LA GOMMA DEL PONTE

24 10 2009

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Il procuratore nazionale antimafia Grasso ha rilasciato al tg3 un’intervista inquietante, di cui si parla troppo poco in giro (qui su Repubblica) in rapporto alla gravità di ciò che sottintende: quello che per anni si è considerato voce fuori controllo, il “contratto” tra Stato e Mafia a cavallo della stagione delle stragi 1992/1993, è probabilmente verità storica.
Piero Grasso non è Giovanni Falcone e nemmeno Gian Carlo Caselli, forse per questo è lì da tempo: nessun sospetto, per carità, forse riesce a muoversi facendo il suo dovere ma senza che magari eccessi comportamentali lo rendano sgradito a questo o quel soggetto politico. E’ solo per dire che se lo dice lui, che le trattative ci sono state, c’è da crederci senza riserve: non è mica Travaglio, insomma…
Allora, posto che ci siano state, e fino a che la Storia non ce ne darà ragione totale come dell’appoggio di Lucky Luciano allo sbarco alleato in Sicilia, ripassiamoci a grandi linee la cronologia, poi ognuno si faccia la sua idea di cosa si sia pattuito: uccisione di Salvo Lima a sancire lo sganciamento della mafia dal quarantennale appoggio andreottiano > strage di Capaci > varie interviste a Borsellino (una l’avevo postata qui) in cui il giudice presagisce cosa sta per accadergli e solleva sospetti su un allora imprenditore e futuro politico > strage di via D’Amelio > graduale abbandono del nascente progetto di entrata diretta in politica della mafia con un partito proprio in favore dell’aggancio del nascendo progetto di quell’imprenditore con gli uffizi del suo braccio destro > stragi di Roma e di Firenze per “aiutare” a chiudere la trattativa > vittoria del nuovo partito in tutti i collegi uninominali siciliani. Questo il plot, la sceneggiatura ognuno se la scriva da sè.
Se volete il prequel, leggetevi attentamente questo articolo su Micromega, e magari il libro di cui parla: trattano del banchiere siciliano Sindona, protagonista della finanza internazionale degli anni 70 morto in carcere per un caffè al cianuro, vero crocevia della storia patria se pensiamo che ebbe a che fare con Andreotti, Nixon, Banco Ambrosiano, Ior, Banca Rasini, loggia P2. Altro che seconda o terza repubblica, stiamo vivendo dal 1994 il film “Prima Repubblica 2 – Il ritorno“, e “Mani pulite” è stato solo un cortometraggio proiettato nell’intervallo…

Lo Ior, tra parentesi, è la Banca del Vaticano, sempre e comunque immune a qualsiasi regola di trasparenza bancaria e non, e dunque al centro di infiniti misteri e assassinii: ricordatevene, specie se vi dichiarate cattolici praticanti, quando il Papa straparla di solidarietà e povertà. Prima faccia luce dentro casa sua, poi può pontificare sperando che le sue parole abbiano un qualche valore; Papa Luciani, misteriosamente morto nel sonno essendo andato a letto sanissimo, guardacaso aveva appena annunciato che avrebbe scoperchiato questo calderone. Questo, tra parentesi, è il personaggino appena assurto alla presidenza dell’istituto (Enrico Gotti Tedeschi).
Proprio in questi giorni che si parla di papello di Riina e rivelazioni di Ciancimino jr, il Governo dà l’annuncio dell’avvio dei lavori del Ponte sullo stretto: sarà il 23 dicembre, e saranno finiti tra sei anni, dichiara Sacconi senza una piega a gente (che non fa una piega) cui era stato detto negli anni 80 che la Salerno/Reggio sarebbe stata rifatta a tempo di record, e poi i lavori furono avviati solo nel 96 dichiarando che sarebbero stati ultimati nel 2001, e oggi saranno si e no al 30% mancando tutti i tratti difficili. Si tratta di una follia, come dicono da tempo il geologo Tozzi e un forte movimento di resistenza civile (retenoponte, ad esempio), mentre solo ora se ne accorge parte della stampa generalista. E’ uno spreco di dimensioni colossali, uno scempio che colpirà i nostri discendenti per generazioni per gli irrimediabili danni sia all’ambiente che al bilancio pubblico: vi dicono che non sarà fatto con soldi pubblici, ma non credeteci, e tra sei anni non saranno finite nemmeno le più elementari opere propedeutiche, che poi sono quelle che partiranno a dicembre. Di una cosa si può star certi: se mai partiranno i lavori veri, lo scenario che dominerà l’area dello Stretto per decenni sarà quello di un enorme cantiere, nella migliore delle ipotesi – nella peggiore, arriva l’atteso big one in corso d’opera e le rovine resteranno a imperitura memoria.
Ora, che il discorso ponte con la mafia ci azzecchi non è solo intuitivo, è anche acclarato da risultanze testimoniate ad esempio da “Fratelli di sangue“, un libro di Antonio Nicaso e Nicola Gratteri, giudice di prima linea: come riporta questo articolo su Strill, alla prima accelerata sul ponte, autore il compare (in italiano, “padrino”) dell’attuale protagonista, si scatenò una delle guerre di mafia più sanguinose della storia, di cui la mia generazione ha memoria diretta avendo schivato per puro caso qualcuna delle centinaia di ammazzatine che costellarono il territorio.
L’obiezione che a questo punto si sente, anche da parte di brava gente animata da buone intenzioni, è: ma allora, se pensiamo alla mafia, non possiamo fare più niente, al sud! Errore: non possiamo fare altre opere ciclopiche, perchè sono quelle che ofrono da un lato il minore effetto moltiplicatore keynesiano e dall’altro il maggiore margine per diversi livelli di corruzione. Gli stessi soldi, impiegati ad esempio nella messa a norma antisismica e geologica di ogni zona critica e di ogni singola casa nel reggino e nel messinese, farebbero fiorire una vera industria edilizia locale con spazi ridotti, anche se non annullati, per il malaffare.
Il problema di questa e altre opere che servono davvero è che non danno visibilità al Principe, di cui noi italiani siamo sempre orfani: come dimostra nel suo piccolo il consenso di massa che gode l’attuale Sindaco della novella Città metropolitana, nonostante la sua azione sia orientata a cose visibili costose ed inutili più che a rendere facile e civile la quotidianità. Se glielo toccate, ai reggini, ad esempio sostenendo l’elementare verità che con i soldi spesi per costruire e mantenere il tapis roulant avrebbe potuto garantire trasporti pubblici elettrici e gratuiti alla cittadinanza per generazioni, o magari finalmente acqua corrente potabile, può capitare che vi buttino fuori da un forum dove si parla di basket, la cui storica società lo stesso da anni strumentalizza essendo così stato tra gli artefici della sua scomparsa ed oggi farsesca riapparizione.
Ecco, io credo che per quanto una minoranza agguerrita di menti illuminate lo combatta, se si facesse un referendum a Reggio e Messina oggi il Ponte vincerebbe. Perchè la schiavitù moderna è volontaria, come l’acquiescenza freudiana a un genitore possessivo. Gli argomenti logici si abbattono contro le menti di chi si lascia affascinare dalle “promesse di papà” come contro un muro di gomma. E la mafia vive e prospera nell’intercapedine tra questo muro e la realtà.

http://controinformoperdiletto.blogspot.com/2009/10/la-gomma-del-ponte.html


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One response

26 12 2009
cugino

grazie della citazione, peraltro correttissima.
una volta trovatovi, mi sono fatto un giro sul vostro sito, e quindi l’ho messo tra i link consigliati del mio, per quello che vale.

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