Rifiuti Connection

29 11 2009

Due documentari via current.com assolutamente da vedere; mammamia come siam ridotti!

By Vanguard Project   http://vanguard.current.com/

Rifiuti Connection

Parlare di Sud ancora oggi impone una scelta a priori. Bisogna decidere in che chiave parlarne, a chi raccontarlo, perché. Il mezzogiorno d’Italia non è solo un luogo geografico, né un unicum definibile e ben identificabile. Esistono tanti sud, ognuno dei quali preferibile a seconda degli interessi di chi ne parla.
C’è il sud degli emigranti, terra dei paradossi in cui approdano migranti da altre sponde.
Quello della cultura mediterranea (meglio sarebbe dire le culture), dei dialetti di radici antichissime, dei retaggi di un mondo classico e antico.
Il sud delle dominazioni, quello mai domato, la terra di confine, il regno delle 2 Sicilie. Il sud della terribile SA-RC e quello dei lungomari, quello dei borghi e quello dell’abusivismo edilizio.
Il sud della buona cucina, della natura che toglie il fiato dal mare fino alle vette innevate. Il sud del malaffare, serbatoio di voti, del clientelismo, della malasanità, dell’assistenzialismo. Il sud della disoccupazione, del lavoro nero e del sommerso.
Quello mitico del rispetto, dell’onore e quello dell’ospitalità.
C’è il sud della mafia, della camorra, della ‘ndrangheta, della sacra corona unita e dei basilischi.
Il sud e i sud d’Italia.
Ma c’è un Sud più importante di tutti gli altri, perché in esso convergono tutti i sud elencati e, soprattutto, i loro destini. E’ il sud dell’ecomafia. Quello fatto di politiche scellerate e connivenze che hanno permesso, negli ultimi decenni, un assalto senza precedenti al territorio e all’ambiente. Punto di approdo dei veleni delle industrie del nord Italia e dell’Europa, zona franca per l’abbattimento dei costi di smaltimento di rifiuti, tossici e pericolosi.
Luogo ideale per impiantare industrie chimiche e petrolchimiche, anche multinazionali. Rifiuti speciali, soprattutto per i profitti che si possono ricavare. Quel sud delle deroghe alle leggi, un sud incosciente, inconsapevole, di navi a perdere affondate al largo delle coste e discariche abusive. Il sud delle emergenze rifiuti, più o meno opportunamente create per permettere l’adozione di misure speciali, commissariamenti e trattative criminali.
Un sud di falde acquifere contaminate, vocazioni agrituristiche soffocate in virtù di interessi particolari, paesaggi alterati. Un sud sconosciuto, impossibile da monitorare. E’ il sud più importante perché è in questo sud avvelenato che vive, si ammala e muore una parte del nostro Paese. Perché la bomba ecologica è già esplosa e adesso la questione è decidere come decontaminare l’area, ricomporre i pezzi, salvare i resti. Indietro non si torna. E’ anche lo stesso sud che risponde all’omertà con la denuncia, al silenzio con la protesta, all’ignavia con la ribellione. E oppone alla violenza l’informazione.
Un sud ribattezzato con mille nomi di convenienza ma che forse nessuno capisce e conosce. Al centro di questo sud c’è la Basilicata.

Le Navi dei Veleni

Il nostro è un Paese di misteri, alcuni sono sottoterra, altri nascosti da pagine processuali e carte che in pochi hanno letto. Ma anche una delle nostre meraviglie, il mare, custodisce dei segreti. Sono navi sommerse, che hanno portato sui fondali risposte che da anni in molti chiedono. E le implicazioni sono molteplici: ambiente, rifiuti, salute, affari. Interessi personali e collettivi, in una battaglia navale che è avvenuta, spesso in silenzio, a pochi metri dalle coste più belle d’Italia.

Dalle inchieste svolte risultano essere più di 30 le navi sparite, affondate, naufragate negli ultimi 20 anni. Tra queste alcune storie sono particolarmente misteriose.
Il Caso della Nave Riegel, per esempio. Affondata di fronte la costa di Capospartivento con il suo carico misterioso, nessun accertamento è stato mai fatto sulla effettiva presenza della nave nei fondali. Il capitano di corvetta Natale De Grazia ne tracciò con sicurezza la posizione, ma poi morì in circostanze misteriose mentre era in viaggio per il porto di La Spezia, per fare delle verifiche e degli interrogatori. Cosa trasportava quella nave?
E c’è dell’altro. Un collegamento tra l’affondamento della Righel e il traffico internazionale di rifiuti radioattivi legato anche all’ingegner Comerio.

Chi è Giorgio Comerio? In un’informativa dei Carabinieri di Reggio Calabria viene descritto come “persona di intelligenza spiccata, sicuramente massone, appartenente ai servizi segreti argentini e legato ai più grossi finanzieri mondiali”. Per il Ministro Giovanardi è “noto trafficante d’armi implicato in un progetto per lo smaltimento in mare di rifiuti radioattivi nel pianeta ed anche nel mar Mediterraneo”. Per il Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento è un “faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia ed alla illecita gestione degli aiuti della direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo”.
Nello studio di Comerio è stato trovato un diario con la frase LOST THE SHIP scritta sulla pagina del 21 settembre 1987. E’ la data dell’affondamento della Rigel. Lì si trova anche una copia del certificato di morte di Ilaria Alpi. Dapprima acquisito agli atti dal giudice Neri, di quel certificato non c’è più traccia.

Tra il 1987 e il 1989, alla Jolly Rosso, motonave della compagnia Messina fu affidato il rimpatrio di 15mila fusti e 20 container di scarti pericolosi dell’industria italiana scaricati in Libano. 9532 bidoni di diossina tornano in Italia. La nave viene ribattezzata “Nave dei Veleni”. Cambia allora nome e diventa “Rosso”, ma tornerà a far parlare di sé.
ll 14 dicembre 1990 si spiaggia sulla costa di Amantea in località Formiciche. L’ipotesi degli inquirenti è che alla Rosso, l’affondamento non riuscì a causa delle condizioni del mare. Una attività frenetica attorno alla Rosso dopo lo spiaggiamento pone seri dubbi su quello che è accaduto realmente.
Sulla vicenda viene pubblicato un dossier dell’Espresso, legambiente e wwf. La compagnia Messina presenta nel 2004 un memoriale in cui spiega quello che secondo gli armatori è accaduto realmente.
E nel febbraio 2009 il PM della procura di Paola, Greco, chiede l’archiviazione della vicenda. Il Gip, dott. Carpino, il 13 maggio scorso accoglie le richiesta del Pm e dispone l’archiviazione del procedimento a carico dell’armatore Messina.

Eppure qualcosa lega i nostri mari alle coste della Somalia, il Mediterraneo con le guerre lontane, le navi con le scorie. Ilaria Alpi prima di morire, il 20 marzo 1994, assieme al suo operatore Miran Hrovatin, stava indagando proprio sul traffico dei rifiuti tossici e delle armi.

Affrontare l’argomento delle “Navi a perdere” vuol dire entrare in trame oscure, collusioni, malapolitica, criminalità, servizi segreti deviati. E nel ruolo dell’informazione. Forse un giorno sapremo la verità sul caso Ilaria Alpi e sulle navi dei veleni e potrebbe costre caro al nostro Paese. Fino ad allora è bene che il senso del dovere non perda la rotta.

Link a tutti i documentari di Vanguard Italia

http://vanguard.current.com/category/vanguard/






UNA RIFLESSIONE E UNA PROPOSTA RIGUARDO AL VIRUS A/H1N1 di Teresa Forcades Vila, dottoressa in Salute Pubblica

29 11 2009

Trovato su http://tuttouno.blogspot.com/

1. DATI SCIENTIFICI

– i primi due casi conosciuti dell’influenza A/H1N1 (ceppo S-OIV) vennero
diagnosticati in California (USA) il 17 aprile del 2009 (1)

– il virus influenzale A/H1N1 non è nuovo per il fatto che sia del tipo A e neppure perchè sia del subtipo H1N1: l’epidemia d’influenza del 1918 fu del tipo A/H1N1 e dal 1977 i virus A/H1N1 formano parte dell’ondata d’influenza che si ripete ogni anno (2); l’unica cosa nuova è il ceppo S-OIV. (3 4)

– un 33% delle persone maggiori di 60 anni sembrano immuni al virus dell’influenza A. (5)

– dal suo inizio fino al 15 settembre 2009, sono morte a causa di questa influenza 137 persone in Europa e 3.559 persone in tutto il mondo (6); va tenuto conto che ogni anno muoiono in Europa tra le 40.000 e le 220.000 persone a causa dell’influenza. (7)

– secondo quanto manifestato pubblicamente da noti professionisti della salute —tra cui il Dr. Bernard Debré (membro del comitato nazionale d’etica della Francia) e il Dr. Juan José Rodríguez Sendín (presidente dell’associazione dei medici spagnoli)

—, i dati ottenuti dalla stagione d’influenza che ha già avuto luogo nell’emisfero sud dimostrano che il tasso di mortalità e di complicazioni dell’influenza A è inferiore a quello dell’influenza che si manifesta normalmente ogni anno. (8)

2. IRREGOLARITÀ CHE RICHIEDONO SPIEGAZIONI

– verso la fine di gennaio 2009, la filiale austriaca della casa farmaceutica
nordamericana Baxter distribuì a 16 laboratori d’Austria, Germania, Repubblica Ceca e Slovenia, 72 Kg di materiale, presumibilmente per la preparazione di migliaia di dosi di vaccino contro l’influenza stagionale (9). Un tecnico di laboratorio dell’impresa
BioTest della Repubblica Ceca decise per suo conto di provare i vaccini su dei furetti, che sono gli animali che dal 1918 vengono utilizzati per studiare gli effetti dei vaccini contro l’influenza; tutti i furetti vaccinati morirono; si investigò allora in cosa consisteva esattamente il materiale inviato dalla casa Baxter e si scoprì che conteneva dei virus vivi dell’influenza aviaria (virus A/H5N1) combinati con virus vivi dell’influenza di ogni anno (virus A/H3N2); se questa contaminazione non fosse stata scoperta in tempo, la pandemia che senza basi reali stanno annunciando le autorità sanitarie mondiali (OMS) e nazionali sarebbe ora una spaventosa realtà; questa
combinazione di virus vivi può risultare particolarmente letale perchè combina un virus che presenta un 60% di mortalità ma è poco contagioso (il virus dell’influenza aviaria) con un altro che presenta mortalità molto bassa ma una gran capacità di contagio (un virus delle influenze di ogni anno). (10)
– il 29 aprile 2009, quando erano passati appena 12 giorni dai primi casi registrati dell’influenza A, la dottoressa Margaret Chan, direttrice generale dell’OMS, dichiarò che il livello di allarme per il pericolo di pandemia si trovava nella fase 5 e ordinò a tutti i governi degli stati membri dell’OMS di attivare dei piani d’emergenza e di massimo allarme sanitario; un mese e mezzo più tardi, l’11 giugno 2009, la dottoressa Chan dichiarò che nel mondo c’era già una pandemia (fase 6) causata dal virus A/H1N1 S-OIV (11); come potè dichiararlo se, in base ai dati scientifici esposti qui sopra l’influenza A è, in realtà, più benigna dell’influenza di ogni anno, oltre al fatto che il virus non è nuovo ed esiste già una parte della popolazione che ne risulta immunizzata? Potè dichiararlo perchè nel mese di maggio l’OMS aveva cambiato la definizione di ciò che è una pandemia: prima del maggio 2009 per poter dichiarare una pandemia era necessario che morisse a causa di un agente infettivo una proporzione significativa della popolazione; questo requisito —che è l’unico che conferisce senso alla nozione clinica di pandemia e alle misure politiche che gli vanno associate— venne eliminato dalla definizione nel maggio 2009 (12), dopo che il 26 d’aprile gli Stati Uniti ebbero dichiarato lo “stato d’emergenza sanitaria” quando in tutto il paese c’erano state appena 20 infettati di influenza A e nessun morto. (13)

3. CONSEGUENZE POLITICHE DEL DICHIARARE UNA ‘PANDEMIA’

– nel contesto di una pandemia è possibile dichiarare obbligatorio il vaccino per determinati gruppi di persone o perfino per l’insieme dei cittadini (14)
– cosa può succedere a una persona che decide che non vuole vaccinarsi? finchè non venga decretato che il vaccino è obbligatorio non gli può succedere nulla; nel momento in cui però ne venga dichiarata l’obbligatorietà, lo stato ha l’obbligo allora di far compiere la legge, imponendo una multa o perfino la prigione (nello stato del Massachusset la multa prevista per casi come questo può arrivare ai 1.000 dollari per ogni giorno che passa senza essersi vaccinati (15))
Leggi il seguito di questo post »





Tagli e dettagli

28 11 2009

http://www.eugeniobenetazzo.com

Quando nel 1994 Amy Whitfield scalava le classifiche musicali internazionali con il suo “Saturday Night” ed imperava la cultura del disco entertainment degli anni 90, allo stesso tempo il nostro paese raggiungeva il suo picco di massimo splendore per quanto concerneva il benessere economico alimentato da uno sviluppo e successo industriale che proprio in quell’epoca ostentava il suo massimo slancio evolutivo. Ricordo molte bene quel periodo, frequentavo da qualche anno l’università ed al tempo stesso mi dilettavo come dee jay negli house club: rammento ancora come tutti noi giovani “discotecari” sognavamo un giorno di poter possedere o gestire un locale da ballo (e sballo) tutto nostro, vedendo gli incassi e le migliaia di persone che vi gravitavano ad ogni serata. Sono passati appena quindici anni e quel periodo ormai è un ricordo di un passato che non rivedremo mai più.

Dalla metà degli anni 90 per l’Italia è iniziato infatti un lento processo di declino industriale: sono stati fatti entrare a frotte milioni di extracomunitari con il solo scopo di consentire ai grandi gruppi industriali di poter abbassare i costi di manifattura (grazie a persone disperate disposte a lavorare con retribuzioni minori rispetto agli italiani), di lì a poco è stato introdotto il lavoro interinale come soluzione per “snellire” l’attività di impresa che in poco tempo ha fatto nascere una nuova fascia sociale, quella dei precari, infine si è dato inizio ad una lenta opera di deindustrializzazione aiutando gli industriali a smantellare le loro aziende per spostarle al di fuori dei confini italiani e decretando così la fine di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Quando sta accadendo in questi ultimi 18 mesi non può essere definito genericamente come semplice crisi, come ci vogliono far credere i media tradizionali con il loro gracchiante vociferare, quanto piuttosto come una vera e propria emergenza che sino ad oggi ha manifestato solo il primo dei sue tre aspetti, ovvero quello finanziario.

Adesso dovranno arrivare le altre due sfacettature, quella industriale e quella sociale, entrambe legate da questo scellerato ed osannato modello economico imposto dal WTO in cui tutti i paesi occidentali hanno dovuto lentamente e progressivamente regalare le loro produzioni ed i loro ordinativi industriali alle nuove aree emergenti di questo millennio, così facendo si sono create le condizioni sociali ed industriali per una impensabile sperequazione. L’Inghilterra regna sovrana su questo, il modello thatcheriano (privatizzazioni e dismissioni forzate dei gangli strategici della nazione) sta dimostrando come l’eccesso di liberismo economico produca l’esatto opposto di quello che aveva promesso. Gli USA che sono stati il primo paese a delocalizzare (con Messico ed India) hanno pagato il conto con la loro stessa solidità finanziaria. Per chi non lo avesse ancora compreso i mutui subprime sono detonati perchè lentamente sono stati bruciati milioni di posti di lavoro e persone che avevano contratto precedentemente debiti per vivere non sono più stati in grado di ripargarli (la FED poi ci ha marciato accellerando il processo di polverizzazione finanziaria).

Ormai dovremmo parlare di una mutazione genetica per il nostro tessuto socioeconomico: il turbocapitalismo ci sta presentando i conti. E siamo appena agli inizi. Chi continua a profetizzare la fine di questa cosidetta “crisi” temo che non abbia veramente ancora compreso che cosa stia accadendo. L’Italia è un paese manifatturiero (per quello che rimane) ed esportatore, questo significa che per esserci veramente ripresa questa deve realizzarsi al di fuori dei nostri confini, consentendo alla nostra economia di seguire a traino. Tra meno di quindici anni saremo catapultati al quindicesimo posto su scala planetaria, non saremo più un paese industrialmenete rilevante, ma uno stato depresso in lento e silenzioso declino. Direi proprio silenzioso perchè di giovani a gridare ce ne saranno sempre meno: sempre tra quindici anni oltre il 40 per cento della popolazione avrà un’eta superiore ai sessant’anni. Da Bel Paese un tempo, presto saremmo denominati come il cimitero degli elefanti. La contrazione della capacità produttiva industriale che si è verificata in questi ultimi mesi ci ha proiettati ai livelli di produttività di oltre quindici anni fa (non penso che si riuscirà mai più a recuperare questi livelli).

Il futuro è piuttosto delineato, chi è vecchio vivrà con quei quattro soldi messi da parte e chi è giovane si troverà a doversi inventare la vita di tutti i giorni, lavorando a missione e a singhiozzo: già tra cinque anni almeno 1/5 se non 1/4 delle aziende italiane si estinguerà o si ritirerà dal mercato, lasciando un profondo vuoto a livello occupazionale. Non dimentichiamo inoltre come le pesanti situazioni di default finanziario che stanno vivendo le imprese italiane presto si riverserà proprio sui bilanci delle stesse banche che adesso (grazie alle strepitose opere di privatizzazione riguradanti appunto lo stesso sistema bancario italiano) continuano a dettare legge su chi vive e chi dovrà estinguersi. Chi pensa di replicare il modello inglese per assorbire gli esuberi occupazionali, puntando quindi tutto sul terziario (settore dei servizi) probabilmente si è laureato per corrispondenza in Economia Davanti e Commercio Dietro presso l’Università per Barbieri. A livello nazionale non vi è una forza politica che si faccia portavoce di esigenze di protezionismo nei confronti dei nostri gloriosi ed invidiati distretti industriali, l’unica risorsa che avevamo ovvero la distintività ed originalità della manifattura italiana è stata brutalmente sacrificata per permettere a paesi come la Cina di assorbire, copiare e far morire le nostre tipiche produzoni, diventando nel frattempo la grande fabbrica del pianeta. A mio modo di vedere l’unica salvezza potrebbe essere un incredibile e improvviso cambio di governance politica che faccia emergere un “tribuno del popolo” stile Lula in Brasile, che contrasti e metta fine a questo dictat economico che sta portando il paese al suicidio industriale, sociale ed economico.

Eugenio Benetazzo

Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/tagli_e_dettagli.htm

Leggete anche

eugenio-benettazzo-il-ministro-alleconomia-che-vorrei





Secret Space

28 11 2009

Sottotitoli in Italiano

Chris Everard presenta i segreti della NASA, una storia che va dagli ex ufficiali NAZI SS finanziati dagli americani, al cuore della missione spaziale Apollo e dell’interazione dei simboli massonici nei nomi dei missili e delle astronavi. I filmati  sono i più sorprendenti sugli UFO mai visti, alcuni ripresi dagli astronauti durante le varie missioni dello Space Shuttle.

Premetto che non credo a tutto quello che viene detto in questo documentario, in ogni caso molto interessante.

La Prima Parte, per vedere tutto il documentario cliccka su “Guarda il filmato”





La guerra sporca di Mussolini

28 11 2009

Documentario di Giovanni Donfrancesco – 2008

Sono oltre 1500 i militari italiani impuniti per i crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale. Questo documentario riapre il caso svelando una strage dimenticata: 150 uomini trucidati in una sola notte dal nostro esercito, il 16 febbraio del ’43, nel villaggio greco di Domenikon. A partire da questo eccidio, si ricostruisce un’intera strategia: la guerra ai civili, operata dal fascismo durante la guerra di occupazione in Grecia, ma anche in Jugoslavia e in Africa. Si pone l’accento proprio sul fatto che il massacro di Domenikon non fu un caso isolato, ma uno dei tanti anelli di una lunga catena di eccidi contro i civili innocenti. (Info da http://gruppolibertariospartaco.blogspot.com)

La Prima Parte: per visualizzare tutto il documentario clickate su “guarda il filmato”

Per scaricare il torrent clickate QUI





Verità storiche dietro al mito del Diluvio Universale

26 11 2009

La prima parte. Clicka su “leggi il seguito del post” per vedere le altre 5 parti

Leggi il seguito di questo post »





Una sorprendente scoperta: nel cuore dell’Africa UNA METROPOLI DI 200.000 ANNI FA

26 11 2009

http://www.express-news.it

Dan Eden

Sono sempre stati lì. Qualcuno li aveva già notati prima, ma nessuno riusciva a ricordare chi li avesse fatti – o perché? Fino a poco tempo fa, nessuno sapeva nemmeno quanti fossero. Ora sono dappertutto, a migliaia, anzi no, centinaia di migliaia! E la storia che raccontano è la storia più importante dell’umanità. Ma c’è chi potrebbe non essere pronto ad ascoltare.
Qualcosa di straordinario è stato scoperto in una zona del Sud Africa, circa 280 km verso l’interno, ad ovest del porto di Maputo (la capitale del Mozambico). Sono i resti d’una grande metropoli che misurava, secondo stime prudenti, circa 5000 km quadrati. Faceva parte di una comunità ancora più ampia, di circa 35.000 chilometri quadrati, che sembra essere stata costruita – siete pronti? – dal 160000 al 200000 a.C.!

L’immagine è una vista ravvicinata di poche centinaia di metri del paesaggio, presa da Google-earth. La regione è un po’ remota e i “cerchi” sono stati spesso visti dagli agricoltori locali e dagli indigeni, in passato. Ma, stranamente, nessuno s’è mai preso la briga di informarsi su chi potrebbe averli fatti o quale età potessero avere.
La situazione è cambiata quando se ne è occupato il ricercatore Michael Tellinger, in collaborazione con Johan Heine, un vigile del fuoco locale e pilota che aveva osservato queste rovine negli anni, sorvolando la regione. Heine aveva il vantaggio unico di vedere il numero e la portata di queste strane fondazioni di pietra e sapeva che il loro significato non era apprezzato.
“Quando Johan per primo mi ha fatto conoscere le antiche rovine di pietra dell’Africa australe, non avevo idea delle incredibili scoperte che ne sarebbero seguite, in breve tempo. Le fotografie, i manufatti e le prove che abbiamo accumulato puntano senza dubbio ad una civiltà perduta e sconosciuta, visto che precede tutte le altre – non di poche centinaia d’anni, o di qualche migliaio d’anni… ma di molte migliaia d’anni. Queste scoperte sono così impressionanti che non saranno facilmente digerite dall’opinione ufficiale, dagli storici e dagli archeologi, come abbiamo già sperimentato. E’ necessario un completo mutamento di paradigmi nel nostro modo di vedere la nostra storia umana”. – Tellinger

Dove è stata compiuta la scoperta
L’area è importante per una cosa che colpisce subito – l’oro. “Le migliaia di antiche miniere d’oro scoperte nel corso degli ultimi 500 anni, indicano una civiltà scomparsa che ha vissuto e scavato per l’oro in questa parte del mondo per migliaia d’anni”, dice Tellinger. “E se questa è in realtà la culla del genere umano, possiamo star guardando le attività della più antica civiltà sulla Terra”.

Per visualizzare il numero e la portata di queste rovine, vi suggerisco di utilizzare Google-earth e iniziare con le seguenti coordinate:
Carolina – 25 55′53,28″S / 30 16′ 13,13″ E
Badplaas – 25 47′33,45″S / 30 40′ 38,76″ E
Waterval – 25 38′07,82″S / 30 21′ 18,79″ E
Machadodorp – 25 39′22,42″S / 30 17′ 03.25″ E
Quindi eseguite una ricerca a volo radente all’interno dell’area formata da questo rettangolo. Semplicemente stupefacente!

L’oro ha giocato un certo ruolo sulla densità di popolazione che un tempo viveva qui? Il sito si trova a circa 150 miglia da un ottimo porto, il cui commercio marittimo potrebbe avere contribuito a sostenere una popolazione così importante. Ma ricordate che stiamo parlando di quasi 200000 anni fa!
Le singole rovine sono in gran parte costituite da cerchi di pietre. La maggior parte sono stati sepolti sotto la sabbia e sono visibili soltanto dal satellite o dall’aereo. Alcuni sono stati esposti, quando il cambiamento climatico ha soffiato via la sabbia, rivelando le mura e le fondamenta.

“Mi vedo come una persona di mente aperta, ma devo ammettere che mi ci è voluto oltre un anno per digerire la scoperta e per capire che abbiamo realmente a che fare con le strutture più antiche mai costruite dall’uomo sulla Terra.
Il motivo principale di ciò è che ci hanno insegnato che nulla di significativo è mai venuto dal Sud Africa. Che le civiltà più potenti sono apparse in Sumeria e in Egitto e in altri luoghi. Ci viene detto che fino all’insediamento del popolo BANTU, proveniente da nord, che dovrebbe avere avuto inizio nel secolo XII d.C., questa parte del mondo era piena di cacciatori-raccoglitori, e che i cosiddetti Boscimani non hanno fornito alcun contributo importante alla tecnologia o alla civiltà”. – Tellinger

Una storia ricca e variegata

Quando i primi esploratori incontrarono queste rovine, davano per scontato che fossero recinti per il bestiame realizzati da tribù nomadi, come il popolo bantu, che si spostò verso sud e si stabilì in questa terra intorno al sec. XIII. Non si conoscevano le testimonianze storiche di nessuna civiltà precedente, più antica, in grado di costituire una comunità così densamente popolata. Poco sforzo fu stato fatto per indagare il sito perché la collocazione storica delle rovine non era per nulla nota.
Negli ultimi 20 anni, persone come Cyril Hromnik, Richard Wade, Johan Heine e una manciata d’altri hanno scoperto che queste strutture in pietra non sono ciò che sembrano essere. In realtà questi sono ora ritenuti i resti di antichi templi e osservatori astronomici di antiche civiltà perdute, che risalgono a molte migliaia di anni fa.

Queste rovine circolari sono distribuite su una vasta area. Possono solo essere veramente apprezzate dal cielo o attraverso immagini satellitari. Molte di loro sono quasi completamente erose o sono state coperte dai movimenti del suolo fatti per l’agricoltura lungo il tempo. Alcune sono sopravvissute abbastanza bene da rivelare le loro grandi dimensioni, con alcuni muri originali in piedi, sino a quasi 2 metri d’altezza e oltre un metro di larghezza, in alcuni luoghi. Guardando la metropoli intera, diventa evidente che si trattava d’una comunità ben progettata, sviluppata da una civiltà evoluta. Il numero di antiche miniere d’oro suggerisce la ragione per cui la comunità si trovava in questa posizione. Troviamo le strade – alcune si estendono per un centinaio di miglia – che collegavano la comunità e l’agricoltura a terrazzamenti, molto simili a quelli trovati negli insediamenti Inca in Perù.
Ma una domanda necessita una risposta – come potrebbe tutto questo essere stato realizzato dagli esseri umani 200.000 anni fa?

Leggi il seguito di questo post »