GEAB 38 parte I, II e III

1 11 2009

http://informazionescorretta.blogspot.com/

I – UE al bivio: complice o vittima del crollo del dollaro?
II – 4 vincoli strategici per l’UE + Crisi usa/iran/israele
III – Rischio Paese 2009-2014: l’incrocio tra le due fase terminali della crisi

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GEAB PARTE I – Unione Europea complice o vittima del crollo del dollaro?

“Sedicenne stuprata da due diciottenni, la madre ascolta tutto al telefono”, questo il titolo che ci propone City, il quotidiano gratuito distribuito in migliaia di copie ai pendolari delle grandi città.

Già.

Forse sarebbe stato opportuno approfondire meno i dettagli truculenti della storia, farsi più domande sulla direzione in cui stiamo educando i nostri figli, e dedicare un po’ più di spazio al nuovo GEAB Report n.38, se non nella sua versione completa almeno nella sua versione gratuita.

In questo numero, oltre alle consuete previsioni, Europe2020 (se non sapete di chi stiamo parlando potete visitare questo articolo dedicato a quanto durerà la crisi) si sbilancia sempre di più in favore dell’Eurozona, di cui il team è notoriamente espressione.

Rendiamo comunque disponibile a tutti il report gratuito e ampi stralci del report completo, invitando gli affezionati lettori a ripulire il report dalla sua stessa propaganda per preservare l’analisi strategica.

La parola al report gratuito e riassuntivo di Europe2020, nella traduzione proposta da ripensaremarx.splider.com .

Le principali tendenze al lavoro nelle fasi 4 e 5 della crisi sistemica globale (la fase di decantazione e la fase di dissezione geopolitica globale) si rivelano ogni giorno un po’ di più.

Tutti ormai hanno capito che gli Stati Uniti sono trascinati in una spirale incontrollabile che associa insolvibilità generalizzata del paese ed incompetenza evidente delle elite US ad attuare le soluzioni necessarie.

L’annunciata cessazione dei pagamenti degli Stati Uniti è in corso come illustrano la caduta del dollaro e la fuga dei capitali fuori dal paese: solo il nome del liquidatore ed il riconoscimento del fallimento sono ancora sconosciuti, ma ciò non può ritardare.

E, parallelamente al suo leader, l’Occidente, da cui il Giappone si allontana un po’ di più ogni giorno con l’attuazione dei suoi nuovi orientamenti politici, economici, finanziari e diplomatici, è già in piena deliquescenza l’immagine della NATO in Afganistan.

Così, secondo LEAP/E2020, l’ anno 2010 metterà l’ Unione europea nel cuore di quattro vincoli strategici che gli imporranno scelte urgenti in un contesto di crollo accelerato del campo occidentale, che si potrebbe semplificare riassumendolo col destino del dollaro US. Queste scelte definiranno durevolmente il ruolo degli europei nel mondo del dopo crisi.

Sia se si affermeranno come attori-chiave della strutturazione del mondo di domani affermando la loro visione del futuro e cercando i partner ad hoc senza esclusione; sia se si accontenteranno di essere vittime che acconsentono al naufragio dell’Occidente seguendo ciecamente Washington nella sua discesa agli inferi.

Nel primo caso, l’ Ue assumerebbe interamente la sua finalità storica di ridare agli europei il controllo del loro destino collettivo; nel secondo, si rivelerebbe essere nient’altro che la propaggine occidentale del COMECON, appendice senza futuro della superpotenza tutelare.

Le tendenze pesanti sono già identificabili e, secondo il nostro gruppo, spingeranno fortemente l’ Europa in direzioni anticipabili fin da oggi.

Detto ciò, la debolezza intellettuale dell’attuale direzione politica europea (Unione e Stati membri insieme) costringe a modulare le previsioni. In tutti i casi, essendo la UE la prima potenza economica e commerciale mondiale, le conseguenze di queste evoluzioni avranno un impatto diretto e rapido in tutto il mondo su molti fattori economici, finanziari e geopolitici essenziali: tasso di cambio, prezzo delle materie prime, crescita, sistemi sociali, equilibri di bilancio, governance mondiale.

Quattro vincoli strategici per l’UE

In questo GEAB N°38, oltre alle raccomandazioni strategiche ed operative per far fronte alla crisi ed alle anticipazioni per il 2009-2014 dei rischi-paese di fronte alla crisi, il nostro gruppo analizza dunque i quattro vincoli strategici per i quali l’Ue dovrà, fin dal 2010, dare consequenziali risposte pesanti, cioè:

1. Fare fronte alla rottura del sistema monetario fondato sul dollaro ed evitare di trovarsi senza appello dinanzi alla prospettiva di 1EUR=2USD

2. Evitare l’ esplosione dei disavanzi di bilancio del mondo americano e britannico

3. Rispondere all’ aggravarsi della crisi Iran/Israele/USA e della guerra in Afganistan definendo una posizione specificamente europea

4. Iniziare a lavorare in modo indipendente e costruttivo con i nuovi attori chiave del mondo del
dopo la crisi: Cina, India, Brasile e Russia in particolare.

Infatti, su tutti questi punti determinanti per gli europei ed il resto del mondo, non è possibile aspettare oltre il 2011.

Basta immaginare per rendersene conto che gli europei restano collettivamente passivi di fronte a questi quattro vincoli per spiegarsi l’impossibilità di aspettare oltre il 2010:

1. Così, se gli europei si accontentano di guardare il dollaro affondare, le loro esportazioni verso gli Stati Uniti e numerosi altri paesi le cui valute sono legate al dollaro U. S., andranno da qui ad un anno completamente sinistrate, aggravando la crisi economica e sociale nell’ Ue.

2. Se gli europei, e soprattutto i governanti della zona euro, lasciano scappare i disavanzi pubblici, come fa la Francia, la zona euro sarà sottoposta molto rapidamente a conflitti interni brutali tra europei del Nord ed europei del Sud.

3. Se i governanti europei si accontentano di seguire l’ asse Israele/Washington nella questione del nucleare iraniano e star dietro all’ amministrazione Obama per l’ Afganistan, entreranno in un processo di scontro con le loro opinioni pubbliche per il quale né sono preparati, né sono in posizione di forza, prova della grave instabilità politica in tutti gli Stati membri.

4. Se gli europei rifiutano di discutere in modo indipendente dai loro eventuali interessi comuni con i cinesi, gli indiani, i Brasiliani ed i Russi, si privano semplicemente di qualsiasi mezzo per fare valere la loro visione delle cose per quanto riguarda i tre vincoli precedenti poiché questi paesi rappresentano oggi le potenze senza le quali non può più essere attuato nulla di decisivo.

Secondo i nostri ricercatori, è dunque certo che il 2010 è un anno determinante per gli europei ed il loro futuro comune. La posizione dell’ Ue, ed in particolare della zona euro, di fronte al dollaro sarà determinante per gli europei, come per il dollaro e l’ordine monetario mondiale.

Non che gli europei abbiano scelto l’anno (2010) o l’argomento (il dollaro) (i dirigenti di Eurolandia preferirebbero certamente continuare il loro “business as usual„), ma la Storia è dotata di una ironia notevole che mette “gli alleati„ degli Stati Uniti ormai con le spalle al muro: affondare ora con Washington o uscirne senza Washington.

Ma, come nello lo sviluppo dell’insieme dei fenomeni implicati nella crisi sistemica globale in corso, il tempo conosce una forte contrazione: tutto va molto più rapidamente.

A questo proposito si può anche essere sorpresi di vedere gli “esperti” di tutti i generi presentare come strampalato l’articolo di Robert Fisk “Il crepuscolo del dollaro“, riportando che russi, cinesi, francesi, giapponesi e paesi petroliferi del golfo starebbero discutendo una quotazione sui prezzi del petrolio in un’altra valuta che non sia il dollaro US da qui a nove anni.

Per LEAP/E2020, il solo elemento sorprendente di quest’informazione è il periodo di nove anni. Quest’evoluzione si verificherà molto più rapidamente, da qui a 2 anni, sotto la pressione degli eventi.

Nove lunghi anni

Ricordiamo il mondo di nove anni fa per comprendere l’accelerazione straordinaria della Storia che costituisce questa crisi: nove anni fa..

  • G.W. Bush era stato appena eletto
  • l’11 settembre avrebbe avuto luogo solo due anni più tardi
  • gli Stati Uniti non si erano ancora impantanati in Afganistan ed in Iraq
  • Katrina non aveva ancora raso al suolo New Orleans
  • un euro valeva 0,9 dollari
  • la Russia non era che un paese alla deriva
  • l’ Ue credeva di elaborare una costituzione popolare
  • la Cina era un attore internazionale povero
  • l’economia US era mostrata come esempio al mondo
  • il Regno Unito faceva la lezione ultra-liberale a tutta l’Europa
  • le banche d’affari di Wall Street sembravano invincibili…

e l’elenco potrebbe continuare lungamente.

Ciò che emerge è che ognuno di questi eventi sarebbe parso impensabile alla maggior parte “degli esperti„ soltanto alcune settimane prima che si verificasse.

Allora pensare che occorreranno nove anni per pagare il petrolio in altra cosa che non sia il dollaro, moneta che regge grazie alla volontà (sempre più cattiva) delle banche centrali di comperare, comperare ed ancora comperare questa valuta per evitare che essa crolli, è francamente dare prova di una naïveté storica che disarma.

Già al secondo trimestre, le banche centrali del mondo intero hanno incominciato a porre fine al loro accumulo di dollari US (il Dollaro ha rappresentato il 37% dei loro acquisti di valuta, quando questa rappresenta il 63% delle riserve). Nel luglio 2009, quasi 100 miliardi di USD di capitali netti hanno già lasciato gli Stati Uniti, e ciò nel momento in cui il paese pretende di riuscire a fare entrare nelle sue casse più di 100 miliardi USD al mese per finanziare il deficit federale (senza parlare degli altri disavanzi pubblici).

Saldi di stagione: vendesi 100 MLD di T-bonds

In questo contesto, una questione essenziale si pone: chi compera realmente questi 100 miliardi di buoni del tesoro US ogni mese?

(forse due giapponesi su un treno a chiasso? NDFC)

Certamente non i cittadini americani che sono indebitati al di là del ragionevole e non hanno più né risparmio, né credito.

Certamente non gli operatori privati stranieri che si preoccupano ogni giorno un po’ di più
dello stato di salute degli Stati Uniti.

Certamente neppure le banche centrali cinese, russa, giapponese che incominciano, da un lato a cessare i loro acquisti di buoni a lungo termine, e dell’altro, a vendere T-Bonds o trasformare i loro buoni a lungo termine in buoni a breve termine.

Stranamente solo la banca d’ Inghilterra sembra avere ancora questo appetito.

Allora ci rimangono solo i “soliti sospetti” (primary dealers), vale a dire la Fed e la sua rete di operatori primari, cioè i soldi “stampati” stanno prendendo un ruolo predominante rispetto a quanto riconosciuto dalla Fed, con la sua politica di “allentamento quantitativo”(quantitative easing ) ufficiale.

Con l’annuncio del disavanzo del bilancio federale di 1,000 miliardi di dollari all’anno sul decennio a venire, chi può onestamente pensare che il resto del mondo accetterà di essere pagato per ancora nove anni in valuta senza valore?

Forse coloro che pensavano impossibile il crollo di Wall Street nel settembre scorso?
O che credevano che Obama avrebbe cambiato l’America ed il mondo?
O che persistono a credere che il consumatore americano rinascerà dalle sue ceneri ed alimenterà la “ripresa impossibile„?

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Contrariamente all’anno scorso, l’ attuale ricaduta del dollaro non beneficerà di una dilazione inaspettata a causa del panico.

Questa volta, la valuta americana è vista come uno spaventapasseri e non come un rifugio, poiché il disaccoppiamento dal resto del mondo (Asia, Sudamerica e Europa in particolare) è all’ opera.

D’altronde e’ per questo che il 2010 è un anno così determinante per gli europei. Se lasciano proseguire gli sviluppi in corso, è l’ Euro che diventerà una valuta-rifugio ed il suo corso soffocherà l’economia europea.

La zona euro deve dunque diventare più aggressiva e discutere con gli altri grandi soggetti economici e finanziari per evitare questa situazione, evitare che l’ Euro voli di fronte allo Yuan, allo Yen ed ad altre valute dei suoi partner commerciali.

In realtà, su questo punto, essa non ha realmente la scelta, poiché comperare ogni giorno dei miliardi USD che valgono sempre meno al ritmo crescente al quale sono creati, non può essere una politica duratura.

E per di più, chi dispone realmente di un margine di manovra per negoziare col FMI, è proprio l’Ue, sia per abolire il diritto di veto degli Stati Uniti che per far posto alle potenze “riemergenti„.

Come sovente, sono gli eventi esterni che imporranno agli europei di agire in modo unito e proattivo.

Vale a dire, per LEAP/E2020, il dollaro sarà un forte stimolo dell’ azione europea per l’anno 2010. E la Storia, rispetto alla quale gruppo di LEAP/E2020 sottolinea sempre che il suo solo “senso„ è quello dell’ ironia, si prepara evidentemente a dare agli europei un ruolo che tutti si aspettavano vedere giocare ai cinesi…

Si conclude qui la parte gratuita del GEAB 38.

Qui la seconda parte del report completo: 4 vincoli strategici per l’EU + crisi USA/Iran/Israele

Saluti felici

Felice Capretta

GEAB PARTE II – 4 vincoli strategici per l’UE + crisi USA/Iran/Israele

Oggi il Corriere dedica alla vicenda mastella le prime 10 pagine della sua edizione!

Niente male, non fosse che in 10 pagine il corrierone non è riuscito a fare piena chiarezza sulle accuse…il lettore si gusta le intercettazioni ma coglie solo che è una losca storia di raccomandazioni e possibili collusioni camorristiche.

A nostro avviso sarebbe stato più opportuno indagare sulla natura stessa di ogni comportamento dell’ex ministro per scoprire collusioni di ogni genere e grado…

In ogni caso, è disponibile ai soli lettori di Informazione Scorretta la seconda parte del GEAB 38.

In questa parte del report completo vediamo un focus particolare sui quattro vincoli strategici per l’UE accennati nel post precedente.

Continua la pressione del gruppo Europe2020 su USA e dollaro.

Buona lettura.

GEAB 38 parte II – 1 – Quattro vincoli strategici per l’UE

1. Affrontare il fallimento del sistema monetario basato sull’ USD e non diventare impotente quando 1 EURO varrà 2 USD

Come recentemente sottolineato dagli economisti di Natixis, se non fosse per le enormi quantità di dollari acquistati dalla Banca centrale europea, un euro varrebbe già due USD. La loro analisi risale a diverse settimane fa, cioè prima della fuga dal dollaro che ha iniziato ad accelerare il processo.

Dal 2006, il LEAP/E2020 ha già ampiamente anticipato questo problema, che sta ora diventando una realtà tangibile che incide su tutte le grandi economie esportatrici del mondo (UE, Cina, Giappone): come evitare il soffocamento delle loro economie, come risultato dell’ apprezzamento delle loro monete nei confronti di un Dollaro collassato?

Per l’Unione europea e la Zona euro, in particolare, la questione diventa un grave problema economico, sociale e politico a partire dalla fine del 2009, mentre il 2010 sarà l’anno in cui i leader europei dovranno trovare una soluzione, se non vorranno perdere le prossime elezioni, in un contesto impennata dei fallimenti di società esportatrici e della disoccupazione, per non parlare degli effetti destabilizzanti dell’ aumento del costo di materie prime ed energia denominate in dollari.

La dislocazione geopolitica è ora in via di sviluppo e sodalizi preesistenti si stanno disfacendo sotto i colpi dei nuovi rapporti di forza emergenti.

Il Regno Unito, che è solito essere il rappresentante di Washington nella UE, ha perso molta influenza per due motivi: in primo luogo, il Regno Unito non fa parte della zona euro e, in secondo luogo, è in un tale stato di debolezza economica, monetaria e finanziaria che dipende sempre più dalla buona volontà della Zona Euro.

Ora è anche possibile immaginare che, ironia della sorte, il prossimo governo dei Tory potrebbe chiedere di aderire all’Euro, al fine di salvare il paese (il cui bilancio è già tecnicamente in una situazione che, in tempi normali, dovrebbe chiedere l’intervento del FMI).

L’articolo di Robert Fisk sui negoziati segreti per la valuta di riferimento dei paesi produttori di petrolio nel Golfo, riflette il fatto che queste discussioni sono necessarie e quindi necessariamente avviate a vari livelli di protocollo (non ufficiali o secondari, in questa fase) .

Il rifiuto degli Stati Uniti di orchestrare questo sviluppo (un grave errore storico da parte di Obama, come già evidenziato) costringe gli altri giocatori, che non possono più sostenere lo status quo e i suoi effetti devastanti, a discutere l’argomento in segreto.

Lungi dal contribuire a stabilizzare la situazione, questo metodo aumenta il rischio che l’attuale sistema monetario internazionale potrà sfuggire al controllo: un giocatore chiave improvvisamente spaventato di essere messo al muro o l’inefficacia di una comunicazione potrebbero causare il crollo repentino.

Per il fatto che l’euro sia l’unica alternativa al dollaro statunitense (tutto da dimostrare, NDFC) e che l’UE è il leader mondiale di potenza economica e commerciale (idem, NDFC), l’Unione europea, in particolare la zona euro, deve essere al centro di tutte le discussioni volte ad affrancarsi dal dollaro USA. Possiamo anticipare la partecipazione europea al prossimo vertice BRIC nel 2010, per tener conto di questo sviluppo. Gli europei amano gli incontri internazionali in cui sono nel loro elemento.

(Europe2020 mostra qui tutta la sua faziosità pro-europea, franco-tedesca in particolare, il che non giova alla chiarezza di analisi. Questo non toglie che è uno dei pochi think tank a rendere disponibile le sue analisi al grande pubblico senza particolari distorsioni, a differenza dei think tank americani che diramano comunicati completamente divergenti dai loro studi, improntati al “tutto va bene”. NDFC)

2. Evitare i disavanzi di bilancio come quelli che esplodono negli Stati Uniti e Regno Unito

Su questo aspetto, la situazione sta diventando urgente in Europa, soprattutto nella zona euro.

Da un lato, i paesi latini, la Francia in particolare, sono spudoratamente immergendosi in un abissale deficit pubblico, mentre, dall’altro lato, l’Europa germanica si sta sforzando di mantenere i loro bilanci in pareggio.

Come risultato, le tensioni si svilupperanno nel 2010.

Il tasso di disoccupazione crescente spingerà tutti a mantenere regole di eccezione al patto di stabilità (in tutta Europa, il sostegno alla disoccupazione dovrà essere innalzato, come abbiamo annunciato più di un anno fa), ma a Berlino e in tutto il Nord Europa chiederà garanzie da Parigi e dall’Europa meridionale.

La Francia sarà un fattore chiave in questo dibattito.

[…]

Questa situazione richiede una inevitabile armonizzazione collettiva dell’ aumento della pressione fiscale sui redditi alti e dei profitti di capitale in particolare.

La crisi si tradurrà in uno slittamento graduale a sinistra del programma politico dell’Europa nel campo dell’ economia e in quello sociale (almeno nelle dichiarazioni di politici, se non nei fatti). Questo sviluppo chiaramente dimostra l’importanza attribuita alle questioni relative alla protezione sociale e alla scomparsa progressiva di politiche ultra-liberali e di sgravi fiscali.

La tassazione, contrariamente al deficit e ai prestiti seguirà la medesima tendenza: La Francia sembra di nuovo in ritardo, ma è l’abitudine dell’élite del paese.

Spagna, Regno Unito, Germania, Svezia … tutti si stanno muovendo nella stessa direzione.

Il 2010 sarà un anno di grandi cambiamenti nella storia d’Europa della tassazione degli ultimi tre decenni.

3. Risposta all’aggravarsi della crisi e guerra Iran / Israele / USA e della guerra in Afghanistan definendo una posizione europea specifica

La questione di come uscire dalla crisi nucleare dell’Iran è già stata sviluppata altrove in un altro capitolo di questo numero 38 del GEAB. (più sotto, NDFC)

Tuttavia, il nostro gruppo desidera sottolineare che, nel 2010, due crisi diplomatiche e militari si dipaneranno dal punto di vista europeo:

1) in primo luogo, molti membri europei della NATO si disimpegneranno dall’Afghanistan (Paesi Bassi nel mese di agosto 2010, e l’Italia e in particolare). Così facendo, l’Alleanza sperimenterà la crisi più grave sin dal suo inizio, dato che gli Stati Uniti, al contrario, decideranno di continuare l’escalation militare in quel paese. Questa situazione si mostra con il crescente divario tra gli interessi strategici di USA e UE.

2) In secondo luogo, i crescenti rischi di un attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani, all’inizio del 2010 spingerà gli europei a fare il punto del fatto che l’attuale processo diplomatico è in un vicolo cieco, che va ben al di là di ogni cambiamento di strategia diplomatica statunitense.

Il problema non è che gli Americani, direttamente o no, dialoghino con Teheran, il problema è un dialogo «tra» sordi necessariamente determinato dall’applicazione del Trattato di non proliferazione nucleare attuale.

Questi due conflitti vecchi quasi un decennio dovrebbero terminare nel 2010, perchè gli europei saranno costretti a immaginare qualcosa di diverso dal seguire ciecamente gli interessi di Stati Uniti e Israele in questo senso. Per quanto riguarda l’Iran, anche la corrispondenza tra gli interessi israeliani e degli Stati Uniti non è più garantita.

Pertanto, anche per gli europei, sta venendo il tempo di scegliere.

4. Imparare a trattare autonomamente ed in modo costruttivo con i nuovi giocatori chiave del mondo postcrisi: Cina, India, Brasile e Russia in particolare.

Con un terzo del potere di voto del FMI, gli europei hanno la chiave per riorganizzare e dare spazio al BRIC.

Come hanno chiaramente indicato che non volevano Washington per negoziare in loro nome, senza ogni mandato a farlo, hanno solo una possibilità rimasta: negoziare direttamente con Pechino, Mosca, New Delhi e Brasilia.

Infatti non l’inazione non è più un’opzione data la crescente pressione esercitata dagli eventi legati alla crisi.

[…]

Infine, come accennato in precedenza, l’attuale accelerazione degli eventi a causa della crisi, ci permette di prevedere lo svolgimento di un incontro-EU BRIC nel corso del 2010, al fine di rendere pubblico il nuovo globale di equilibrio.

Anche se non hanno avuto molto successo nel portare avanti i loro interessi in occasione dell’ultimo vertice del G20 a Pittsburgh, l’unanimità dell’Unione europea contraria alle posizioni di Washington è stata una sorpresa relativa.

La crisi, altri milioni di disoccupati e la caduta del dollaro saranno ragioni sufficienti per «stimolare» l’ europea in questo proposito.

La cosa più sorprendente è che, ovviamente, i cinesi, russi, indiani e brasiliani, sembrano essere in attesa di questa opportunità di iniziare a lavorare insieme e di vedere l’emergere di un mondo post-crisi.

GEAB 38 parte II – 2 – Crisi USA/Israele/Iran, dissezione geopolitica globale

Dissezione geopolitica globale – necessità di azioni urgenti per evitare un conflitto diretto israele-iran

Secondo LEAP/E2020, non è un caso che il programma nucleare iraniano è sul palcoscenico della scena internazionale di nuovo.

Dopo una pausa di un anno a causa dell’implosione di Wall Street del 2008, tutti i trend precedenti sono tornati (il ritorno della caduta del dollaro è un esempio lampante).

Lo stesso succede per la crisi nucleare iraniana, che di nuovo è al centro degli interessi strategici globali, ma in un contesto ancora più volatile di 12 mesi fa.

DI certo, gli USA hanno mostrato improvvisamente una storica debolezza attualmente mostrata dalle esitazioni del presidente su una varità di problemi nazionali ed internazionali, incoraggiando le nazioni irrequete (che siano indifferentemente Iran o Israele) a prepararsi ad incontrare il loro destino.

Secondo il nostro team, la prevedibile incapacità del blocco occidentale di fermare il programma nucleare iraniano entro il gennaio 2010 aprirà un nuovo periodo di lancio per l’intervento diretto di Israele, […] che porta con sè grandi rischi di caos regionale e globale.

La Non proliferazione ha fallito

La crisi Iran/USA/Israele deve essere compresa all’interno di un momento chiave della crisi generale del sistema internazionale attuale, e nell’obsolescenza della politica di non proliferazione che è stata portata avanti dal 1945.

(la crisi generalizzata) Mette la parola fine all’ordine stabilito dopo il 1945.

La crisi è un confronto diretto tra due visioni arcaiche: da una parte, i leader iraniani ignorano gli interessi collettivi globali e si concentrano esclusivamente sul loro interesse nazionale di breve periodo, e dall’altra parte i leader israeliani ed americani che identificano il loro interesse di breve periodo con gli interessi collettivi globali.

Il trattato di non proliferazione ereditato dopo la seconda guerra mondiale è in crisi, come mostrato da:

  • l’aumento del numero delle potenze nucleari (vedere la mappa qui sotto) che non hanno firmato il Trattato
  • lo sviluppo futuro (dagli USA in particolare) di nuovi tipi di armi nucleari come “mini atomiche”
  • il ruolo del Pakistan in terminidi proliferazione attiva non sanzionato
  • il recente accordo tra India e USA che ignora completamente il trattato

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(Click per ingrandire. Nell’immagine: mappamondo dello sviluppo nuclare. In rosso le 5 nazioni del club nucleare. In arancione, potenze nucleari note. In viola, stati che hanno posseduto armi nucleari in passato. Giallo, stati sospettati di sviluppare armi nucleari o programmi nucleari. Blu, stati che hanno raggiunto ad un certo punto armi nucleari e/o programmi di ricerca sulle armi nucleari. Rosa, stati che dichiarano di possedere armi nucleari. Fonte: FUturePresent /TNP, 10/2006)

In un contesto del genere, a causa delle serissime conseguenze che avrebbe questo conflitto, la crisi IRAN / USA / Israele non puo’ essere gestita come un caso isolato.

Deve essere gestita come una parte di una strategia di lungo periodo, basata sui nuovi metodi adattati alla realtà del 21esimo secolo.

Teheran e Tel Aviv due facce della stessa moneta

Immaginiamo che Gli USA siano privi di armi nucleari, mentre Messico e Canada ne sono forniti.

O che la Francia sia circondata da nazioni armate di atomica (che non hanno neanche firmato il trattato) ma sia una potenza priva di atomiche. Quanto tempo impiegherebbero Washington o Parigi a rifiutare il trattato di non proliferazione e lanciarsi nello sviluppo di un arsenale nucleare?

Probabilmente meno tempo di scrivere questo scenario! Naturalmente Parigi e Washington invocherebbero le esigenze di sicurezza nazionale per giustificare la loro mossa ed uscire dai limiti di qualunque trattato.

Questa è esattamente la situzione della crisi Iraniana.

Teherano è circondata da potenze nucleari (Russia, Isreale, Pakistan e forse Arabia Saudita), e, ciliegina sulla torta, negli ultimi 3 anni alcuni dei suoi vicini (come Iraq, Afghanistan e Kuwait) si sono trasformati in basi militari americane.

Anche senza un estremista come Ahmadinejad al potere, l’Iran si sforzerebbe comunque di acquisire armi nucleari in ogni modo e nel più breve tempo possibile.

Qualunque altro approccio sarebbe sorprendente, specialmente riguardo alla superba lezione di realpolitik data dalla Amministrazione Bush, che ha dimostrato al mondo che un dittatore armato di armi nucleari è intoccabile, mentre un dittatore senza armi nucleari (e con petrolio, come l’Iraq) è un obiettivo.

Ora è sicuro che l’Iran farà tutto cio’ che è possibile per continuare il percorso di acquisizione di deterrenza nucleare, in uno sforzo per “santuarizzare” il suo territorio, come la Francia sotto De Gaulle ed Israele negli anni 60.

Cerchiamo di essere chiari: questo è un trend inevitabile, a meno che l’Iran non venga distrutto.

L’amministrazione Bush e tutti i promotori della guerra in Iraq, con la loro pochezza intellettuale e la loro fame di petrolio, hanno contribuito gravemente ad accelerare il processo.

Ed ora che gli USA e l’occidente insieme sembrano indeboliti e divisi, l’Iran certamente non cambierà idea. L’Iran agisce esattamente come ha fatto Israle nell’acquisire armi nucleari per assicurare la sua sopravvivenza e rafforzare la sua posizione regionale: Tel Aviv e Teheran sono due facce della stessa medaglia in materia di armamenti nucleari.

Dietro alla crisi iraniana, un nuovo passo sta arrivando nella trasformazione del mondo attivata dalla caduta del Muro di Berlino. Siamo ancora nel processo di uscita dal mondo creato dopo il 1945 e la crisi sistemica globale contribuisce ad aumentare il ritmo di questa evoluzione.

Si conclude qui la seconda parte, domani la terza e ultima.
Se avete perso la parte precedente potete trovarla qui: l’EU al bivio: complice o vittima del crollo del dollaro?

Ringraziamenti caprini all’affezionato lettore Pluto per la collaborazione nella traduzione!

Saluti felici

Felice

GEAB PARTE III – Rischio Paese 2009-2014: l’incrocio tra le due fasi terminali della crisi

“In due stuprano sedicenne, madre ascolta tutto al telefono”.

Questa la dramamtica notizia che qualche giorno fa dava City in prima pagina, con i lettori che si immaginavano le drammatiche urla della ragazza e l’impotente rauma della madre.

Prima versione.

Ieri invece ha iniziato ad affiorare la seconda versione: i ragazzi non erano in due ma era uno solo, non ci sarebbe stato stupro ma semplici “effusioni”, la ragazza era ad una festa tra adolescenti dove si beve e si fuma (come ce ne sono sempre state negli ultimi 30 anni, dove l’alcol si usa come lubrificante sociale).

Seconda versione.

Forse un giorno emergerà la terza versione – quella vera.

E il giornalista che ha sparato una versione di un fatto tremendo dipingendolo in modo diverso dal vero andrà a coltivare le zucchine.

Forse sarebbe stato più opportuno dedicare un po’ di spazio alle notizie economiche, e noi per esempio completiamo le pubblicazioni di ampi stralci del GEAB Report completo numero 38.

Se avete perso le altre due parti le trovate qui:

UE al bivio: complice o vittima del crollo del dollaro? GEAB 38 parte I
4 vincoli strategici per l’UE + Crisi usa/iran/israele – GEAB 38 parte II

La parola a Europe2020.

Rischio Paese 2009-2014: l’incrocio tra le due fase terminali della crisi – GEAB 38 parte III

Cinque gruppi di paesi, sviluppi molto diversi

Secondo i nostri ricercatori, l’ampiezza della fase di impatto della crisi sulle varie nazioni del pianeta è commisurata al loro grado di resistenza all’esplosione del detonatore finanaziario (circa 2 anni fa) e alla loro abilità di fare da cuscinetto all’impatto sociale che è stato, per poco meno di un anno, il nocciolo della crisi.

Più una nazione è “immune” a questi shock, meglio fronteggerà la crisi.

LEAP /E2020 ha studiato la situazione delle principali nazioni ed aree geografiche usando 9 criteri precisi per misurare il grado di esposizione al rischio.

I nove criteri sono i seguenti:

  • quota del settore finanziario nell’economia
  • quota dei servizi nell’economia
  • livello di indebitamento delle famiglie
  • livello di incertezza sulla qualità del sistema finanziario e dei beni delle famiglie
  • quantità reliativa di deficit pubblico (incluse municipalità e sistemi sociali)
  • quantità relativa di debito estero (commercio e pagamenti)
  • quota di pensioni basate sul capitale rispetto al totale del sistema pensionistico
  • forza della “rete di sicurezza sociale”
  • dipendenza strutturale dalla domanda estera

(Per ogni nazione, su ogni criterio è stato stimato un punteggio da 1 a 5 ed è stato sommato, con un punteggio massimo teorico dell’indice di 45 punti totali, NDFC)

Nell’affrontare la performance delle nazioni sulla base di questi 9 criteri, il nostro team ha identificato 5 principali gruppi di nazioni, che spesso hanno scarse relazioni geografiche tra loro, ma i cui profili sono particolarmente vicini.

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Gruppo 1: Rosso. Le nazioni in rosso sono quelle in cui ognuno dei 9 criteri presenta livelli estremi (indice oltre 30 punti) di esposizione alla crisi. Questo gruppo include in particolare Stati Uniti, UK, Islanda, Lettonia, Argentina

Gruppo 2: Arancione. Nazioni che hanno un alto livelllo di esposizione (tra 25 e 30), come Messico, Spagna, Turchia.

Gruppo 3: Giallo. Nazioni con un punteggio compreso tra 20 e 25. Tra le altre: Francia, Italia, Russia, Canada, Svezia, Australia

Gruppo 4: Verde. Punteggio tra 15 e 20: Germania, Norvegia, Brasile

Gruppo 5: Bianco. Non è stato possibile stimare anticipazioni per la carenza di dati.

Gruppo X: asterischi viola. Nazioni che saranno probabilmente colpite, nei prossimi 12 mesi, da ondate di violenza (interna o esterna) come risultato della dissezione geopolitica globale.

Riguardo al timing degli eventi della fase finale di decantazione, E2020 ha cercato di quantificare la durata di ciascuna delle 4 sequenze: crisi finanziaria, economica, sociale e politica.

Sotto il risultato della nostra anticipazione per ognuno di questi 5 gruppi di nazioni.

tempi_crisi_fase_decantazione

Raccomandazioni strategiche e operative

(ricordiamo che queste che seguono sono le indicazioni di Europe2020, che peraltro abbiamo lasciato incomplete, e non rispecchiano in particolare il nostro parere. Come Informazione Scorretta non diamo suggerimenti economici di alcun genere! NDFC)

Valute e oro

USA e UK stanno iniziando a fare default sul debito: entrambe le nazioni stanno monetizzando il loro debito svalutando le loro rispettive valute e le banche centrali stanno stampando moneta a ritmo crescente, come illustrato dalla proporzione crescente degli acquisti di titoli di stato propri.

Oggi, la propozione è sopra il 50% in entrambe le nazioni.

La FED e la Banca centrale inglese , nelle note ai loro meeting, indicano che sono sempre più preoccupati di come fermare il processo di “quantitative easing” senza fermare le loro economie, veder esplodere il debito pubblico e le loro valute crollare. Oro e valute come Euro, Yen, Yuan e Real sono alternative necessarie al dollaro e al pound.

Tassi d’interesse: attenzione! pericolo!

Entro l’inizio del 2010, il nostro team stima che i tassi di interesse in USA dovranno salire per evitare che si asciughi il flusso di capitali che li tiene in vita ogni mese. Nel frattempo, le altre economie globali eserciteranno una pressione nela stessa direzione per rallentare il crollo del dollaro. Dunque attenzione: tempesta nei tassi di interesse all’orizzonte!

Azioni: inversione del trend in arrivo

I mercati azionari restano estremamente bassi, mettendo in evidenza la natura artificiale della crescita di oggi. Grazie al talento letterario degli “esperti”, dopo una “ripresa senza posti di lavoro” (che è un po’ come pane e nutella senza nutella), avremo una “ripresa in discesa”. In breve, i mercati azionari restano pericolosi casino’. La turbolenza in arrivo sui tassi di interesse attiveranno una nuova caduta nei mercati azionari.

Si conclude qui la terza e ultima parte del GEAB 38.

Le tre parti complete qui

UE al bivio: complice o vittima del crollo del dollaro? GEAB 38 parte I
4 vincoli strategici per l’UE + Crisi usa/iran/israele – GEAB 38 parte II
Rischio Paese 2009-2014: l’incrocio tra le due fase terminali della crisi – GEAB 38 parte III

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