I Nuovi Padroni Del Mondo

27 03 2010

Di OnestaMente

Finalmente una nuova consapevolezza si sta diffondendo nel mondo e questo documentario ne è uno dei massimi testimoni. Chi sono i nuovi e veri padroni del mondo? Chi prende davvero le decisioni? I partiti non sono diventati altro che valletti di di vari gruppi fianziari e produttivi. La globalizzazione, spacciataci come un metodo per eliminare la fame e la povertà dal mondo ha effettivamente peggiorato molto la vita sia per gli abitanti dei paesi più poveri che per quelli ricchi. Queste mega multinazionali o Corporations (in inglese) hanno sempre appogggiato tiranni e assassini di massa come Suarto in Indonesia, si sono rese complici degli uccisioni di sindacalisti , attivisti per i diritti umani (come la Coca Cola in colombia), costringono i lavoratori dei paesi poveri a vivere nello schifo e a soffrire la fame, distruggono ecosistemi, sventolano i loro malati e fasulli valori occidentali di libero mercato, che in realtà significa monopolio dalle stesse poche megaaziende/banche. Parlo di quelle troppo grandi per fallire, che si beccano anche fior fiore di contributi pubblici per il loro salvataggio. Grazie anche alla crisi, da loro stessi creata, il ricchissimo 1×1000 della popolazione diventa sempre più ricco e il resto sempre più povero, la “classe media” viene progressivamente estirpata con l’abbassmento degli stipendi e l’aumento vertiginoso del costo della vita.  Altro che libero mercato! Quello che viviamo è socialismo per i ricchi e capitalismo per i poveri. Loro godono e se sbagliano vengono salvate dai contributi pubblici (Bail Out in Inglese) che  poi per la maggior parte si intascano a suon di bonus, mentre noi perdiamo la casa, il lavoro, la dignità. Esse manovrando i fili dietro le quinte, sono le padrone del mondo e il vero nemico della’umanità stessa. Qualche nome? Nike, Coca Cola, Gap, Goldman Sachs, JP Morgan, Chase. Qui in Ialia sono ottimi rasppresentanti l’Unicredit (bail out), Impregilo (rifiuti Napoli), Eni (distruzione ecosistema del delta del Niger).

Finalmente ci stiamo svegiando. finalmente l’umanità comincia a capire che protestare contro i politici e i parlamenti serve veramente a poco o nulla, perché hanno ceduto gran parte del loro potere a organismi non democratici internazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e per l’Europa, la Banca Centrale Europea e le varie commissioni, sempre pronte a difendere i “diritti” di questi imperi privati e ad espanderne il potere sugli stati. Partiti e politichetti vari non sono altro che marionette,  il nemico vero è altrove. Guardate questo documentario splendido e realisticamente scioccante. Vi aiuterà ad aprire gli occhi.

P.S. Tornerò sull’argomento in futuro con ulteriori approfondimenti.

Film documentario sulla globalizzazione, lo sfruttamento del terzo mondo, le multinazionali. Di John Pilger. Doppiato in Italiano.

La prima parte , per vederle tutte clickate

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Storia della Droga

25 03 2010

Clicka l'immagine per guardare il documentario via VEOH.COM

Da sempre le droghe sono considerate un dono del cielo e una meraviglia della natura; solo dall’ultimo secolo trascorso sono state definite come la Piaga dell’umanità. Questo documentario è un buon tentativo di dare loro una Storia dall’antichità ad oggi, senza l’inquinamento di inutili moralismi.





Le diverse facce della crisi

24 03 2010

Clicka l'immagine per guardarlo su Reality , via La7.tv





Gerusalemme Sotto Assedio

21 03 2010

Dopo Operazione Piombo Fuso, i grandi giornalisti di Vanguard svelano la vita terribile dei Palestinesi di Gerusalemme Est. Ma lo fanno nel loro stile, cioé con un ritmo incalzante e una leggerezza solo apparente, che rendono il film facile da guardare. Assolutamente consigliato a chiunque voglia avere la minima idea di cosa stia davvero succedendo in quei luoghi santi e dannati.    OnestaMente

Clicka l'immagine per guardare il documentario via current.com





Votare per il più sfigato.

20 03 2010

Debora Billi    http://crisis.blogosfere.it

Non ci sono molte opzioni, quando arrivano le elezioni. Personalmente, quest’anno cambierò e voterò per il più sfigato. Cosa significa? Ecco la spiegazione.

Astensione. Già dubitavo da un po’ di questa scelta, che pure ho fatto parecchie volte. Poi sono usciti i dati francesi. Un astensionismo del 53 per cento, e i titoli dei giornali sono stati: “Ha vinto la sinistra”. Se avessero votato in 15 sarebbe stata la stessa cosa. Dell’astensione non frega nulla a nessuno, neppure se arrivasse al 99%, si illude chi crede che una forte astensione sarebbe un segnale con chissà quali utopistiche conseguenze. Chi conta sono i votanti e non gli aventi diritto, con buona pace appunto del diritto.

Il meno peggio. Ho scoperto da un pezzo che non esiste. Esistono il vociante e il silenzioso, il rozzo e il signorile, ma stringi stringi la strada è la stessa. Corruzione, scheletri nell’armadio, parentele, mafie, riforme strangolatrici, crescita infinita, disinteresse per l’ambiente, servilismo verso potenze straniere, sottomissione alle peggiori lobbies finanziarie, cementiere, energetiche. Personalmente, che vinca ancora il nano o meno non me ne importa nulla. Non è peggiore: è solo più cafone.

Democrazia addio. Serpeggia, almeno in Rete, una discussione sull’ultimo tabu: ma la democrazia, funziona davvero? Non sarà per caso l’ennesimo sistema fallimentare, non migliore della teocrazia, del comunismo, del fascismo o del feudalesimo? Ho qualche dubbio anch’io, lo confesso. Ma in attesa del ritorno di Carlo Magno o del Triumvirato, della rivoluzione o conseguente sol dell’avvenir, bisogna trovare una soluzione che sia meno cretina delle altre.

Così, ho scelto un’opzione davvero rivoluzionaria: voterò per il più sfigato. La verità è che in Italia si discute tanto, ma il succo è che l’approccio è calcistico: nessuno vuole ritrovarsi ad aver votato per i perdenti, pena gli sfottò del cognato, del vicino o del collega d’ufficio. Si fa un tifo sfegatato per l’una o l’altra parte quasi esclusivamente per amor di squadra, e per potersi sentire “vincitori” per un giorno. Siamo così ridotti, e la democrazia è veramente finita in discarica.

Ho scoperto che esistono mille liste e listine, e probabilmente voterò per qualcuno che prenderà lo 0,4 per cento. Quanti di voi ne hanno il coraggio? Ammettetelo. Eppure è sensato: se tutti votassero per listine micro, tali listine arriverebbero ad attribuirsi ciascuna il 5, il 10%, e i due partitoni da derby subirebbero una batosta senza precedenti nella storia. Allora sì che vedreste i titoloni, altro che astensionismo.

Non incoraggio un voto qualsiasi per Forza Roma, Caccia e Pesca o per le tante liste civetta appoggiate ai partiti maggiori. Cercate bene: in ogni Regione, in ogni collegio c’è qualche lista di volenterosi e onesti cittadini che riesce a passare le strettissime maglie dell’approvazione liste (sì, loro ne soffrono abitualmente, delle bocciature). Listine ambientaliste, di lavoratori, di attivisti di destra e di sinistra, federaliste, abitualmente e deliberatamente ignorate dalla stampa e dai media. C’è da scegliere. Facciamoli, ‘sti titoloni. In caso contrario, orgogliosamente, mi appunterò sul bavero che ho votato come lo 0,4%: mi è sempre piaciuto, essere minoranza.

http://crisis.blogosfere.it/2010/03/votare-per-il-piu-sfigato.html





Verso la risorgenza delle contraddizioni interimperialistiche?

20 03 2010

http://sollevazione.blogspot.com

di Moreno Pasquinelli

Dal turbo-capitalismo stiamo entrando nella fase agitata del turbo-disordine

Le due catastrofiche guerre mondiali ebbero come causa le “contraddizioni”, o meglio gli antagonismi “tra i briganti imperialistici”. Posta in palio: “il bottino della rapina ai danni dei popoli coloniali e semicoloniali”.
L’esito della seconda guerra stravolse le consolidate dinamiche geo-politiche mondiali. L’emersione dell’URSS come grande potenza, la quale veniva accompagnata all’avanzata dei movimenti antimperialisti e operai su scala internazionale, costrinse le potenze imperialistiche, vincenti e perdenti, a mettere da parte i dissidi e fare causa comune per non soccombere. Continuare a combattersi era oramai un lusso che i “briganti” non potevano più permettersi. Avrebbero fatto la fine dei polli di Renzo.
Bretton Woods, il Piano Marshall, la fondazione della NATO.
Avveniva un mutamento colossale della dialettica imperialistica. Si chiudeva la fase storica segnata dal peso centrale del conflitto interimperialistico, iniziava quella del connubio o sodalizio pan-imperialistico.
Ma la Santa Alleanza non poteva che registrare la nuova gerarchia. Gli Stati Uniti erano il primus inter pares o, per essere categorici, erano la potenza super-imperialistica al cui cospetto gli alleati europei e giapponese agivano, non senza soffrirne, come meri sub-imperialismi.

1989-91. Il crollo dell’URSS e il suo smembramento, lo scioglimento del Comecon e del Patto di Varsavia erano la spettacolare conferma a posteriori della correttezza della “svolta strategica unionista” post-bellica. L’URSS è stata battuta grazie al passaggio dalla discordia inter-imperialistica all’unità pan-imperialistica e che questa unità si fosse consolidata sotto l’indiscussa supremazia americana.
Ma questa storica vittoria sfociò in un parto gemellare che diede vita a due entità destinate ad entrare in rotta di collisione: il delirio di onnipotenza del super-imperialismo da una parte e, dall’altra, l’ambizione delle altre potenze imperialistiche ad emanciparsi dalla loro sudditanza o signoraggio.

Il grande “balzo in avanti” (ma all’insegna del capitalismo) della Cina, le straordinarie difficoltà scontrate dall’espansionismo americano, ed infine il sopraggiungere della crisi storico-sistemica hanno prodotto serie e profonde fratture nella Santa Alleanza sorta dopo la guerra e riacceso la contesa, che sembrava sopita per sempre, interimperialistica. I fattori di discordia tra i “briganti”, in linea di tendenza, stanno prendendo il sopravvento su quella della concordia frontista.

Il trentennio d’oro del turbo-capitalismo segnato dalla assoluta supremazia del capitalismo-finanziario-casinò rischia di degenerare in un generale turbo-disordine. Privi di una minaccia mortale davanti alla quale fare fronte comune e colpiti dalla crisi economica, i “briganti” hanno iniziato a bisticciare. Lo si può vedere dalle schermaglie crescenti di questi mesi, dalle divergenze sul come fare fronte alla crisi e sul come eventualmente venirne fuori. Nessuna cosiddetta “exit strategy” è neutrale, ognuna implica una scelta geopolitica-economica strategica, una determinata configurazione delle relazioni internazionali, ovvero una differente gerarchia e attribuzione di rango.

Prendiamo ad esempio, notizia di questi giorni, lo scontro in atto sulle regole da introdurre nei mercati finanziari che, come detto, non sono più solo un’epifenomeno metafisico dell’economia “reale”, ma l’universo sistemico nel quale le diverse economie fisiche orbitano come satelliti attorno al sole gassoso della finanza speculativa.

Un solco profondo divide gli europei continentali dagli USA e dalla loro filiale londinese. La UE vorrebbe approntare una direttiva sugli hedge fund, ovvero porre sotto controllo, se non proprio fare piazza pulita, quantomeno dei Credit default swap. L’asse transatlantico è entrato in fibrillazione. Gli inglesi, che per decenni si sono ingrassati grazie alla speculazione finanziaria, non ne vogliono sapere, nemmeno di regolare e porre sotto controllo politico il gioco d’azzardo dei derivati.

Il Segretario al tesoro USA  Timoty Geithner, che solo pochi mesi fa, sull’onda del big change obamiano tuonava fuoco e fiamme contro le grandi banche d’affari e i derivati, che «…non hanno eliminato il rischio. Non hanno posto fine alla tendenza dei mercati a crisi di follia e di panico. Non hanno eliminato la possibilità di fallimento di un qualunque grosso intermediario finanziario. E non hanno isolato il sistema finanziario dagli effetti di tale fallimento» (Vedi: L. Wolfe, «Collapse of carry trade would blow out financial system», Executive Intelligence Review, 10 marzo 2006); oggi, in pieno dietrofront, si erge a difensore degli hedge fund anglosassoni e accusa la UE, francesi in testa, di protezionismo, e di voler danneggiare gli interessi nordamericani.
Questo accade mentre Moody’s fa aleggiare la minaccia di downgrading sul debito, niente di meno, che degli Usa e del Regno Unito.
Altro che governance globale! siamo agli albori di un global clash.

Nel frattempo il Congresso americano sta spingendo Obama a condannare come “manipolatore di valute” Wen Jiabao, il quale ha risposto ovviamente picche alla richiesta di apprezzare il Renminbi, la qual cosa sarebbe effettivamente un harakiri dal punto di vista cinese, mentre la Casa Bianca non fa alcun passo verso la richiesta cinese di mettere ordine nel suo disastrato sistema finanziario e bancario (che fa coppia con quella europea di mettere fine al capitalismo-casinò dei derivati).

La crisi incrina anche l’asse carolingio su cui fa perno l’Unione europea. Lo si vede nelle rimostranze francesi verso i tedeschi, accusati di dopare il loro export a danno degli altri soci europei. Ma le tensioni franco-tedesche in seno all’Eurogruppo si stanno facendo serie sull’’idea tedesca della  costituzione di un Fondo Monetario Europeo (FME), temuta da Parigi perché nasconde la possibilità di far uscire dall’euro i meno virtuosi, ciò pur di mantenere l’egemonia del Marco sotto mentite spoglie (Euro).

E qui veniamo al dissenso nell’approccio alla gravissima crisi greca. Dopo mesi di incontri e roboanti proclami, resta che una soluzione europea concordata non viene fuori. Nessuna traccia del “Piano di salvataggio”. Anzi! resta che il soccorso europeo ad Atene se ci sarà, verrà solo se Papandreu venisse bloccato o travolto dalla protesta popolare e non riuscisse a promuovere nuove misure d’austerità (poiché è chiaro che quelle adottate sono solo un antipasto: la Grecia tra rimborsi di titoli di stato in scadenza, interessi sul debito e deficit deve raccogliere circa 55 miliardi di euro pari al 20% del Pil).
Non tutti sono d’accordo con la Merkel, che è disposta a sacrificare la Grecia sull’altare dell’egemonia e degli interessi tedeschi. Curiosa la posizione tedesca. La Germania non è solo il primo paese esportatore in Grecia, è anche il primo detentore dei titoli di Atene, ovvero il primo a perdere in caso di default del paese balcanico. Malgrado questo la Merkel, che sostiene Papandreu come la corda l’impiccato, dice di essere disposta ad aiutare Atene solo a patto che l’eventuale prestito (20 o 50 milioni?) sia erogato da tutti i 27 Stati membri della Ue o, come minimo, dalla cerchia ristretta dei membri dell’Eurogruppo (e che il tasso d’interesse applicato alla Grecia… sia congruo).

Tra i diversi effetti della sopraggiunta crisi c’è dunque la fine della fase in cui le potenze imperialistiche andavano d’amore e d’accordo sotto l’ombrello della supremazia americana. E la qual cosa non produce una spinta centripeta in Europa ma, ben al contrario, centrifuga.
Dal turbo-capitalismo stiamo entrando nella fase agitata del turbo-disordine.

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History Channel Ancient Aliens, Alieni nell’antichità, sottotitolato Italiano

18 03 2010

E se la vita fosse cominciata nello spazio? Milioni di persone accettano la teoria
che forme di vita intelligente hanno visitato la terra migliaia di anni fa ed erano venerate come
divinità dall’uomo primitivo. I monumenti di Stonehenge e dell’isola di Pasqua sono gli ultimi resti di una visita aliena nell’antichità? Da inspiegabili strutture gigantesche, alla conoscenza del sistema solare, matematico e persino la capacità di creare elettricità, il documentario esplora le prove che testimoniano con un’intelligenza superiore potrebbe aver influenzato l’uomo nell’antichità e si lancia alla ricerca di risposte in tutto il mondo. E’ un documentario che cerca di investigare sulla teoria che gli dei dell’anichità erano astronauti extraterrestri. Alcuni ritengono che la tale teoria sia impossibile e senza fondamento scientifico, ma molti altri concordano sul fatto che non possa essere ignorata.

La prima parte, per guardarlo tutto clickate QUI