Dal Rinascimento al Giurassico

6 11 2009

http://www.reset-italia.net

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di Stefano Martella

“Mi diverte l’idea di raccontare la vostra Italietta berlusconiana[…]siete cosi buffi, ridicoli, tra di voi parlate solo di televisione e di Berlusconi[…]siete un popolo a metà tra orrore e folklore, siete proprio abituati alle vostre schifezze, ogni volta noi pensiamo che voi italiani avete finalmente toccato il fondo e invece no, state lì che scavate,scavate, scavate e andate ancora più giù, più giù…raschiate”.

Cosi parlava Jerzy, il corpulento polacco ad un annaspante Silvio Orlando nella famosa scena della piscina de “Il Caimano”di Nanni Moretti. Non che reputi il film un capolavoro cinematografico ma in quel frangente, in quella scena Moretti ci regala, in poche ciniche battute, il volto dell’Italia. Non c’è bisogno di dotte argomentazioni o illustri studiosi per immedesimarsi pienamente in quelle scarne e volgari righe, esaustive come non mai.
Dal 2006, anno di uscita del film, non ci siamo fermati, continuiamo a scavare e scavare, seguitando a non trovare niente, solo umiliazioni e scandali.
Questa volta però voglio smentire Jerzy su un punto, ossia non discuterò di televisione e di Berlusconi ma cercherò di parlare di energia, divincolandomi tra una escort e l’altra.
Ebbene signori ormai è deciso,l’Italia ritorna al nucleare gloriosa e trionfante. Con 142 voti a favore e 105 contrari il Senato, il 18 maggio 2009, ha dato il definitivo via libera al cosiddetto “Ddl sviluppo”. L’Italia ritorna indietro di 22 anni.
Mentre il mondo investe milioni di euro sulle energie sostenibili il Belpaese si affossa nell’uranio con un partner d’eccellenza: la Francia.
Infatti nel febbraio 2009 Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy, hanno firmato un accordo di cooperazione che prevede lo sviluppo di centrali nucleari in Italia e in Francia; il presidente francese in merito ha dichiarato: “il nucleare ci permetterà di collaborare attivamente con l’Italia, è qualcosa di storico per i due Paesi, quindi per il 2020 bisognerà sviluppare in maniera massiccia centrali nucleari e nessuna persona deve assolutamente porre veti a una decisione che è molto importante e fondamentale per Italia e la Francia”. Quelles belles paroles président!
Effettivamente Sarkozy ha pienamente ragione, questo accordo per i transalpini è di vitale importanza dato che le due maggiori aziende francesi di centrali nucleari, l’Areva e l’EDF, impegnate a costruire nel nostro paese, sono afflitte da giganteschi problemi economici.
Secondo la rete ambientalista Sortir du nucléaire, Areva è alla ricerca di circa 3 miliardi di euro per cercare di tenere in equilibrio il bilancio 2009 dopo che lo scorso 25 novembre è stata costretta ad annullare il suo progetto di sfruttamento della miniera di uranio Midwest in Canada.
Come se non bastasse il cantiere EPR di Areva in Finlandia, avviato nel febbraio 2005, che dovrebbe servire da modello per il nucleare italiano di terza generazione, è un vero e proprio disastro: 38 mesi di ritardo nella costruzione, 2,4 miliardi di euro di penalità richieste dai finlandesi ai francesi per un reattore venduto a 3 miliardi di euro e che in realtà ne costa già ora 5,4; a gennaio la Siemens ha annunciato che abbandonerà il progetto, prendendo alla sprovvista Areva che ora deve trovare altri 2 miliardi di euro per rimpiazzare le quote detenute dal suo vecchio partner. L’azienda è stata rovinosamente colpita anche sul mercato americano: il piano di rilancio economico di Obama non stanzia nemmeno un centesimo per il nucleare, mentre l’industria atomica si aspettava 50 miliardi di dollari.
La maggioranza dei progetti di costruzione di centrali nucleari francesi all’estero restano annunci e i volenterosi tour del presidente Sarkozy fino ad ora non hanno sortito che semplici «accordi di cooperazione», che non vincolano nessuno; cosi l’eventualità di costruire EPR in giro per il mondo è un ipotesi che oramai sta diventando sempre più virtuale.
Inoltre è possibile che il governo italiano creda che le centrali sorgano come funghi nei giorni di pioggia, di fatto però il nucleare richiede enormi investimenti pubblici per una produzione di energia che darà i suoi frutti tra gli 8 e i 10 anni con un ritorno degli investimenti a distanza di 30 anni. Ma tranquilli l’Italia non si dimentica mai degli amici.
Dunque come si spiega il flop francese? Perchè questa risorsa tanto acclamata è in realtà marginalizzata dal mercato?
La risposta è sempilce,il nucleare è un energia del passato.
La crisi nella domanda globale di questo tipo di tecnologia scaturisce da diverse motivazioni, nonostante l’industria dell’atomo si affretti a promuovere una nuova generazione di reattori (generazione III e III+) nella speranza di un’ondata di ordinativi nei prossimi anni.
Il futuro però, per queste aziende,non si prospetta poi cosi roseo. Stando ai fatti questi reattori hanno presentato dei costi di realizzazione da capogiro, in tutti i paesi i programmi di costruzione nucleare sono stati considerati fuori budget. Negli Stati Uniti una valutazione effettuata su 75 reattori stimava i costi previsti sui 45 miliardi di dollari, successivamente i costi effettivi si sono rivelati di 145 miliardi di dollari.
In India, il paese con l’esperienza più recente in fabbricazione, i costi completi degli ultimi dieci reattori sono aumentati del 300% rispetto al budget previsto all’inizio.
I tempi di costruzione sono poi ventennali a causa della complessità di queste strutture, rendendole quindi inutili anche come risposta tempestiva ai cambiamenti climatici.
La classica ciliegina sulla torta è data dal fatto che questa generazione III e III+ non è stata testata né provata, immagino che le popolazioni limitrofe aspettino con ansia di diventarne le cavie da laboratorio.

Ma rassicuriamoci ed andiamo a scoprire le cause del “piccolo” intoppo che sta ritardando la comparsa del reattore francese in Finlandia (Olkiluoto-3), il padre mai nato, delle nostre potenziali centrali. L’operazione è stata presentata come una sfida per ridurre i costi di investimento, riducendo i tempi di costruzione a 5 anni. Come precedentemente detto, dai ritardi già accumulati la sfida è già stata persa con oltre due anni di ritardo finora registrati.
Per cercare di fare in fretta si rischia di fare male e di ridurre i livelli di affidabilità, infatti il rallentamento è dovuto ad alcune modifiche richieste dall’ente di sicurezza nucleare finlandese (STUK) che ha riscontrato numerosi problemi, che riguardano principalmente:
la base di cemento che non soddisfa i criteri di qualità richiesti e la struttura di contenimento del reattore. Quest’ultima, parte essenziale per la sicurezza sia da eventi esterni che per gli incidenti, è stata realizzata da un’ azienda subappaltatrice polacca specializzata nella costruzione di chiglie di pescherecci. Non è difficile immaginare quindi come le qualità delle saldature non osservassero i criteri richiesti.
Per dirla tutta nel corso delle verifiche dell’ente di sicurezza sono state 1500 le incongruità riscontrate.
A questo punto una domanda sorge spontanea, nelle mani di chi ci stiamo affidando?
Stiamo abbracciando una tecnologia che non ha risolto nessuno dei suoi problemi fondamentali, che non presenta esempi accettabili per la gestione di lungo periodo delle scorie, con dei reattori a sicurezza intrinseca che sono ancora nella fase di studio; un sistema costosissimo, insicuro, fuori dalla richiesta del mercato internazionale e che produce meno di altre fonti.
Per esempio dell’idroroelettrico, le cui centrali nel 2005 hanno prodotto nel mondo 2.994 TWh pari al 16% della produzione elettrica globale al contrario del nucleare che si è fermato a 2.768 miliardi di TWh pari al 15,2%; numeri, questi, che non sono briciole quando si parla energia.
Abbiamo stretto un patto con un diavolo che ha miliardi di debiti, che ha fallito in tutti i paesi in cui si è recato, che costruisce reattori come se fossero navi da pesca e che considera le norme sulla sicurezza un optional.
Un evidente fallimento reso ancor più sonoro dai decenni di investimenti pubblici in ricerca e sviluppo che hanno visto le tecnologie nucleari assorbire gran parte delle risorse nei Paesi OCSE destinate al settore energetico. Infatti, se le fonti rinnovabili, tutte insieme, nel periodo 1992-2005 hanno visto l’11% delle risorse di ricerca e sviluppo, il nucleare da fissione ha assorbito oltre il 46% e quello da fusione oltre il 12%.
Allora ritengo che uno Stato degno della sua maiuscola debba avere, in questo settore e in questa crisi economica, una sola parola d’ordine: efficienza energetica. Il resto è follia.
Come appare folle l’intenzione di non investire sul rinnovabile, che ha dalla sua parte una nuova componente, la più importante del mercato, la competitività. Il “rinascimento nucleare” ha evidentemente davanti a sé un futuro tutt’altro che certo.
Le turbine eoliche di nuova generazione HelixWind, i campi eolici offshore, il nuovo impianto fotovoltaico con i pannelli solari gonfiabili SolarSkin, il mini eolico a basso prezzo Windbelt, il solare termico dello startup statunitense Arunsa e l’enorme potenziale dell’idrogeno, sono solo alcune delle realtà che il campo sempre più prolifico dell’energia rinnovabile presenta. Se a tutto questo si aggiungono costi e tempi di costruzione minori, abbattimento del problema sicurezza, tutela dell’ambiente e produzioni più che concorrenziali la scelta di puntare sull’industria atomica appare quantomeno discutibile.
Tuttavia il tema delle risorse rinnovabili merita molto più spazio e attenzione di due scarne righe di elogio; per questo la mia intenzione rimane quella di soffermarmi sulla preistorica scelta del governo italiano di confidare sul nucleare, un sistema avvizzito.
L’Italia continua quindi la sua discesa a passo di gambero, verso un futuro caratterizzato da decisioni anacronistiche.
Mentre gli altri paesi procedono la loro corsa come treni, i nostri dinosauri rimangono fermi sempre alla solita stazione, aspettando la prossima meteorite.

http://www.reset-italia.net/2009/11/06/dal-rinascimento-al-giurassico/


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