Tre onde anomale convergenti, GEAB 36 parte I, II e III

30 06 2009

Seguono: “Disoccupazione di massa” e
“Fallimenti in serie e crisi terminale dei titoli di debito USA”

http://informazionescorretta.blogspot.com/

europe2020-neg

Di Felice Capretta

Obama e la sua perfetta abilità dell’ammazzare mosche, questa è la notizia ripetutamente lanciata dai telegiornali (il che non è sfuggito ai lettori tra i commenti).

E’ anche strano che faccia notizia, visto che il Presidente degli Stati Uniti è anche il comandante in capo delle forze armate in stato di guerra ed evidentemente ad ammazzare (per interposta persona) è abituato.

Cio’ detto, passiamo alle notizie interessanti.

Sorvoliamo per ora, nonostante le richieste degli affezionati lettori, sulla proposta Obama – Geithner per la riforma del settore finanziario, con maggiori poteri alla Fed (“superpoteri”, secondo swissinfo). Sono 85 pagine e vorremo avere il tempo di studiarcele. L’impressione, per il momento, è che non sia niente di veramente nuovo: più potere a chi ha già potere ed ha avuto una consistente responsabilità nel portare al disastro l’economia americana.

Investito di maggior potere, chi è responsabile di un disastro puo’ solo combinare maggiori disastri.

Per il resto, è uscito il GEAB Report 36, numero estivo (se non sapete di cosa stiamo parlando potete leggere questo post introduttivo dedicato a quanto durerà la crisi) . Stiamo analizzando il report completo, mentre su ripensaremarx è già uscita la traduzione della prima parte gratuita. Ve la proponiamo, con opchi e leggeri aggiustamenti nella traduzione di G.P. (qui il pdf, qui l’originale francese).

Geab 36. Crisi sistemica globale. Lo shock cumulativo delle tre onde anomale nell’estate 2009

Come anticipato da LEAP/E2020 fin dall’Ottobre 2008, alla vigilia dell’estate 2009, la questione
della capacità degli Stati Uniti e del Regno Unito di finanziare i loro deficit pubblici, oramai incontrollati, si è imposta come un fatto centrale nel dibattito internazionale, aprendo la via al doppio fenomeno di una cessazione dei pagamenti degli Stati Uniti e del Regno Unito, da qui alla fine dell’estate 2009.

Così, a questo stadio di sviluppo della crisi sistemica globale, contrariamente al discorso mediatico
e politico attualmente dominante, l’equipe del LEAP/E2020 non ravvisa affatto una ripresa dopo
l’estate 2009, né, d’altronde, nei dodici mesi a venire.

Al contrario, a causa dell’assenza di un trattamento di fondo dei problemi all’origine della crisi, riteniamo che l’estate 2009 vedrà la convergenza di tre “onde anomale” particolarmente distruttrici che traducono il proseguimento dell’aggravamento della crisi e provocheranno degli sconvolgimenti storici da qui ai mesi di Settembre/Ottobre 2009.

Come è successo dall’inizio di questa crisi, ogni regione del mondo non sarà beninteso toccata allo stesso modo; ma, per i nostri ricercatori, tutti senza eccezione conosceranno una forte degradazione della loro situazione da qui alla fine dell’estate 2009.

Questa evoluzione rischia così di prendere in contropiede numerosi operatori economici e finanziari tentati dall’euforizzazzione mediatica attuale. In questo numero speciale “Estate 2009” del GEAB, la nostra equipe presenta naturalmente in dettaglio queste tre onde distruttrici convergenti e le loro conseguenze. E la nostra equipe descrive in conclusione le sue raccomandazioni strategiche (oro, immobili, buoni, azioni, divise) per evitare di essere spazzati da questa estate mortale.

Le tre onde anomale convergenti dell’estate 2009

Così, per LEAP/E2020, lontano dai “giovani germogli” (“green shoots”) scorti da due mesi in tutti gli angoli delle tabelle statistiche dai media finanziari internazionali, dagli esperti titolati e dai politici che li ascoltano, ci sono dieci onde particolarmente distruttrici per il tessuto socioeconomico che vanno a convergere durante l’estate 2009, traducendo la prosecuzione dell’aggravamento della crisi e trascinando degli sconvolgimenti storici fin dalla fine dell’estate 2009, in particolare delle situazioni di cessazione di pagamenti da parte degli Stati Uniti e del Regno Unito, entrambi al cuore del sistema globale in crisi:

  • 1. l’onda della disoccupazione massiccia: tre date di impatto che variano secondo i paesi dell’America, dell’Europa, dell’Asia, del Medio Oriente e dell’Africa,
  • 2. l’onda che si infrange con fallimenti in serie: Imprese, banche, Società immobiliare, Stati, regioni, città,
  • 3. l’onda della crisi terminale dei Buoni del Tesoro US, del dollaro e della sterlina e del ritorno dell’inflazione,

Queste tre onde non sono in effetti successive come le onde anomale chiamate le “tre sorelle” così distruttive; sono più pericolose perché sono simultanee, asincrone e non parallele.
Perciò, il loro impatto sul sistema mondiale è generatore di uno smembramento in quanto lo raggiungono da diversi angoli, a differenti velocità, con forze variabili.

La sola certezza a questo stadio, è che il sistema internazionale non è stato mai tanto debole e sguarnito di fronte ad una tale situazione:

  • la riforma del FMI e delle istituzioni della governance mondiale annunciata al G20 di Londra resta lettera morta,

  • il G8 somiglia sempre più ad un club moribondo di cui tutti si chiedono oramai a che cosa può ben servire,

  • la leadership americana non è che più l’ombra di sé stessa che tenta disperatamente di conservare degli acquirenti per i suoi buoni del tesoro,

  • il sistema monetario mondiale è in piena disintegrazione coi russi ed i cinesi che accelerano il loro gioco per posizionarsi nel dopo-dollaro,

  • le imprese non vedono nessun miglioramento all’orizzonte ed aumentano i loro licenziamenti,

  • gli Stati, sempre in numero maggiore, vacillano sotto il peso del loro debito accumulato per “salvare le banche” e dovranno avere a che fare con una serie di fallimenti a partire dalla fine dell’estate.

Le banche, del resto che, dopo avere spillato ancora una volta il denaro ai risparmiatori creduloni grazie all’imbellettamento dei mercati finanziari orchestrato in queste ultime settimane, dovranno riconoscere che sono sempre più insolventi a partire dalla fine dell’estate 2009.

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Hackers Fuorilegge e Angeli

24 06 2009

1flv4Via CoolStreaming.us

1flv4Via Megavideo

1flv4Via LiberoVideo

Un documentario molto ben girato, assolutamente da vedere e per tutti. Eccovene un estratto:

“Dichiarazione di Indipendenza dei Cittadini del Cyberspazio

“…Si tratta di una battaglia tra il futuro e il passato, tra poteri che esistevano e quelli che devono ancora imporsi…” John Perry Barlow – Electronic Frontier Foundation





Campi profughi in Abruzzo… Un laboratorio per testare la palestinizzazione dell’Italia

24 06 2009

http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com   di Nicoletta Forcher

Un laboratorio per testare la palestinizzazione dell’Italia, per collaudare il (vecchio) concetto di “nuova frontiera” di un modello di sviluppo deleterio, che trasforma le persone, quelle considerate inutili, quelle che non collaborano né con banche né con multinazionali, né con i loro eserciti di funzionari burocratici, legali, giornalistici, in nuovi indiani o in nuovi profughi.

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Persone appartenenti a un modello di sviluppo che proprio perché un po’ arretrato, rurale e distante dalle grandi rotte commerciali della grande distribuzione, consumano di meno, magari alcuni nascondono le banconote sotto il materasso, e hanno ancora tanto “a gratis” dal territorio – troppo per il sistema – in una regione come l’Abruzzo, non servono, anzi disturbano. Persone normali, anzi umane. Artigiani, contadini, piccoli imprenditori, panettieri, macellai, cittadini che dal territorio sanno trarre tutto quel che basta per vivere dignitosamente, perché lo conoscono e perché lo rispettano, senza distruggerlo, e sanno metterlo in valore, come i vecchi indiani, i boscimani, i palestinesi. Come i nostri avi. Considerati concorrenza “sleale” dalle industrie agroalimentari, dalla grande distribuzione, dagli allevamenti intensivi tutto franchising con “sperma” modificato in mano, che non sopportano le bestie ruspanti, e da altre corporation che arruolano eserciti di esperti per “modificare” i pareri e gli atti legislativi UE a loro immagine e somiglianza.

Una regione ricca di acqua dove per l’appunto il processo di privatizzazione è in corso. Una regione ricca di idrocarburi, con tanti progetti di trivelle e trivelle in corso. Una regione ricca di biodiversità. Una regione ricca di beni di belle arti.

La matrice è sempre quella: il nostro capitalismo anglosionista che cerca di trarre dalle sventure ogni occasione per generare il massimo dei profitti. Anzi quasi quasi quelle sventure le propizia, se è vero che privilegia le guerre soffiando sui fuochi della zizzania nei punti ricchi di risorse del pianeta, o utili per i passaggi della grande distribuzione petrolifera.

Il pericolo in Abruzzo, all’interno di questa cornice, è che i nostri beni storici – “adottati” da banche come MPS e altre istituzioni – fungano da garanzie per i loschi traffici bancari di titoli finanziari o come pegni per i rimborsi di contratti di “aiuto” contenenti vizi nascosti, o clausole capestro. O che essi servano ai maneggi del debito pubblico, tu mi devi tanto allora io mi tengo il bene in pegno, e che tale concessione, diventi, alla lunga e come tutto il resto, cessione. Con l’aiuto di un debito pubblico non più rimborsabile. E che essi, i nostri borghi, i nostri monumenti, i nostri parchi biodiversi, la nostra (dolce) vita, il nostro “oro”, presi di mira dagli strozzini, passino definitivamente nelle loro mani.

Abbiamo già detto addio alla “dolce vita” – quella idea che il turista si faceva con ragione della vita nel nostro paese quando la paragonava alla vita in qualsiasi altro paese. Un mix tra buon umore, arte dell’aperitivo e gusto per la siesta, il mare, il calcio, il belcanto, le donne e il buon mangiare, in mezzo a mille difficoltà obiettive inesistenti in altri paesi. Finito tutto questo. Tra poco dovremo ringraziare semplicemente per la vita (che ci passerà il regime bancario).

Stiamo assistendo a un enorme scippo strozzino di un intero paese – da cui si salverà forse solo il Trentino – di cui la catastrofe sismica in Abruzzo servirà da apripiste per le regioni pià remote di questo apese. Dopo si potranno introdurre i cento McDonalds che il nostro sottosegretario alle belle arti Resca imporrà come condizione del restauro di qualche monumeto artistico, museo, chiesa o altra opera artistica.

Nella storia, l’esempio più lampante, anche se taciuto, di scippo strozzino è la cosiddetta presunta “vendita” della Corsica alla Francia, nel 1768, che in realtà fu la cessione di un bene preso come pegno dalla Francia a copertura del credito previsto dal contratto di concessione dell’isola, che prevedeva il presidio francese per domare l’emergenza della rivolta dei corsi. la Corsica fu estorta per insolvenza di Genova, che non ebbe mai i due milioni di lire genovesi che doveva alla Francia; l’insolvenza fu architettata dalla Francia stessa, poiché le truppe mandate a presidiare l’isola invece di assolvere all’incarico se ne stettero barricate nelle fortezze genovesi allungando a dismisura il conto. L’estorsione fu presentata, in occasione della firma del Trattato di Versailles, come un normale vendita o scambio.

Il pericolo è che i cittadini dei centri storici vengano definitivamente spostati in new town impersonali, sconvolgendogli la vita e l’identità, per lasciare posto agli interessi turistici, immobiliari, speculativi e cedere il nostro patrimonio storico, composto da monumenti ma soprattutto da case, strade, piazze, vicoli e giardini, a quegli interessi.

Il pericolo è l’esproprio massiccio da tanti campi biodiversi dei contadini che ancora coltivano come i nostri nonni quella invidiatissima made in italy, che proprio per questo viene ostacolata in tutti i modi dall’agroalimentare e la grande distribuzione.
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Fault Lines – A tale of two bankruptcies

21 06 2009

Fault Lines compares the fates of two American institutions: one family, one bank. Obviously not comparable in most respects. But both are facing towering debts, both need help to get through this crisis.

http://www.youtube.com/AlJazeeraEnglish







Fault Lines – California: Failed State

21 06 2009

Avi Lewis travels to South Central Los Angeles to learn about the political causes and the human impact of shock therapy, California style – and gets a glimpse of how the next chapter of the global economic crisis is likely to unfold.

http://www.youtube.com/AlJazeeraEnglish






Pandemia, gli stregoni al lavoro

20 06 2009

http://santaruina.splinder.com               blog  – “Tra Cielo e Terra”6504a8df30348286d20976f61cc1d056

NUOVA INFLUENZA: L’OMS DICHIARA PANDEMIA

GINEVRA  – E’ pandemia di influenza A(H1N1). Di fronte all’inarrestabile diffusione del nuovo virus, la Direttrice generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Margaret Chan ha infatti solennemente annunciato al mondo di aver deciso di innalzare il livello di allerta pandemica alla fase sei, pari al massimo, alla pandemia conclamata. La prima del XXI secolo.

“Il mondo è ora all’inizio della pandemia di influenza 2009. Siamo ai primi giorni della pandemia”, ha dichiarato Chan in una conferenza stampa indetta a Ginevra presso la sede generale dell’Oms. La diffusione del virus A(H1N1) partito dal Messico dove in apr
ile sono stati resi noti i primi casi, ha contagiato quasi 30.000 persone in 74 Paesi e ha provocato 144 morti.[…]

La parola pandemia, dal greco pan-demos – che coinvolge tutta la popolazione, ha sempre avuto, fino ad oggi, un significato ben preciso.
Tale termine veniva infatti utilizzato in riferimento ad un numero limitato di casi, a proposito di virus e malattie contagiose di dimensioni tali da causare un numero
enorme di decessi.
Si usava il termine pandemia in relazione alla
peste nera che colpì l’Europa nel XIV secolo, ad esempio, un morbo contagioso che fece 20 milioni di vittime, ovvero un quarto della popolazione che all’epoca abitava il continente, oppure riferendosi all’influenza spagnola del 1918, che di vittime ne causò 25 milioni, in tutto il pianeta.

Si potrebbe supporre, quindi, che tale termine vada utilizzato con estrema cautela, e doppiamente ci si aspetterebbe che tale cautela venisse utilizzata da un ente sovranazionale quale l’organizzazione mondiale della sanità, dal momento che da chi si occupa di monitorare le emergenze sanitarie del pianeta ci si attenderebbe anche un uso prudente dei moniti, per evitare di spargere il panico tra la popolazione a causa di falsi allarmi.

Invece, si apprende che la stessa Oms ha innalzato il livello di allerta pandemica alla fase sei, ovvero il massimo, come se fossimo in attesa di una nuova spagnola, o di una nuova peste nera.
Ci si aspetterebbe quindi che, vista la serietà dell’organizzazione, ci siano dei segnali altrettanto preoccupanti che si diffondono per tutto il globo.
Invece, i dati che la stessa Oms fornisce parlano di 30.000 persone contagiate e 144 morti, a livello mondiale, negli ultimi 3 mesi.

Per fare un rapido confronto, sarà bene tenere a mente che le influenze “normali”, che ogni anno colpiscono la popolazione, causano in media dai 50.000 ai 220.000 decessi nella sola Europa, nel giro di pochi mesi.
Confrontiamo ora i 220.000 decessi di una normale influenza con i 144 (senza mila) causati dalla nuova “pandemia”.
Evidentemente qualcosa non torna.

Ma facciamo un passo indietro.
Il virus partito dal Messico lo scorso Aprile, altri non è se non quella influenza che i grandi media avevano chiamato inizialmente “suina”, prima di scoprire che con i maiali aveva poco a che fare.
Questo è un passaggio che si è perduto per strada, come niente fosse, dopo che migliaia di capi di allevamento furono eliminati senza che ve ne fosse alcuna ragione.
Così come si perse per strada un’altra notizia, che comparve timidamente in alcune agenzie diramate sulla rete, ma che non fecero mai in tempo di raggiungere i giornali e le televisioni:

VIRUS NUOVA INFLUENZA NATO IN LABORATORIO, OMS INDAGA

ROMA – Il virus della nuova influenza A/H1N1 potrebbe essere nato in un laboratorio per un errore umano.
Lo sostiene il ricercatore australiano Adrian Gibbs, uno dei ‘padri’ dell’antivirale oseltamivir, in un articolo che ha inviato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc), e del quale ha annunciato l’imminente pubblicazione.

Un’ipotesi, a quanto si apprende, sulla quale l’Oms sta indagando e si sta confrontando in questi giorni con gli esperti internazionali di virologia umana e animale.
Hanno ricevuto copia dell’articolo anche gli esperti internazionali della Fao e dell’Organizzazione internazionale per la salute animale (Oie).
Secondo Gibbs
le caratteristiche genetiche del virus A/H1N1 sono tali da far supporre che sia stato coltivato nelle uova.
Queste ultime sono largamente utilizzate nei laboratori sia per coltivare i virus sia per coltivare i vaccini.
In passato, nel 1977, un virus influenzale del tipo H1N1 era stato prodotto per errore per la cattiva gestione di un laboratorio in Russia.


Una ipotesi davvero
sorprendente.

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Non aiutate l’Africa…

15 06 2009
… o almeno, non aiutatela così…
ade
Aldo Vincent

http://www.giornalismi.info/aldovincent/index.html

Sono anni che lo vado predicando: gli aiuti (così come sono organizzati) fanno male agli Africani!! Vedo che finalmente pure qualche economista se n’è accorto, e con immenso piacere torno sull’argomento per ribadire il concetto.

Premetto che non sono depositario di nessuna Verità inerente l’Africa perché la conosco molto poco. Ho navigato tutto il Nilo per arrivare in Sudan e nel Sahel; poi Niger, Mali, Mauritania e in volo alla Sierra Leone da dove, attraversando Guinea Bissau sono arrivato a Banjul e quindi in Senegal. Il mio viaggio è durato 30 mesi ma il maggior tempo l’ho speso in Gambia e sul fiume Shaloum dove ho costruito una scuola, ho scavato pozzi, ho coperto fogne ed ho portato l’acqua. Come vedete la mia esperienza è limitatissima, però qualche cosa ho visto e ne sono testimone.
Ho visto per esempio, americani che fingevano di organizzare gli aiuti ma erano agenti della CIA
Ho visto tedeschi che disboscavano l’Africa e spedivano legni pregiati in Europa
Ho visto inglesi (i più razzisti di tutti) stipendiati da Oxfam o Save the Children, con macchine lussuosissime e con aria condizionata, che avevano fatto fare lavori per trasferire l’acqua con cui annaffiavano i giardini delle loro ville e che alle cinque facevano servire il te dai locali in guanti bianchi.
Ho visto progetti UNICEF che costavano dieci volte il necessario per insegnare ai bambini la pittura ma che si sono rifiutati di vendermi (vendermi, badate bene) la penicillina per salvare il mio villaggio da una terribile epidemia.
Ah quante cose ho visto!

Ma sto divagando. Dov’eravamo rimasti? Ah, sì. Gli aiuti agli africani.
Procediamo con calma. Cominciamo con la struttura familiare.
Di solito vivono in un compound che è costituito da un clan di appartenenti alla stessa famiglia. Un uomo sposa quattro mogli e ogni donna per sentirsi realizzata deve fare almeno tre figli. Ne consegue che se fossero solo numeri, il primo uomo avrebbe 12 figli, la seconda generazione 72, la terza 432 e la quarta 2600 e così via. In pratica un compound di una ventina di persone in quarant’anni diventerebbe grande come una cittadina italiana. Per fortuna ci pensa una natura benevola che uccide i bimbi più deboli rendendo drammatica ma vivibile la situazione demografica.
Ma qui interviene l’uomo bianco. Perché andare in giro a raccogliere soldi dicendo che sono per i bambini, rende di più e così si prendono costosissime iniziative per salvare soggetti che in Africa con le sole proprie forze non sopravvivrebbero.

Badate bene, con questo non voglio dire che le intenzioni non siano nobili, perché tutto lo sforzo per salvare anche solo una vita umana, è encomiabile. Però bisogna essere pragmatici e l’Africa è un Paese durissimo dove basta un taglietto per rischiare di morire perché una moltitudine di insetti ha nella saliva sostanze narcotiche e anestetiche, che non ti fanno sentire dolore mentre ti mangiano vivo.
E la notte nemmeno ti immagini quanti miliardi di zanzare sono pronte a succhiarti tutte insieme il sangue. Ricordo sul fiume Gambia una farfallina che di notte entrava nel naso dei bambini che dopo qualche tempo avevano dentro il corpo vermi sottili e lunghi anche venti centimetri che dall’interno si facevano strada fino agli occhi, rendendoli ciechi in poco tempo.

In Africa ci sono malattie così dolorose che noi nemmeno immaginiamo, e se i deboli muoiono nel primo anno di vita, la natura benevola li fa morire incoscienti.
Se invece li tieni in vita con i farmaci, questi individui, di per sé deboli e soccombenti PER TUTTA LA LORO VITA dovrebbero essere tenuti in vita con i farmaci. Ma qua succede l’incredibile: l’uomo bianco degli adolescenti se ne fotte!

Eh sì, perché quando questi ragazzi sono arrivati attorno ai sedici/diciotto anni non c’è nessuno che si occupa di loro e vivono sbandati ai margini del loro gruppo sociale diventando pericolosi estremisti. Chi credete che siano i giovani kamikaze, i moderni schiavi, le nuove leve della criminalità e dello spaccio?
Sono giovani africani emarginati dalla loro stessa comunità (giovani leoni sessualmente affamati e quindi pericolosi per lo status quo della tribù) e dalle organizzazioni internazionali che spendono l’ottanta per cento delle loro risorse PER MANTENERE in piedi la macchina amministrativa, gli stipendi, le auto di lusso con cui muoversi, l’aria condizionata, i viaggi delle famiglie… il rimanente serve per le foto: belle faccie di bimbi emaciati e via! Una nuova campagna per la raccolta fondi.

Voi mi direte, ma via, non sempre, non tutti, non dappertutto.
Certo avete ragione. Ma se fate un paio di conti, con i soldi che si spendono, le persone che si impiegano, i governi che si mobilitano, dovrebbe saltarvi agli occhi che c’è qualcosa di sbagliato, perché in tutto questo tempo non siamo riusciti a rimediare quasi a nulla! Abbiamo tante e tali ben qualificate schiere di volontari e tanti di quei mezzi, che se veramente volessimo risolvere il loro problema LA’ DA LORO, si potrebbe fare…

Invece siamo qui, a ripetere il rito di sempre: gettare la monetina nel cappello del povero fuori dalla chiesa ed entrare sollevati a fare la Comunione…

(Aldo Vincent)

http://www.giornalismi.info/aldovincent/articoli/art_2518.html