Amici di Facecul

27 02 2010

http://ilblogdilameduck.blogspot.com

Ciò che sta accadendo in Italia negli ultimi giorni è spaventoso. E’ come la fiumana che porta a valle assieme all’acqua ogni tipo di detriti, travolgendo ogni cosa sul suo percorso, intasando e rompendo ponti e ricoprendo di melma gli argini.

Non si tratta solo dell’onda di petrolio provocata quasi certamente con dolo criminale da chi forse voleva liberare alla svelta un’area edificabile a suon di appalti milionari.
Ogni giorno la magistratura scoperchia un nuovo verminaio di corruzione, malaffare, appalti più truccati della faccia di Berlusconi; di truffe al Fisco, cioè a noi coglioni che le tasse non abbiamo proprio modo di evaderle nemmeno se volessimo, di manager che fanno sembrare i Vallanzasca e i Cavallero dei vecchi tempi dei galantuomini o ladri di galline.
Con paradossi spaziotemporali come quello di Fastweb che impedisce ai suoi clienti di scaricare dal “mulo” un film in pessima qualità e privo del finale o una canzonetta “perchè è illegale” e intanto pare riciclasse fondi neri per miliardi di false fatturazioni all’estero.

Meno male che questa doveva essere la Seconda Repubblica, la nuova versione dell’Italia uscita da Tangentopoli, fatta di gente capace e onesta che fa, fa, fa con meneghina efficienza, schiantandosi la schiena per il bene degli altri, come tanti pinocchieschi gatti & volpi.
Invece viene fuori che questa gentaglia fa soprattutto i cavoli suoi, dei suoi amici e degli amici degli amici. Oh no, ma è il solito vecchio imprinting mafioso che ci ha reso noti in tutto il mondo. Che c’entra con il ghepensimismo?

La cosa più schifosa delle porcate scoperte in questi giorni dalla magistratura è l’affollamento di avvoltoi e di iene più o meno ridanciane attorno alle catastrofi naturali.
Sarà ma da quando siamo entrati in superBertolaso mode saltiamo da una disgrazia all’altra. Terremoti, inondazioni, treni che esplodono, versamenti di petrolio. Non diremo che qualcuno porta sfiga perchè non sta bene ma di certo prima o poi ci verrà il sospetto che la cricca che banchetta della pastura elargita dal carrozzone della Protezione Civile goda fin troppo dei benefici di questa “disaster economy” e faccia di tutto per auspicare nuovi cataclismi. In fondo basta non ripulire i letti dei fiumi e non rinforzarne gli argini. Astenersi dal mettere in sicurezza il territorio, ignorare gli allarmi dei cittadini per edifici pericolandi e, boia, non vuoi che un’alluvione, un terremoto, una frana non arrivino, così noi ci facciamo le matte risate e le budella d’oro?

Una volta rotti gli argini dall’onda di piena, tracimata la malavita in Parlamento, siamo in balìa di una cricca di ladri matricolati, di una banda di magliari senza vergogna che stanno saccheggiando l’Italia e facendo bisboccia sulle sue rovine, mentre milioni di italiani da mille euro al mese perdono il lavoro e ogni sicurezza per il futuro.
Ce n’è per tutti i gusti. Ritornano perfino la Banda della Magliana, il peggio fascistume colluso con la malavita comune ed eversiva, incrostazioni di criminalità varie ed eventuali. Tutti a fare collezione di euro alla facciaccia nostra.

Con il vecchio troione in fondotinta, il Barnum di questo baraccone di fenomeni, il benefattore interessato di zoccole sciampiste, l’attempato leccapassere che piange come una madonnina dicendo di essere perseguitato dai giudici e che fa dire ai suoi immondi servi mediatici che “è stato assolto” invece che prescritto per un reato gravissimo e dimostrato da precedenti sentenze, la corruzione in atti giudiziari. Semplicemente l’ha fatta franca perchè sono arrivati tardi. Big Ben ha detto stop. Altro che innocenza.
E’ l’ennesima menzogna delle tante fatte ingoiare a quegli italiani beoti che guardano la televisione con l’imbuto in gola per bersele tutte e non perdersene nemmeno una goccia. Che correranno a votarlo di nuovo, a passo veloce nonostante l’ombrello nel culo, perchè “sennò arrivano i comunisti”.

http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2010/02/amici-di-facecul.html





Frane d’Italia

24 02 2010

la7.tv

Clicka l’immagine per guadare il documentario





Avatar? No, realtà!

22 02 2010
Essere un Dongria Kondh significa vivere sulle colline di Niyamgiri, nello Stato indiano di Orissa e in nessun altro luogo.
Tuttavia, la compagnia britannica Vedanta Resources è determinata a sfruttare i ricchi giacimenti di bauxite che sono stati individuati sulla loro montagna più sacra.
I Dongria e altri popoli locali appartenenti alla famiglia dei Kondh stanno resistendo strenuamente contro i progetti minerari della Vedanta e sono determinati a impedire che Niyamgiri venga trasformata in una desolata zona industriale.
Altri gruppi Kondh hanno già sofferto a causa di una raffineria di bauxite, costruita e gestita dalla Vedanta alle pendici delle colline di Niyamgiri [la bauxite è una roccia sedimentaria da cui si estrae l’alluminio].
I Dongria Kondh, che contano circa 8.000 persone, sono una delle tribù più isolate del continente indiano e vivono in piccoli villaggi disseminati lungo i pendii delle colline di Niyamgiri, un territorio di spettacolare bellezza, coperto di dense foreste, popolate da una grande varietà di animali tra cui tigri, elefanti e leopardi.
Sui fianchi delle colline, i Dongria Kondh coltivano le messi, raccolgono frutti spontanei e selezionano foglie e fiori destinati alla vendita.
Ad aver protetto le foreste di Niyamgiri per secoli sono stati lo stile di vita e la religione della tribù. I Dongria si sono dati, infatti, il nome di Jharnia, ovvero protettori dei torrenti, perché a loro spetta il compito speciale di proteggere la montagna sacra, Niyam Dongar, e i fiumi che sgorgano dalle sue dense foreste.
La miniera a cielo aperto della Vedanta è destinata a devastare le foreste, i fiumi che scorrono nel territorio, nonché lidentità e la cultura dei Dongria Kondh facendoli cessare di esistere come popolo.





What the bleep do we know? (Doppiato in Italiano)

21 02 2010

What the bleep do we know – Cosa bip sappiamo veramente?
Film-Documentario sulla fisica quantistica.
Di che cosè fatto un pensiero?
Di che cosè fatta la realtà?
E soprattutto, come può un pensiero modificare la natura della realtà? 

La prima parte: per guardarle tutte clickate QUI





Gaza: Operazione Piombo Fuso

18 02 2010

current.com

Finalmento un bel documentario, senza idiozie né  ipocrisie, sulla scandalosa operazione Piombo Fuso a Gaza. I coraggiosi reporter del Vanguard Team si meriterebbero un premio.

Clicka per guardare il documentario





Com’e’ vivere in Viale Padova? Gli scontri a Milano, all’inferno e ritorno

18 02 2010
Felice, l’autore di questo articolo  è  solitamente un prode informatore economico; ma in questa occasione ha saputo stupirmi e quasi commuovermi con questo report da Viale Padova a Milano. Godetevelo. N.D. OnestaMente

“Nonostante tutto…. Con tutti i disastri, la droga, la prostituzione, le lame e gli scontri, viale Padova, come ogni banlieue, resta pur sempre un posto dove si sente la Vita che scorre calda e pulsante.Un luogo di mille colori, mille lingue e mille profumi che si intrecciano ed evocano luoghi lontani, improvvisamente tutti vicini, gomito a gomito.

Così vicino….a due passi da Piazzale Loreto, in piena Val Padana.
Impareggiabile.”

http://informazionescorretta.blogspot.com di Felice Capretta

La notte del 13 febbraio in Viale Padova, una zona semiperiferica di Milano, si è scatenata la guerriglia urbana.

Avremmo voluto parlarvi di economia, di Goldman Sachs, dei salvataggi greci e di come un popolo stia per trovarsi un padrone in più, questa volta nemmeno eletto, ma…

…oggi no.

Ci abbiamo vissuto, lì.

E vogliamo raccontarvi dall’interno com’e’ vivere esattamente in quel quartiere di Milano.

Già, perchè all’inizio di questo millennio abbiamo vissuto per due anni circa proprio in quella via che vedete in queste foto. In quel ristoranteabbiamo scoperto le papas alla huancaina.

dietro la folla con scritto nella prima vetrina a sinistra “pollos alla” (finisce con “brasa”, ma non si legge) ci

Buone.

Di fianco ci sono dei cinesi, poi un phone center di egiziani e un negozio di specialità sudamericane.

Parcheggiavamo la nostra auto proprio lì, metà sul marciapiede e metà no, sperando di ritrovarla la mattina dopo, preferibilmente intera.

Già, perchè prima bisognava trovare parcheggio la sera.

Primo: parcheggiare l’auto (e ritrovarla intera)

Infatti, periodicamente l’amministrazione locale metteva righe ed eliminava parcheggi, per poi mandare gli ausiliari della sosta. Questi finivano con il fare le multe a quei disperati che, dopo aver perso più tempo a girare per trovare parcheggio che a tornare dall’ufficio, si rassegnavano a mettere la macchina su un fazzoletto di marciapiede.

Che poi, quando lo trovavi, dovevi tirare fuori il calendario ebraico e calcolare le effemeridi secondo il metodo assiro-babilonese per scoprire se per caso quel giorno non era uno dei due giorni alla settimana che passavano a fare il lavaggio strade, e che ti beccavi come niente settantaeuro di multa.

Infine, la lasciavi, guardandola così, sperando di ritrovarla la mattina dopo.

Già ritrovarla era un passo avanti.

Ritrovarla la mattina senza multa era una gioia per il portafogli, ma c’era sempre la possibilità di trovala con un vetro sfondato, oppure ricoperta di bottiglie di birra e con una o più pisciate sulla portiera, o nella più pulp delle ipotesi, con un sudamericano sotto che dormiva beato.

Ritrovarla sana e salva era un piccolo natale.

Il senso di insicurezza

I primi tempi portavamo fuori il cane la sera con in tasca una elegante lama sottile a serramanico da 30 cm circa.

Che non è un AK-47, ma ti lenisce quel senso di insicurezza che ti viene specialmente quando i pochi sguardi che incroci ti ricordano che, fosse per loro, ti avrebbero accoltellato il maschio, stuprato la femmina e cucinato il cane con il cumino e il sommacco. Specialità da nordafricani, sarà la familiarità con le spezie. Invece i sudamericani si limitavano ad ubriacarsi e prendere a calci il tuo cane.

Quando ti gira, ti gira

Che poi quando vivi in quelle situazioni lì ti gira il boccino facilmente.

Al piano di sotto abitavano un certo Francesco e sua moglie, una coppia di milanesi perbene, lui insegnante e mediocre pianista dilettante con la fissa per Mahler (forse, cioè non ne ho idea, pero’ uno che si chiama Mahler mi suona di atmosfere psicotiche), lei psicologa in un consultorio.

I due avevano speso tutti i loro risparmi e si erano indebitati pesantemente per acquistare entrambi gli appartamenti al primo piano di questa casa e fare un unico grande appartamento.

Bello.

Il giardino e la latrina

Poi dietro nel giardino c’era anche un bellissimo ciliegio che fioriva e profumava e sembrava di essere al mare.

Per una settimana l’anno. Per il resto, il giardino interno era ormai adibito a deposito di rose per venditori bengalesi ma soprattutto a toilette per chiunque. E per chiunque intendo chiunque, anche non del palazzo.

Tanto, il portone era sempre aperto.

Una volta, mentre guardavo ormai con distacco una rissa tra un italiano e alcuni nordafricani sulla ringhiera della casa di fronte (e la persona che c’era con me telefonava al 113 sentendosi dire “non si preoccupi, se continuano ci richiami”), ne ho visto uno che faceva i suoi bisogni nel giardino.

Da quale parte del mondo arrivasse, apparteneva all’etnia dei gran maleducati.

Gli ho tirato contro la prima cosa che mi è venuta in mano.

Era una molletta per i panni – il vaso era troppo lontano.

Mancato.

Gli ho urlato una raffica di insulti abilmente vaghi:

Leggi il seguito di questo post »





La teoria degli antichi astronauti

15 02 2010

Migliaia di anni fa gli uomini conducevano una vita estremamente semplice, non possedevano molto e  non comprendevano l’immensità del mondo che li circondava. Poi, qualcosa accadde.

Siamo figli degli alieni?

La prima parte; per guardarle tutte clickate QUI