria pensate alla quantità di comande che sono state date dai vari governi alle compagnie (private) produttrici di armi e al fatto che mantenere una flotta di navi da guerra sempre pronta all’azione,  insieme ai vari elicotteri e mezzi collaterali, costa cifre a sei zeri, se non a sette.

Pirati, o combattenti per la libertà e la salute del proprio popolo e territorio? Oramai sono entrambe le cose, ma è ora di chiedersi: di chi è la colpa di tutto ciò?

OnestaMente