Il Paradiso in Casa

3 06 2010

Exit Files su LA7.tv è proprio un bel programma di inchiesta e Ilaria d’Amico è una brava presentatrice. Altro che Santoro o le Iene!





I Padroni del Mondo

3 06 2010

Clicka play per guardare il film via arcoris.tv

Questa è la copia integrale del film “I Padroni del Mondo” di Massimo Mazzucco, in esclusiva su Arcoiris TV.

”I Padroni del Mondo” non è un classico film sugli UFO, ma un film che cerca di comprendere il motivo per cui tutte le informazioni mai raccolte fino ad oggi sugli UFO ci vengano tenute nascoste dai militari del Pentagono. E’ forse trovando questa risposta che si può trovare anche quella sull’esistenza o meno di esseri provenienti da altri pianeti, e sulle loro eventuali intenzioni.

Il DVD è acquistabile su: shop.luogocomune.net

Visita il sito: www.luogocomune.net





LA PUPA E IL SERMONE

15 05 2010

http://www.eugeniobenetazzo.com/

Con il termine “pupa” nell’immaginario collettivo solitamente si fa riferimento ad un provocante esemplare di mammifero femmina appartenente al Genere Homo Sapiens Sapiens. In vero se volessimo ancora fregiarci di questa nomea senza usurparne il titolo, il termine “pupa” identifica in ambiente scientifico lo stadio incompleto di un processo di metamorfosi (solitamente animale). Si parla sovente infatti di “stadio pupale” riferendosi alle mutazioni che avvengono in natura studiando gli insetti, in cui la “pupa” rappresenta la muta di una larva. Lo stadio pupale si svolge in uno stato di quiescenza, talvolta protetto all’interno di involucri di varia natura all’interno dei quali si verifica il passaggio da uno stadio giovanile a quello adulto: il classico esempio di uno stadio pupale è il bozzolo di un bruco (denominato crisalide) dal quale fuoriesce una farfalla.

Per chi non lo avesse ancora capito il nostro paese sta attraversando uno stadio pupale. Un lento processo di metamorfosi che lo sta cambiando su più fronti: il punto interrogativo che dovremmo tutti porci è quale sarà il risultato finale di questa trasformazione ? Cosa saremo ? Una nuova farfalla oppure un insetto sgradevole e ripugnante alla vista ? Proviamo a fare alcune considerazioni fuori dal coro, che tuttavia moltissimi lettori giudicheranno molto scomode, ma non per questo non veritiere. Il nostro paese sta cambiando in seguito a due sorprendenti mutazioni, la prima riguardante il fronte sociale e la seconda quello industriale. Partiamo dalla prima pertanto.  Il tessuto sociale italiano è iniziato a cambiare a seguito di due gradienti evolutivi che la maggior parte di tutti noi ha accettato con eccessiva leggerezza: una emancipazione femminile esageratamente controproducente che ha portato ad eccessi nel costume sociale e nella viat di tutti i giorni e l’ingresso senza alcun genere di controllo di etnie extracomunitarie disposte a tutto pur di migliorare il loro poverissimo stile di vita. Il primo gradiente ha causato la nascita di una fascia sociale (prettamente maschile) dai mezzi di sostentamento economici molto limitati: sto parlando di centinaia di migliaia di padri trentenni e/o quarantenni che sono costretti a pranzare alla Caritas o a ritornare dalla mamma in quanto il peso degli alimenti alla ex moglie rende impossibile una vita decorosa.

Questo chiaramente ha conseguenze economiche che adesso cominciamo appena a percepire. In meno di trent’anni la coesione della famiglia tradizionale italiana (che ha rappresentato uno dei punti di forza del nostro paese ed anche l’invidia che suscitavamo agli altri) si è, anno dopo anno, sempre più ridimensionata sino ormai al suo completo annullamento.  I matrimoni “drinkcard” sono all’ordine del giorno: tuttavia l’emancipazione femminile spinta all’eccesso è costata molto cara anche alla donna che vede ora nel maschio un partner demosciato ed insicuro, intimorito dall’idea di intraprendere una relazione seria, per le possibili implicazioni economiche in caso di default matrimoniale. Allora si preferisce piuttosto creare un circuito farlocco di relazioni ed effusioni sentimentali incentrate sulle disponibilità dei “trombamici” (uomini o donne che si rendono disponibili per rapporti sessuali a chiamata senza impegni e vincoli di natura sentimentale). Questo è avvenuto parallelamente in tutti i paesi occidentali, ma nel nostro gli effetti di questa devoluzione sono stati più incisivi: i bamboccioni che stanno a casa con la mamma per paura di un matrimonio che ti metta fuori combattimento fa parte di un pensiero dominante della nostra epoca. Non voglio esprimere giudizi: ma ognuno di voi giudichi se si viveva meglio all’inizio degli anni settanta oppure adesso, chiaramente in termini di stabilità e pianificazione familiare.

Il secondo gradiente ha invece permesso l’entrata di milioni di individui extracomunitari, con il solo scopo di offrire loro una occupazione (solitamente di manovalanza) mal retribuita: questo ha consentito a grandi aziende e gruppi industriali di sostenere minori oneri per l’attività manifatturiera ed al contempo ha abbassato copiosamente i livelli reddituali dei lavoratori italiani. Oltre a questa straordinaria opportunità economica per le maestranze operaie italiane, abbiamo dovuto assistere anche alla proliferazione di deliquenza e criminalità dilagante nelle nostre città. Tutto questo perchè l’integrazione (che non esiste di fatto) ci è sempre stata disegnata come una grande opportunità di crescita per il paese. A distanza di anni abbiamo visto solo crescere la delinquenza, la criminalità, lo spaccio di droga, lo sfruttamento della prostituzione ed il disagio di chi vive nelle città oggetto di insediamento da parte di queste etnie.

La seconda mutazione, quella che ci ha portato allo stadio pupale, riguarda invece la trasformazione del potenziale imprenditoriale ed industriale. Forse piu che di trasformazione si dovrebbe parlare della polverizzazione di quello che rimaneva. Il miracolo economico è scaturito perchè ci siamo messi a produrre e realizzare tutto quello che consumavamo, dalle automobili alle scarpe. L’attività produttiva era il cuore ed al tempo stesso la ricchezza del paese: creando posti di lavoro, generando gettito fiscale e producendo benessere. Da oltre cinque anni abbiamo intrapreso la strada opposta: smobilizzando le fabbriche ed importando da fuori quello che un tempo realizzavamo in casa nostra. Fermatevi un momento a riflettere la mattina quando vi alzate: dal rasoio ai vestiti, dal lavandino alle sedie del salotto, niente di tutto questo viene piu prodotto in Italia. Il che si traduce in milioni di posti di lavoro che mancano all’appello ed in miliardi di euro di gettito fiscale in meno. Da paese un tempo manifatturiero stiamo diventando un paese avventuriero. Non ho dubbi che cosa uscirà dalla crisalide.

Con il termine “sermone” si suole indicare un discorso di ammonimento e/o di rimprovero oppure la predica rivolta ai fedeli da un pastore protestante all’interno di una comunità cristiana. In Italia non piacciono i sermoni, nemmeno quando a farli è lo stesso Benedetto XVI. Stiamo vivendo un mese di profonda tensione finanziaria a causa del possibile default della Grecia. Quello che poteva sembrare impossibile due anni fa oggi è una realtà plausibilissima. Ritengo che anche a voler ascoltare un sermone su quello che potrà accadere, il tutto rimarrà come sempre inascoltato o mal apprezzato. Deltronde anche quattro anni fa mi derisero per quello che ipotizzavo sarebbe accaduto a livello planetario: gli stessi ora mi invitano ai talk show o mi chiedono di scrivere nel loro quotidiano.

L’escalation finanziaria non lascia molto all’immaginario: dopo Grecia, Portogallo e Spagna, toccherà all’Italia (e forse anche all’Inghilterra). Ho già avuto modo di scrivere sull’argomento, la domanda che tuttavia mi pongo ora è che tipo di Italia si troverà a reagire ad un momento infelice avendo subito una metamorfosi cosi radicale, tanto da non riconoscerla quasi più ? La perdita di coesione familiare unita all’incapacità di una coppia moderna separata di supportarsi a vicenda in un momento di ridimensionamento economico, la presenza di individui extracomunitari che sanno come arrangiarsi (a modo loro) quando la tal azienda delocalizza o fallisce, tutto questo difficilmente disegna un quadro di conforto sul come verrà affrontata l’uscita dallo stadio pupale per l’ormai defunto Bel Paese. Come ci raccontava Dante entrando all’Inferno: lasciate ogni speranza, voi che entrate.

http://www.eugeniobenetazzo.com/la_pupa_e_il_sermone.htm





Caffé Cinese e Bardi Giovani

15 05 2010

Clicka l’immagine per guardare il documentario di Reality via LA7.tv.

Il destino della mitica Bialetti e la meravigliosa storia della rinascita di Bardi in provincia di Parma, una vera città della speranza.

Ultimamente  sono piacevolmente sorpreso dalla qualità della programmazione di LA7: programmi come Reality, Exit Files e Atlantide spaccano.





Le diverse facce della crisi

24 03 2010

Clicka l'immagine per guardarlo su Reality , via La7.tv





Verso la risorgenza delle contraddizioni interimperialistiche?

20 03 2010

http://sollevazione.blogspot.com

di Moreno Pasquinelli

Dal turbo-capitalismo stiamo entrando nella fase agitata del turbo-disordine

Le due catastrofiche guerre mondiali ebbero come causa le “contraddizioni”, o meglio gli antagonismi “tra i briganti imperialistici”. Posta in palio: “il bottino della rapina ai danni dei popoli coloniali e semicoloniali”.
L’esito della seconda guerra stravolse le consolidate dinamiche geo-politiche mondiali. L’emersione dell’URSS come grande potenza, la quale veniva accompagnata all’avanzata dei movimenti antimperialisti e operai su scala internazionale, costrinse le potenze imperialistiche, vincenti e perdenti, a mettere da parte i dissidi e fare causa comune per non soccombere. Continuare a combattersi era oramai un lusso che i “briganti” non potevano più permettersi. Avrebbero fatto la fine dei polli di Renzo.
Bretton Woods, il Piano Marshall, la fondazione della NATO.
Avveniva un mutamento colossale della dialettica imperialistica. Si chiudeva la fase storica segnata dal peso centrale del conflitto interimperialistico, iniziava quella del connubio o sodalizio pan-imperialistico.
Ma la Santa Alleanza non poteva che registrare la nuova gerarchia. Gli Stati Uniti erano il primus inter pares o, per essere categorici, erano la potenza super-imperialistica al cui cospetto gli alleati europei e giapponese agivano, non senza soffrirne, come meri sub-imperialismi.

1989-91. Il crollo dell’URSS e il suo smembramento, lo scioglimento del Comecon e del Patto di Varsavia erano la spettacolare conferma a posteriori della correttezza della “svolta strategica unionista” post-bellica. L’URSS è stata battuta grazie al passaggio dalla discordia inter-imperialistica all’unità pan-imperialistica e che questa unità si fosse consolidata sotto l’indiscussa supremazia americana.
Ma questa storica vittoria sfociò in un parto gemellare che diede vita a due entità destinate ad entrare in rotta di collisione: il delirio di onnipotenza del super-imperialismo da una parte e, dall’altra, l’ambizione delle altre potenze imperialistiche ad emanciparsi dalla loro sudditanza o signoraggio.

Il grande “balzo in avanti” (ma all’insegna del capitalismo) della Cina, le straordinarie difficoltà scontrate dall’espansionismo americano, ed infine il sopraggiungere della crisi storico-sistemica hanno prodotto serie e profonde fratture nella Santa Alleanza sorta dopo la guerra e riacceso la contesa, che sembrava sopita per sempre, interimperialistica. I fattori di discordia tra i “briganti”, in linea di tendenza, stanno prendendo il sopravvento su quella della concordia frontista.

Il trentennio d’oro del turbo-capitalismo segnato dalla assoluta supremazia del capitalismo-finanziario-casinò rischia di degenerare in un generale turbo-disordine. Privi di una minaccia mortale davanti alla quale fare fronte comune e colpiti dalla crisi economica, i “briganti” hanno iniziato a bisticciare. Lo si può vedere dalle schermaglie crescenti di questi mesi, dalle divergenze sul come fare fronte alla crisi e sul come eventualmente venirne fuori. Nessuna cosiddetta “exit strategy” è neutrale, ognuna implica una scelta geopolitica-economica strategica, una determinata configurazione delle relazioni internazionali, ovvero una differente gerarchia e attribuzione di rango.

Prendiamo ad esempio, notizia di questi giorni, lo scontro in atto sulle regole da introdurre nei mercati finanziari che, come detto, non sono più solo un’epifenomeno metafisico dell’economia “reale”, ma l’universo sistemico nel quale le diverse economie fisiche orbitano come satelliti attorno al sole gassoso della finanza speculativa.

Un solco profondo divide gli europei continentali dagli USA e dalla loro filiale londinese. La UE vorrebbe approntare una direttiva sugli hedge fund, ovvero porre sotto controllo, se non proprio fare piazza pulita, quantomeno dei Credit default swap. L’asse transatlantico è entrato in fibrillazione. Gli inglesi, che per decenni si sono ingrassati grazie alla speculazione finanziaria, non ne vogliono sapere, nemmeno di regolare e porre sotto controllo politico il gioco d’azzardo dei derivati.

Il Segretario al tesoro USA  Timoty Geithner, che solo pochi mesi fa, sull’onda del big change obamiano tuonava fuoco e fiamme contro le grandi banche d’affari e i derivati, che «…non hanno eliminato il rischio. Non hanno posto fine alla tendenza dei mercati a crisi di follia e di panico. Non hanno eliminato la possibilità di fallimento di un qualunque grosso intermediario finanziario. E non hanno isolato il sistema finanziario dagli effetti di tale fallimento» (Vedi: L. Wolfe, «Collapse of carry trade would blow out financial system», Executive Intelligence Review, 10 marzo 2006); oggi, in pieno dietrofront, si erge a difensore degli hedge fund anglosassoni e accusa la UE, francesi in testa, di protezionismo, e di voler danneggiare gli interessi nordamericani.
Questo accade mentre Moody’s fa aleggiare la minaccia di downgrading sul debito, niente di meno, che degli Usa e del Regno Unito.
Altro che governance globale! siamo agli albori di un global clash.

Nel frattempo il Congresso americano sta spingendo Obama a condannare come “manipolatore di valute” Wen Jiabao, il quale ha risposto ovviamente picche alla richiesta di apprezzare il Renminbi, la qual cosa sarebbe effettivamente un harakiri dal punto di vista cinese, mentre la Casa Bianca non fa alcun passo verso la richiesta cinese di mettere ordine nel suo disastrato sistema finanziario e bancario (che fa coppia con quella europea di mettere fine al capitalismo-casinò dei derivati).

La crisi incrina anche l’asse carolingio su cui fa perno l’Unione europea. Lo si vede nelle rimostranze francesi verso i tedeschi, accusati di dopare il loro export a danno degli altri soci europei. Ma le tensioni franco-tedesche in seno all’Eurogruppo si stanno facendo serie sull’’idea tedesca della  costituzione di un Fondo Monetario Europeo (FME), temuta da Parigi perché nasconde la possibilità di far uscire dall’euro i meno virtuosi, ciò pur di mantenere l’egemonia del Marco sotto mentite spoglie (Euro).

E qui veniamo al dissenso nell’approccio alla gravissima crisi greca. Dopo mesi di incontri e roboanti proclami, resta che una soluzione europea concordata non viene fuori. Nessuna traccia del “Piano di salvataggio”. Anzi! resta che il soccorso europeo ad Atene se ci sarà, verrà solo se Papandreu venisse bloccato o travolto dalla protesta popolare e non riuscisse a promuovere nuove misure d’austerità (poiché è chiaro che quelle adottate sono solo un antipasto: la Grecia tra rimborsi di titoli di stato in scadenza, interessi sul debito e deficit deve raccogliere circa 55 miliardi di euro pari al 20% del Pil).
Non tutti sono d’accordo con la Merkel, che è disposta a sacrificare la Grecia sull’altare dell’egemonia e degli interessi tedeschi. Curiosa la posizione tedesca. La Germania non è solo il primo paese esportatore in Grecia, è anche il primo detentore dei titoli di Atene, ovvero il primo a perdere in caso di default del paese balcanico. Malgrado questo la Merkel, che sostiene Papandreu come la corda l’impiccato, dice di essere disposta ad aiutare Atene solo a patto che l’eventuale prestito (20 o 50 milioni?) sia erogato da tutti i 27 Stati membri della Ue o, come minimo, dalla cerchia ristretta dei membri dell’Eurogruppo (e che il tasso d’interesse applicato alla Grecia… sia congruo).

Tra i diversi effetti della sopraggiunta crisi c’è dunque la fine della fase in cui le potenze imperialistiche andavano d’amore e d’accordo sotto l’ombrello della supremazia americana. E la qual cosa non produce una spinta centripeta in Europa ma, ben al contrario, centrifuga.
Dal turbo-capitalismo stiamo entrando nella fase agitata del turbo-disordine.

http://sollevazione.blogspot.com/2010/03/dal-turbo-capitalismo-al-turbo.html#more





Chaos Economy – Eugenio Benetazzo

14 02 2010

Eugenio Benetazzo cercherà di fornire un quadro il più possibile esaustivo sullo scenario economico e macroeconomico che attende il nostro paese.

Chaos Economy – Il Dodo e il Made in Italy

Chaos Economy- L’Asiago del Wisconsin

La resa dei conti

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